21 ottobre 2018

Ruggero de I Timidi - l'intervista esclusiva di VivaMag

Ciao Ruggero, fra pochi giorni sarai sul palco della Festa del Rugby Varese 2018. Vuoi raccontare in due parole la tua musica ai pochi lettori che ancora non ti conoscono?

Cerco di colmare le lacune stilistico espressive lasciate dagli altri cantanti di musica leggera spesso ancora alle prese con “sole cuore amore”, “io amo lui che ama lei” e via discorrendo.
A volte se non si ha qualcosa da dire è meglio stare zitti, come Young Signorino che infatti ha successo mugolando. Giusto così.

Il tuo nome “Ruggero de I Timidi” evoca l’era del beat e dei “complessi”. Questo si sente inequivocabilmente anche nella tua musica. Ma come mai proprio “de I Timidi”?

Era il nome del primo complesso con cui mi esibivo. In realtà non siamo mai andati oltre la sala prove proprio per la loro timidezza. Un po’ si vergognavano forse dei testi delle mie canzoni.
Alla fine io, essendo il più spavaldo della compagnia, ho continuato la carriera musicale e ho tenuto il cognome “de I Timidi” in onore a loro.

Sono passati diversi anni dalla pubblicazione di quel vero e proprio fenomeno di “Timidamente io”. Cosa è rimasto di quello “tzunami”?

E’ rimasto un brano che è diventato subito un inno generazionale sulle orme di “Albachiara” di Vasco, “Certe Notti” di Ligabue e “Tappeto di fragole” de I Modà, miei competitor.
Sono ancora stupito di come tutti la cantino ai concerti, spesse volte con l’accendino, la cui fiamma però viene immediatamente spenta, e non per l’intervento dei Vigili del Fuoco.

Cosa vuoi raccontarci di “Frutto Proibito”? (del disco o della “categoria”, come preferisci)

Posso dirti che ormai quel disco sta arrivando all’età delle milf a cui è dedicato. E’ ora di tornare in studio e concepirne un altro. A settembre uscirà.

Cosa ne pensi del massaggio romantico? Il vero romanticismo per Ruggero che cos’è?
Del massaggio romantico posso dirti bene poco, tutti quelli a cui volevo andare sono stati chiusi. Rimane il romanticismo però, quello non ce lo possono portare via.

Qualche anno fa ad un tuo concerto ho comprato una simpatica saponetta. Come ti è venuto in mente di realizzare uno dei più originali gadget in circolazione?

La nostra mission come azienda (parlo di Produzioni Timide, di cui sono CEO) è sorprendere il pubblico e stupirlo con nuove trovate. Da qui l’idea della saponetta, gadget indispensabile per tutti gli amanti del Maestro Ivo e della sua versione particolare di Miserere. Ma quest’anno sono andato oltre presentando a Vinitaly il mio vino: il Rougero. A metà strada tra cabernet e merlot, lo strumento indispensabile per passare notti romantiche e, grazie ai 14 gradi e mezzo, anche un po’ birichine.

Cosa ne pensi dei rapporti padre-figlio di oggi?

Che mi sembrano più sereni di un tempo e con un maggior grado di comprensione… anche se a volte non si sa qual è il padre e quale il figlio. Vedo cinquantenni giovanili e giovani già vecchi dentro, e non solo per un problema di barbe troppo lunghe.

C’è un mio amico architetto che spesso sotto la doccia dice di avere pensieri intriganti. Secondo te posso dirgli che è tutto a posto?

Si.

90 special (programma con Nicola Savino andato in onda su Italia 1 questo inverno) è un bel modo per rievocare gli anni’90 o è solo tanto nostalgia?

Essendo fan di Al Bano e Romina posso dirti che la Nostalgia Canaglia vince sempre è uno dei sentimenti più puri che c’è, basta non abusarne. Parlo soprattutto per i giovani.

Cosa dobbiamo aspettarci al tuo concerto di Varese?
Le solite cose: salgo sul palco e canto le mie bellissime canzoni con la mia fantastica band. E’ un’emozione che si perpetua immutabile ad ogni concerto ma è sempre nuova!

Vincenzo Morreale

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