Albionics – L’intervista di VivaMag

Ciao ragazzi, da quanto suonate insieme? La vostra formazione è cambiata in qualche modo nel corso del tempo?

Gli Albionics nascono nel 2008 come gruppo alternative rock, da subito iniziano a comporre canzoni originali (ma non troppo) in lingua inglese. Nel 2012 decidiamo di abbandonare la terza persona plurale in seguito a un cambio di formazione (da 4-4-2 a 4-5-1) e iniziamo a comporre canzoni in perfetto volgare toscano.

Come descrivereste il vostro genere?

Sembra una domanda facile, lo chiedono sempre tutti e non sappiamo mai cosa rispondere, spesso ci svegliamo nel cuore della notte urlando: “Qual è il nostro genere musicale?”. Andiamo per esclusione: nonostante l’impegno possiamo ritenerci esclusi dalla musica colta, non possiamo dirci musicisti pop visto che siamo perlopiù sconosciuti e non facciamo musica folclorica perché non sappiamo cosa significhi. Siamo indie perché nessuno ci caga, jazz perché non capiamo neanche noi cosa suoniamo, humour perché facciamo ridere, drum and bass quando non ci presentiamo tutti, ska perché basta avere la tromba per esserlo, punk quando alziamo troppo la voce, meditative quando tra un brano e l’altro passa una mezz’ora…

Durante questo tempo quanti lavori avete pubblicato?

Durante questa mezz’ora? Innumerevoli! Invece meno recentemente abbiamo pubblicato un album, Natante Volante, nel 2013 e successivamente due singoli: Natale Induttivista e sempre nel 2013 e Rubinetti Psichedelici nel 2015.

Parliamo del vostro ultimo video ufficiale, uscito nel 2015, ovvero Rubinetti Psichedelici, da dove nasce l’idea di questo video? Chi ha contribuito alla sua realizzazione? 

L’idea della canzone nasce da un intenso incubo che feci quell’anno: dei loschi individui stavano versando una grande quantità di LSD nell’acquedotto di Varese e nessuno poteva fermarli! Mi svegliai di soprassalto e andai in bagno per bere un po’ di acqua fresca, dopo essermi calmato ebbi una folgorazione e scrissi così la canzone “Rubinetti Psichedelici” quella notte stessa. Il mattino successivo sentii bussare alla mia porta, andai ad aprire e trovai Roman Polanski sull’uscio di casa, invitai il regista a bere un caffè e lui accettò volentieri. Dopo la colazione mi porse il giornale appena acquistato, non potevo credere ai miei occhi: uno degli articoli riportava la minaccia, mandata da un gruppo di terroristi al quotidiano, di versare LSD nell’acquedotto di Varese! Dunque il mio incubo era stato premonitore (per gli scettici, ecco l’articolo di giornale: http://tiny.cc/giornale).
Feci ascoltare a Roman la canzone che avevo scritto quella notte e lui ebbe un’idea: “Possiamo usare questa canzone per avvertire la popolazione di non bere l’acqua del rubinetto, ma per diffonderla più efficacemente sarebbe meglio pubblicarla insieme a un videoclip”. In quel periodo Polanski stava lavorando a uno dei suoi film, ma prese un giorno di ferie e in sole 24 ore ci aiutò a realizzare il video di “Rubinetti Psichedelici” che pubblicammo poco dopo. Purtroppo dopo la nostra collaborazione non ho più rivisto Polanski, ma tengo sempre da parte un po’ di caffè e qualche brioche al pistacchio nel caso passi a trovarmi.

Quali sono le vostre influenze principali? Sia per quanto riguarda la composizione che l’attitudine sul palco? 

Ci ispiriamo a grandi artisti del calibro di: Deep Purple, Queen, Elio e le Storie Tese, Phil Collins, Gigi D’Agostino ed Emanuele Filiberto di Savoia. Invece per l’attitudine sul palco i nostri modelli sono Richard Benson e Mauro Repetto.

Come vivete le esperienze live e il rapporto con il pubblico? 

Quale pubblico?

C’è stato un live dove avete suonato che sicuramente non dimenticherete? 

Indimenticabile un nostro concerto del 2013 al King’s Cross di Varese, locale pieno, spettatori pure, buona esibizione e discreti anche i gamberetti in salsa cocktail. Ma fu ancora più memorabile per il nostro fonico, che quella sera abbandonò tutti i suoi averi per convertirsi a vita monastica.

Citatemi un album a testa che è stato fondamentale per la vostra formazione musicale. 

– L’album bianco dei Beatles
– A Night at the Opera dei Queen
– Qualsiasi album di Vasco Rossi degli anni ‘80
– Tutti i vinili di Fausto Papetti. Le copertine…
– L’album fotografico delle mie nozze
– Il primo album di figurine dei Pokemon

Da dove ha origine il nome del vostro gruppo “Albionics”?

Da Albiolo, ridente comune della provincia di Como (2730 abitanti, codice di avviamento postale 22070, prefisso telefonico 031), nonché nostra patria spirituale. Il 9 luglio del 2016 abbiamo coronato il sogno della nostra vita suonando all’annuale Festa Popolare di Albiolo.

Chi è tra voi a scrivere i testi? Da dove viene l’ispirazione per voi?

Quasi tutti i testi ci vengono dettati da Harvey: un coniglio di forma umanoide che ci appare dopo aver bevuto acqua di rubinetto.

Come vivete la scena musicale a Varese?

Bene! Ci sono alcuni gruppi interessanti che propongono musica originale: Plankton Dada Wave, Delta, Inferno Progressivo, Numa Sosa and the Guachos (questi ultimi purtroppo non sono più in attività, almeno non in questo emisfero). Ciononostante è sempre bello andare in un locale il sabato sera per ascoltare l’ultima tribute band di Ligabue o Vasco Rossi.

Quali sono i vostri progetti per il futuro? 

Sopravvivere!

 

 

Sara Ferraro 

 

Un pensiero riguardo “Albionics – L’intervista di VivaMag

  • 20 Aprile 2017 in 23:51
    Permalink

    Albionics sempre sul pezzo…i numeri uno del globo terracqueo! è stato un onore combattere con voi sul palco di Mornago! Un giorno i tacchini avranno il sopravvento e noi il posto che ci meritiamo nel panorama musicale (e non parlo di quello riservato agli invalidi di guerra o agli anziani)

    Risposta

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