11 dicembre 2018

Monolithic Elephant - Monolithic Elephant

Artista: Monolithic Elephant
Album: Monolithic Elephant
Etichetta: Autoprodotto
Voto: 7.5/10
Un sound oscuro, momenti ambient e psichedelici e tematiche sacrificali. Questi sono gli elementi che caratterizzano l’album di debutto omonimo del trio milanese Monolithic Elephant. Nati nel 2014, grazie a Andrea Ravasi (chitarra, voce), Alessandro Riva (basso) e Santo Carone (batteria), i Monolithic Elephant vedono nel nuovo lavoro l’unione di differenti generi, dal rock psichedelico, all’alt rock, passando per lo stoner e giungendo nei territori sperimentali dell’ambient e del prog.
Moloch, la opening track, è immersa in un’atmosfera oscura ed eterea, ma allo stesso tempo carica e compatta. La voce sabbathiana colpisce particolarmente, per i suoi effetti e per la capacità di unirsi armoniosamente alla musica.
The Unbaptized And The Virtuous Pagans Pt. I e la successiva Pt. II, possono essere considerate un’unica suite di ben 30 minuti, con la quale si entra nel vivo dell’album. I tre musicisti passano abilmente da un genere all’altro, ma tenendo sempre quell’atmosfera psichedelica che li caratterizza. A metà circa della prima parte, un breve riff di chitarra, cori spettrali e un piano in lontananza si succedono per creare uno dei momenti più interessanti di tutto l’album.
I suoni distorti e dissonanti di Drawing Minds, accompagnati da una voce alla QOTSA, riportano il trio ad un sound più classico e meno sperimentale, senza però annoiare. Con Carnival Of Soul il sound torna cattivo e i ritmi serrati. Tra cambi di tempo improvvisi e una chitarra isterica trascinata dal ritmo incessante, il trio dà prova di sé, dimostrando di saper lavorare anche la materia più hard. La band chiude con Spleen Mountain’s Giants, un brano nostalgico, sinfonico e dai ritmi rilassati. La pausa psichedelica con questa chitarra riverberata alla Pink Floyd, mostra il lato più elegante di tutto l’album.
Noemi Bolis

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