22 gennaio 2019

I Hate My Village - I Hate My Village

Artista: I Hate My Village
Album: I Hate My Village
Voto: 8/10
Etichetta: La Tempesta International

Dopo i convincenti Dunk, un’altra superband è pronta ad affacciarsi sul mercato discografico: si tratta degli I Hate My Village. Anche in questo caso la line-up del gruppo è composta da soli “pezzi da novanta”, a iniziare dal chitarrista Adriano Viterbini (Bud Spencer Blues Explosion), passando per il batterista Fabio Rondanini (Calibro 35) fino ad Alberto Ferrari, storico frontman dei Verdena.
Le nove tracce che compongono l’album rappresentano un tentativo di esplorare il groove nelle sue variegate sfaccettature espressive, partendo da una passione condivisa: la musica africana.
Tony Hawk of Ghana apre le danze, ed è la sintesi perfetta del sound della band: energici riff di chitarra dal sapore blues, incalzanti ritmi tribali e una spruzzatina di elettronica. A seguire, la strumentale Presentiment, che non deluderà i fan dei Black Keys, e la ritmata, dalle melodie afrobeat, Acquaragia. Location 8 è la traccia più sperimentale dell’intera opera: propone un’architettura essenziale, ma non per questo meno energica. In Tramp, si prosegue con la sperimentazione attraverso un utilizzo ben calibrato dei synth, che arricchisce, nel complesso, l’arrangiamento della canzone senza snaturarla troppo.
Fare un fuoco è il punto più alto di questa pubblicazione in cui spicca una fragorosa chitarra distorta sorretta da cori festosi. Fame delinea un netto cambio di rotta verso atmosfere più cupe e malinconiche, rese quasi spettrali dalla vocalità di Alberto Ferrari.
Bahum inizialmente segue l’incedere del brano precedente, per poi concludersi con un vorticoso climax fatto di percussioni elettroniche unite a frenetici riff di chitarra. L’assolo di Viterbini in I Ate my village è pura dinamite, una scarica di pura energia che conclude la raccolta nel migliore dei modi possibile.
Questo lavoro testimonia come partendo da una radice musicale comune sia possibile creare un amalgama capace di unire sonorità solo apparentemente distanti, ma che possono coesistere in armonia.

Matteo Grieco

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