13 dicembre 2018

An Empty Head - l'intervista di VivaMag

AN EMPTY HEAD bath

Giovedì 13 dicembre 2018 il Twiggy Café di Varese ospiterà il concerto di “An Empty Head”, nome dietro il quale si cela la musicista e cantautrice Nathalie Carlesso (Tin Toys, Little Creatures). Abbiamo avuto occasione di poterle porre qualche domanda e abbiamo scoperto che…

Ciao Nathalie, vuoi parlarci del progetto An Empty Head?
AN EMPTY HEAD è un progetto legato all’istante, al momento creativo, al racconto di quello che succede dentro e intorno a una testa vuota, a cui piace fare concerti e collaborare con altri musicisti, in questo momento con i “The Pikes” (i lucci, pesci di lago, ovvero Luca Gambacorta al basso e Ivan Schapira alla batteria).

Consideri questa nuova esperienza un’evoluzione del discorso portato avanti con le Little Creatures o è un approccio totalmente nuovo?
Sono passata dall’ukulele alla chitarra elettrica…

Di cosa parlano i “Phone Demos”?
I “Phone Demos” parlano, in ordine di riproduzione, di un vecchio riff di chitarra a cui non c’è molto da aggiungere a parte una frase ripetuta ‘sometimes i forget you are gone’, di un bel disegno su una tazza da tè in cui volevo tuffarmi per vagare fuori dalla scrivania al lavoro, di una critica al mondo virtualmente moderno, di un viaggio mattiniero sul treno che mi portava al lavoro quando stavo in Lussemburgo.

Quali sono le tue influenze musicali? Citami almeno due dischi fondamentali per te motivando la scelta!
“Sometimes i sit and think, and sometimes i just sit” (2015) Courtney Barnett, grande fascino per questa musicista Australiana, per i suoi testi incredibili e il suo sound post grunge. Mi ha portato a riascoltare i miei vecchi idoli (Nirvana) e a rinfrescare la mia passione per l’Australia. “Ocean Songs” (1998) dei Dirty Three, per rimanere in Australia, mi avevano completamente incantato la prima volta che li ho sentiti, un genere indefinibile ed emotivamente esplosivo.

Demo fatti con il telefono dicevamo… Cosa è cambiato da quando hai iniziato a fare musica sugli aspetti legati alla composizione e alla registrazione?
Sì, col telefono perché volevo fissare la freschezza della prima prova con la band e non suonava mica male! Anche la prima raccolta “Unripe Songs”, canzoni immature, sono registrate all’istante, appena nate e in modi non molto convenzionali. Una specie di diario un po’ irriverente del percorso di maturazione… Penso, con più convinzione di quando avevo iniziato, se quello che hai registrato ti piace perché attendere per farlo ascoltare? Gli ultimi sono i “Chestnuts Demos”, nessuna castagna per registrare (N.d.r. Ride!) ma solo un semplice microfono al centro della stanza.

Quali band italiane trovi interessanti in questo momento?
“Ropes of Sand”, travolgente e poliedrico duo varesino lacustre. “The Mechanical Tales”, band sperimentale friulana a suon di ‘tagli’ (bicchieri di vino in gergo udinese).

Ti è mai capitato di perdere qualche occasione in un ambiente dominato dalla presenza maschile?
No, peccato sia in prevalenza maschile però! Forse un po’ più di coraggio dalla parte femminile farebbe bene, in Italia soprattutto. E anche mischiare le due componenti, vedi Peter Kernel, Blonde Redhead, Sonic Youth, e tanti altri.

Quanto è importante per te il suono nel tuo modo di scrivere e suonare?
Molto importante. Ho un ampli Binson valvolare degli anni ’60 per la chitarra e spesso mi piace amplificare la voce con un piccolo ampli Park che la satura un po’. Mi piacciono i suoni caldi assieme a quelli secchi, conditi dai rumori dell’ambiente.

Cosa ne pensi della lingua italiana nella musica indipendente? E tu hai mai pensato di cantare in Italiano?
Penso che ogni lingua è bella, non è nient’altro che un insieme di note in fondo. No, non ci ho mai pensato.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Fare concerti, registrare nuove canzoni ‘immature’ e farle maturare, fare concerti, registrare nuove canzoni…

Vincenzo Morreale

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