22 gennaio 2019

TRAVOLGENTE TRAVIATA!

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La Violetta di Silvia Priori apre il Festival con un inno all’amore

Il 1 giugno il Festival Terra & Laghi 2017 ha aperto le danze al Teatro Openjobmetis di Varese, portando in scena una “Signora delle Camelie” moderna e accattivante impersonata da un’emozionante Silvia Priori, questa volta nei panni di Violetta. Così come Carmen e Butterfly, che compongono la trilogia Teatro Opera di Teatro Blu, anche Traviata ha come protagonista una donna forte e passionale. Queste tre donne, pur appartenendo a culture diverse e lontane tra loro, portano un forte messaggio di indipendenza, passione ed interculturalità, alcuni dei valori che il Festival Terra e Laghi vuole condividere sul nostro territorio, promuovendo la coesione sociale e veicolando messaggi di libertà.

Protagonista indiscusso dello spettacolo è il contrasto tra l’Amore e la paura di esso, tra la superficialità vana della “Parigi bene” (metafora del mondo di oggi) e le vere emozioni, tra la vita e la morte. Il tutto efficacemente comunicato attraverso scenografia e luci.
Unica attrice sul palco, accompagnata solamente dalle apparizioni della brava soprano Kaoru Saito (viva rappresentazione della sua interiorità) Silvia Priori trasporta il pubblico nella storia struggente e tragica di Violetta ed Alfredo. Passando dalla terza persona narratrice alla prima persona, Violetta dialoga con sé stessa e con i vari personaggi che talvolta rispondono attraverso l’orchestra di Ottoni Brass Band 96 di Bergamo e del Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, diretta dal Maestro Gianmario Bonino.

L’opera inizia con l’ombra di Violetta, elegante silhouette proiettata su uno dei cinque veli bianchi che scendono dall’alto e che, durante la storia, alternano il valore simbolico di “prigione” e barriera alla leggerezza e purezza di un delicato sentimento liberatorio.

La Parigi che appare sulla scena è quella superficiale e vuota delle feste sfarzose e delle sterili relazioni tra persone senz’anima, ben simboleggiate dai manichini sparsi per il palco e dalla bambola che Violetta spesso prende in braccio, suo alter ego in questa prima parte dello spettacolo: bella, elegantemente vestita, ma senza vita ed emozione. Le luci virano sul viola ed il rosa: la sensazione è quella di un fermo immagine plastico, stantio, una casa delle bambole senza ossigeno. Ed è proprio in questa superficialità che Vioeltta si rifugia per colmare il suo “vuoto d’amore”, l’assenza del sentimento. E’ il trionfo del contorno senza la sostanza, dell’apparenza senza l’anima.

Il cambiamento arriva nel momento in cui Violetta incontra Alfredo: dopo un dialogo di Violetta con sé stessa, dove cerca di convincersi dell’inutilità dell’Amore, ecco abbassarsi le luci. L’atmosfera diventa più “reale”, scompare il colore violaceo della finzione che viene sostituito da un semplice controluce. Paradossalmente le luci si spengono ma si accende la “vita” nel personaggio, che cede e si lascia trasportare dall’istinto e dalla vera natura delle emozioni.

In questa seconda parte, Silvia Priori ci mostra una nuova Violetta, che si smuove dalla plasticità iniziale e diventa sinuosa, danzando e lasciandosi contagiare dalla musica. Mentre la sua interiorità, ancora una volta rappresentata da Kaoru Saito, si esprime cantando sulle arie di Verdi, Violetta “cambia pelle”, portando in scena numerosi abiti bianchi. Passando da uno all’atro con eleganti passi di danza, emerge come il personaggio stia cercando una propria identità: una ricerca per trovare sé stessi che può avvenire solo grazie all’amore. Il culmine arriva con l’abito più bello che scende dall’alto, tra organza e petali, simbolo forse di quel matrimonio felice che per la protagonista non arriverà mai e rimarrà solo una speranza, un sogno nel cassetto. Non a caso questo abito resterà in disparte sulla scena, non indossato.

Verso la fine, vediamo salire tutta la drammaticità della storia, accompagnata da un climax recitativo della protagonista, nella quale comincia a degenerare la malattia e la consapevolezza della propria fine. Le ultime parole di Violetta “molto ti sarà perdonato perché molto hai amato”, portano verso l’epilogo dello spettacolo, lasciando trasparire quello che è il chiaro messaggio che arriva allo spettatore: un inno all’amore e alle emozioni che, nonostante non abbiano sempre un esito positivo o un finale da favola, ci rendono vivi e vanno oltre la morte.

Roberta Colombo

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