13 dicembre 2018

Cacao Mental - l'intervista di VivaMag

foto Cacao Mental

In giro impazza una grande passione per la scoperta di un “neo genere”: la Cumbia. Ovviamente non parliamo della musica precolombiana della regione caraibica della Colombia ma di un mix di ritmi latini influenzato dalla musica occidentale. I milanesi Cacao Mental, in Italia, sono fra gli esponenti più significativi del genere. Capaci di miscelare un sound new latin al beat elettronico. Abbiamo approfittato della loro recente data varesina del 10 novembre alle Cantine Coopuf per porgli qualche domanda…

Ciao ragazzi, del vostro disco mi ha colpito questo mix perfetto fra suggestioni sudamericane e un certo tipo di world music. Volete raccontarmi in breve come mai la scelta di questo stile e di questo sound?

Grazie per il mix perfetto! Per noi è il punto di partenza di una ricerca di sonorità in cui ci sentiamo liberi di mettere tutto quello che è il nostro vissuto musicale. Di esperienze nella world music ne abbiamo fatta tanta e a lungo, Iasko e Pampa coi Figli di Madre Ignota, Iasko e Kit suonando mariachi, Iasko con gli Aretuska, tanto per citare gli episodi principali. Volevamo mettere insieme musica elettronica e Cumbia, e ci sono percorsi che si iniziano e ti portano lontano, creativamente parlando.

Chi è secondo voi il pubblico della Cumbia?

Dopo aver suonato su e giù per l’Italia, abbiamo visto persone e gente di ogni genere appassionarsi a quello che facciamo. Ci sono quelli che pensavano che la Cumbia fosse tutt’altro, fuorviati da quelli che sono i luoghi comuni sulla musica latino americana, e che ci scoprono. E la gente che balla, di ogni estrazione o età. il pubblico della Cumbia è tutti, perché la Cumbia è un linguaggio ritmico ancestrale, parla ad un orecchio interno che ha ognuno di noi.

Tornando al vostro disco su “La Tempesta”: avete qualche curiosità da raccontare ai nostri lettori?

“Para Estrañas Criaturas” è un disco che è stato cucinato in anni di ricerca, e fissato molto rapidamente. A volte si studia e si lavora di lima per mesi, e poi, come è successo in studio quando Davide Toffolo è venuto a cantare la Cumbia Triste del Futuro, nel giro di un pomeriggio febbrile ed esaltante, Kit ha spiegato a Davide il suo testo originale in spagnolo, lo hanno tradotto, adattato, e Davide lo ha cantato, e in una manciata di ore la canzone era finita.

Quale la vostra dimensione più congeniale? In studio o dal vivo?

Ci divertiamo tanto in tutte e due le situazioni. Sono modi di lavorare diversi, ci troviamo a nostro agio in entrambe le situazioni. Per noi sono due percorsi di ricerca differenti, dal vivo si cerca divagando e improvvisando, in studio si ricerca col microscopio e con un lavoro meticoloso e paziente. Sono due istanze dello stesso cammino.

Cosa ne pensate della nuova scena indipendente italiana?

Pensiamo che, oltre alla scena “Cumbiera” a cui apparteniamo e a cui siamo molto legati, ci siano artisti che trovano il modo di cuocere e costruire linguaggi personali che vanno molto oltre i limiti dei generi istituzionalizzati dalle etichette che ti appiccicano o che ci si appiccica per dovere promozionale e fra questi a noi piace tantissimo Miss Keta.

Cosa vi piacerebbe fare nel prossimo futuro?

Non solo ci piacerebbe ma lo faremo, nel prossimo futuro cercheremo di scrivere e di spingerci ancora più in là, faremo collaborazioni con altri artisti perché crediamo nello scambio e nel confronto, e cercheremo di suonare all’estero.

Una domanda politica: cosa ne pensate del risultato delle recenti elezioni in Brasile?

Come in Europa, vediamo che in frangenti storici impegnativi e incerti i proclami populisti vendono fin troppo bene. I risultati di una elezione democratica non si possono mettere in discussione, non rimane che sperare.

Cosa ne pensate invece del concerto di Varese appena passato?

Non ci aspettavamo una accoglienza così calorosa e partecipata. Pensavamo ad una bella serata, ma è stato davvero entusiasmante.

Vincenzo Morreale

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