19 giugno 2018

Edoardo Frasso: vademecum del perfetto Brenneke

Il prossimo venerdì 22 dicembre in piazza XX Settembre a Varese si alterneranno sul palco tanti artisti in occasione del primo “Varese Xmas Party – Associazioni e giovani in festa”. Abbiamo colto l’occasione per fare qualche domanda ad Edoardo Frasso, aka Brenneke, fra i protagonisti della serata.

Ciao Edoardo, vuoi parlarci sinteticamente del progetto Brenneke? Quando nasce e perché?

Ciao Vincenzo, ben ritrovato. Brenneke nasce qualche anno fa, era un po’ la mia versione di come dovevano andare le cose. Volevo crearmi una specie di universo parallelo, in cui potevo muovermi in uno spazio che fosse interamente mio, sia musicalmente che concettualmente. Ho rubato il nome a un archivista tedesco e molto lentamente ho lasciato che le cose facessero il loro corso. Poi quando non ho più avuto una band mi ci sono buttato a capofitto.

Dopo il primo Ep con “Vademecum del Perfetto Me” cosa è cambiato nella scrittura dei brani?

In entrambi i lavori ci sono canzoni scritte in un lasso di tempo molto lungo, alcune erano state lasciate a prendere polvere per anni. Credo che Vademecum evidenzi più un percorso musicale in toto che una selezione di canzoni, mentre l’EP era uno spaccato pop di quello che volevo fare. Mi sono accorto solo da poco che Vademecum ha pochissimi ritornelli, anche se non era esattamente una cosa voluta. E’ un disco che contiene anche alcune cose strumentali, divertissement elettronici, cambi di strada. Un immaginario in cui credo fortemente, tuttavia negli ultimi tempi mi è tornato l’interesse per la forma canzone.

Ti senti più “band” o pensi che quello che muova il tutto sia ancora il tuo contributo creativo?

Brenneke è nato così che potessi dare una mia visione, ma la mia visione finisce dove comincia quella degli altri. Soprattutto nell’ultimo anno mi sono accorto che il team di persone fantastiche con cui lavoro sempre più abitualmente è fondamentale. I musicisti che suonano con me dal vivo e che hanno suonato nel disco riconfigurano tutte le mie intenzioni in qualcosa di reale e vivo. Mi sento un solista, ma sento che ho bisogno di tutti loro per mettermi a fuoco.

Quali sono i tuoi ascolti? Facciamo i primi cinque album che ascolti a rotazione in auto…

E’ un po’ di mesi che ascolto sempre le stesse cose. Gli ultimi dischi passati nella mia auto sono l’ultimo dei War On Drugs, Epoch di Tycho, Cloud Nine di Kygo, un sacco di album di Ryan Adams e l’ultimo degli U2 che è un discone.

Cosa ti piace e cosa ti piace meno della scena musicale nazionale?

Mi piace che è viva e vegeta e sempre meno rivolta verso sé stessa. Dieci anni fa era tutto totalmente, completamente diverso. Oggi la scena indipendente non ha paura di prendersi la sua visibilità agli occhi di tutti, è varia, brulicante ed è composta da persone che la prendono molto seriamente.
La vedo giusto un po’ distaccata dai tempi che viviamo. Ci sento una certa diffusa rassegnazione, mentre penso che avrebbe tutte le carte in regola per diventare un faro. Non parlo di canzoni di protesta o banalità del genere eh, parlo proprio di pensarsi in un certo modo in quanto artisti in questo mondo e in questa società. Mi sembra che manchi un po’ quella voglia.

Pensi che il rock sia morto?

Per me il rock è la capacità che ha avuto la musica di scatenare immaginari e creare ispirazioni senza ricorrere alla nostalgia. Il “Qui ed ora”. Non credo sia morto quell’atteggiamento, si è evoluto e si sta evolvendo, anche in Italia.

Cosa ti ha influenzato di più nel tuo percorso artistico?

Forse sono sempre gli amori musicali dell’adolescenza che ti segnano di più.

Che progetti hai nell’immediato futuro?

Come sai venerdì sera suonerò a Varese con i Giorgieness, sarà un concerto chitarra voce e effetti vari. E’ la prima volta da tanti mesi e non vedo l’ora.

E a lungo termine?

Sto lavorando a un nuovo disco e a una nuova fase di questo progetto. Il 2018 sarà un anno incredibile.

Vincenzo Morreale

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