17 dicembre 2017

Davide Gammon - L'intervista di VivaMag

Mancano davvero pochi giorni a venerdì 28 luglio quando, in occasione del Vivamag Day, Davide Gammon proporrà un live set estratto dal suo nuovissimo “Gospel Ep” fresco di pubblicazione. Abbiamo incontrato Davide per fare quattro chiacchiere e scoprire che…

Ciao Gammon, vuoi parlarci di te e del tuo nuovo disco?
Ciao, mi chiamo Davide Gammon. Sono miracolosamente sopravvissuto agli anni ’90 ma non chiedetemi come ci sono riuscito: non sono sicuro di saperlo spiegare… Scrivo canzonette non del tutto orecchiabili di matrice post-punk da molti anni. Ho fondato un paio di gruppi seminali che attendono la giusta consacrazione. Probabilmente dovrei inscenare il mio finto suicidio per poterla ottenere. Nell’intanto, ho pubblicato una serie di Ep solisti, l’ultimo dei quali si chiama “Gospel Ep”, quattro brani che trasudano passione per il blues, amore per la canzonetta vintage italiana anni’60, coretti doo-wop, chitarre in distorsione e beat sintetici da pranzo di matrimonio kitsch in pizzeria. Ebbene sì, ecco l’ennesimo capolavoro.

Rispetto al passato cosa è cambiato nel tuo modo di comporre e suonare?
In passato ho sempre suonato e cantato in gruppi formati da quattro/cinque elementi (il classico batteria-basso-due chitarre e microfono). Scrivevo le mie parti e poi litigavo lungamente con gli altri in merito a come dovessero essere suonate, registrate e presentate dal vivo (di solito era difficile trovare un accordo sulla tonalità di nero da indossare). Ora scrivo le mie parti e poi litigo lungamente con me stesso in merito a come debbano essere suonate, registrate e presentate dal vivo… Faccio tutto nel mio studio casalingo, ma non riesco a sopportare il mio stesso disordine!
Non ho mai perso la passione per le camicie vintage e la brillantina, però.

Sei stato in qualche modo influenzato nel tuo modus operandi dagli altri tuoi progetti come Hikobusha e Good Equipe?
Assolutamente sì. Ho perfezionato un’impareggiabile tendenza ad essere in anticipo sulle mode e in ritardo sui tempi. E viceversa.

Tu che sei “un figlio degli anni’80” cosa pensi che manchi alla nuova scena musica?
Penso che alla Musica di oggi manchi il coraggio per dichiararsi definitivamente orfana del mercato dell’intrattenimento, che risulta ormai in avanzato stato di decomposizione. “Sui direttori artistici e sui giudici di talent ci scatarro su”: ecco cosa dovrebbe finalmente esclamare l’artigiano! Negli anni Ottanta e Novanta il mercato sembrava così in buona salute che nessuno se ne preoccupava più di tanto… Così facendo, capitava di dedicarsi all’Arte. Oggi invece sembra più importante sponsorizzare Facebook a colpi di annunci che nessuno ricorda per più di due secondi. L’attenzione è diventata la moneta più preziosa, ma nessuno può più permettersela. Scusa, mi sono distratto… stavamo dicendo?

Qualcosa invece che ti piace e qualcosa che ti paice ancora di più perché negli ’80 e ’90 non c’era?
Adoro il fatto che, tramite Bandcamp, io non sia più costretto ad imporre a nessuno l’intero ascolto di un mio disco. Se ti piace UN SOLO mio pezzo, lo inserisci nella tua personale playlist e amici come prima. Più di prima. Non sprechiamo vinile, silicio o altri materiali: meglio la grappa fatta in casa!

Suonerai al VivaMag Day il prossimo 28 luglio, cosa porterai sul palco? Cosa ne pensi di questa manifestazione alla sua edizione numero zero?
Non vedo l’ora di esibirmi al meglio delle mie possibilità! Mi sono già messo a dieta e ho prenotato un trattamento completo con l’estetista di Iggy Pop. Sul palco trascinerò un groviglio di cavi, synth scassati, la mia chitarra Strato Squier vinta alla lotteria dell’oratorio, armoniche blues e il campionatore prestatomi da Bobby Solo. La partecipazione a questo festival chiuderà la parentesi estiva del mio Gospel Tour e non immagino una situazione migliore e più prestigiosa di questa per lasciare il segno sulla popolazione di Varese City, in vista delle date autunnali e dei nuovi lavori che ho già in cantina, pardon, in cantiere. VivaMag ha fatto tanto per noi musicofili nottambuli, in questi foschi anni di coprifuoco e noia televisiva: è ora di festeggiarla come si deve! Allelujah!

 

Vincenzo Morreale

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