1915 – 2015 – Cent’anni del teatro sintetico

Cento anni fa un grande genio del nuovo secolo nascente scrisse un manifesto del Teatro Futurista, chiamato «Teatro Sintetico», che metteva al centro brevi azioni teatrali, mescolando a caso elementi provenienti dal reale con l’intento di rivoluzionare il teatro contemporaneo definito eccessivamente psicologico e statico, nonché ammuffito ed in qualche modo troppo neutralista.

Marinetti cercò di proporre uno stile dinamico, nato da una forte improvvisazione fulminea, legato alla sua forte intuizione alogica ed irreale. Questo stile permise di far nascere opere di pochi minuti, contenenti poche parole, con minimi gesti capaci di rappresentare fatti e simboli.

In Il teatrino dell’amore, per esempio, si assiste a un dialogo tra un buffet e una credenza.
In Le basi, in scena appaiono solo i piedi degli interpreti. I dialoghi, d’altro canto, erano ridotti al minimo ed il monologo era affidato piuttosto ai suoni, ai ritmi, alle luci, agli oggetti in scena.
Si trattava di una serie di combinazioni a caso che non complicarono la tradizione teatrale europea, ma diedero una spinta alla disgregazione delle strutture tradizionali, intervenendo nel rapporto tra realtà e finzione, tra pubblico e scena. Da una parte si creavano invenzioni ed effetti spettacolari determinati dalla luce e dalla scenografia, e dall’altra una fruttuosa contaminazione tra teatro e comicità, incarnata in figure di attori creatori di macchiette, come il grande Ettore Petrolini dalla comicità beffarda e surreale.

Oggi sappiamo che il teatro in generale, ma in particolare quello per l’infanzia, è figlio di questo inventore della drammaturgia europea del secolo scorso, poiché è stato capace di innovare la scena con coraggio, evitando la moltiplicazione del teatro tradizionale.

Martin Stigol

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