15 novembre 2018

Gwenno - L'intervista di VivaMag

gwenno

Lo scorso giovedì 4 ottobre siamo stati al Fabrique di Milano in occasione del tour degli Suede accompagnati dalla bravissima Gwenno. Abbiamo avuto modo di porle qualche domanda poco prima del suo fantastico live set. Ecco cosa ci ha risposto.

Hai scelto liberamente di scrivere un intero album in cornico, una lingua antica, quasi dimenticata; cosa spinge un’artista come te a questo tipo di approccio?
Semplicemente perché è la mia lingua madre, quindi la parlo sin da quando sono nata, ed è molto interessante da usare, in particolare perché non viene parlata da un gran numero di persone. Dal punto di vista sonoro risulta singolare, potendo fare uso di suoni atipici, magari meno familiari, ed è un bene soprattutto quando cerchi di scrivere delle canzoni. Penso sia molto più difficile doverle comporre in una lingua che tutti utilizzano spesso, così credo sia molto più semplice farlo in una lingua parlata da meno persone. E’ come scoprire un nuovo colore… E’ un insieme di fattori, a dire il vero: sono anche molto interessata al fatto che si parlino moltissime lingue diverse e non sai mai chi ne sia a conoscenza. Ci sono così tante lingue in Europa e nel mondo, e si tende a fissarsi su quelle principali, specialmente nella musica pop. Penso che non debba essere necessariamente così, perché la musica è la musica, e la lingua non conta quale sia.
Nei tuoi brani c’è qualcosa che ti riguarda, intendo, personalmente
Sì, credo di essere molto autobiografica, nel senso che tendo a concettualizzare le cose. Ma canto meno della vita quotidiana e l’ho capito quando ho iniziato a scrivere canzoni sulle cose a cui tengo. Prima di allora provavo a scrivere canzoni d’amore e non ero molto brava: non mi interessano molto i noiosi problemi di coppia. Semplicemente non ero interessata, mentre quello che attira di più la mia attenzione è “chi c’è al governo?” e “come possiamo fare qualcosa a riguardo?”. Sono più interessata al sociale che alla socialità. Ma è una cosa personale, penso solo di dare il meglio in questo. Ci sono persone che sono estremamente brave a scrivere canzoni d’amore, ma io non sono tra queste.
Le Kov significa “il posto della memoria”. Come nasce un progetto di tale portata, che cerca di proteggere e conservare un linguaggio ormai poco utilizzato?
Non saprei, non è stata quella la mia motivazione a dire il vero. Penso che sia stato soltanto perché quella era la lingua che avevo, ed ho pensato di utilizzarla perché non l’avevo mai fatto prima. La sfida era provare a scrivere in un’altra lingua, e non ci ho dato troppo peso, anche se io non vengo dalla Cornovaglia. Quindi mi sono detta, tipo, “Non vengo dalla Cornovaglia, ma dal Galles, però parlo la lingua cornica”. Questi paesi sono storicamente molto legati tra loro, come anche le loro lingue. Non è stato qualcosa a cui ho pensato, semplicemente è un argomento interessante per me e una fonte di ispirazione più che altro.
Le atmosfere contenute nel tuo disco evocano indubbiamente le tue origini, la tua appartenenza; come veniva considerata la donna nella storia cronica e che ruoli rilevanti avrebbe potuto ricoprire?
Ha più a che fare con il ruolo della donna all’interno della lingua, in verità, perché credo che l’ultima madrelingua fosse una donna del XVIII secolo. Sul resto non saprei, non sono sicura. E’ una domanda impegnativa…
È la prima volta che suoni in Italia? Cosa ne pensi del pubblico italiano e di questo paese?
L’Italia è meravigliosa ovviamente. Inoltre è completamente diversa a seconda del luogo in cui ti trovi. Quello che mi affascina è appunto il fatto che sia una nazione giovane, cioè non è stata “Italia” per lunghissimo tempo, quindi ogni luogo è un luogo differente. Sono stata ad Udine, che è un posto totalmente diverso dagli altri che ho visitato in passato. Credo sia questo l’aspetto che trovo affascinante dell’Italia.
Stasera suonerai in apertura al concerto dei Suede, cosa pensi della band e del movimento Britpop?
Beh, penso che gli Suede siano andati oltre il Britpop, perché erano diversi dal resto del movimento. E’ una cosa strana quella che è successa all’epoca. Comunque è davvero un onore, loro sono stati così gentili e generosi con noi, stiamo imparando molto da loro ad ogni concerto e c’è sempre un altissimo “livello di energia”. Siamo onorati del fatto che ci abbiano invitati a seguirli in tour. Si impara così tanto a suonare con gruppi migliori e più grandi di te, è fantastico!

Melo Sarnicola

Si ringraziano Spin Go!, Noemi Bolis e Tiziano Galli per la traduzione.

Article Tags