19 luglio 2018

The Heart and the Void - The Loneliest of Wars

the heart and the void

Artista: The Heart and the Void
Album: The Loneliest of Wars
Etichetta: Le Officine
Voto: 9/10

Il primo ascolto ha sancito una nota decisamente positiva, senza che fosse messa in dubbio, senza che potessi tornare sui i miei passi e cambiare versione. Enrico Spanu merita rispetto; merita la giusta attenzione che, in passato, siamo stati disposti a riservare soltanto alle icone classiche, quelle blasonate ed intoccabili. The loneliest of wars, disco d’esordio di The heart and the Void, rispecchia l’animo gentile di chi ama profondamente la propria Terra. Siamo lontani dal campanilismo, a volte scontato, messo alla berlina con troppo qualunquismo fastidioso, deleterio. Quest’album dal sapore internazionale, avvicina sì il folk e il country, ma contiene una ricetta straordinaria di acoustic ballad, decisamente rock, che amo particolarmente e che, inevitabilmente, associo alla fine degli anni ‘90. Hard times coming è lo starter, una partenza senza movimenti, un rock’n’roll lieve, ma incisivo. Aaron Lewis, cantante degli Staind, incise un disco solista: probabilmente è questo il paragone migliore che riesca ad associare, ascoltando la open track. A heart like a graveyard, House by the sea e Through the streets of this town conservano l’impronta indelebile dei riff acustici, leggiadri, che accompagnano con andamenti sinusoidali, il normale svolgimento dei brani. Insomma, in questo disco c’è tutto quello che, personalmente, manca alle ultime generazioni di musicisti: l’immediatezza del piacere, l’ascolto diretto, il gusto per il “bello”. Infatti, l’attesa non viene mai smentita, mai delusa; ogni canzone presenta identità proprie, che non stancano, anzi, arricchiscono una nostalgia, per orecchie raffinate, colte. Me and Ethan è la Rockin’ Chair degli Oasis, una dinamica B-side, suonata  con tutta la leggerezza del miglior britpop. Cosa aggiungere? Meraviglia.

Melo Sarnicola

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