Arizona Parker – l’intervista di VivaMag




In una recente intervista ha evidenziato la sua decisione di distinguere l’artista dalla persona reale, quindi dividere Arizona Parker da Giorgia Carena. Come mai?
Sono una fotografa professionista, da molti anni, e dirigo una scuola di musica. L’idea era evidenziare che la musicista è altrettanto importante da meritare un nome tutto per sé. E poi Arizona e Giorgia sono, per certi aspetti, due persone distinte, ovviamente entrambe reali…

Questa scelta di dividere artista-persona reale ha influenzato anche il nome dell’album “Confused Songwriter”?
Il nome dell’album è nato molto prima della decisione di acquisire un nome d’arte, ma Arizona certamente è più confusa di Giorgia. Sapete: si fa un sacco di domande senza trovare risposte.

L’album si compone di soli brani inediti. Quali sono state le sue fonti d’ispirazione?
I brani sono stati tutti scritti da me tra il 2010 e il 2018. Queste dieci tracce inedite sono il frutto di una selezione accurata. Pensate che una canzone è stata scartata all’ultimo minuto, dovevano essere undici.
Sono molto produttiva, in soli otto anni ho scritto materiale per fare almeno tre dischi. E le mie fonti d’ispirazioni sono varie: viaggio per lavoro, quindi entro in contatto con realtà diverse in tutto il mondo, leggo e scrivo moltissimo e naturalmente fotografo, quindi indago l’animo umano. Non dimentichiamo la mia esperienza di vita alle spalle.
In un certo senso, però, il dolore, l’assenza, i rapporti umani, i sogni infranti, sono le fonti alle quali attingo con maggior spontaneità. Credo che sia una costante nella vita di chiunque, che va analizzata e re-incanalata diversamente, in modo positivo e costruttivo. Del resto non è questo il senso del rock’n’roll? Far sembrare possibili i tuoi sogni?

Le sue canzoni parlano delle relazioni umane sotto diversi punti di vista. Può parlaci di qualche traccia tra le più significative?
Trovo molto efficace What U R. Nel testo volevo parlare delle responsabilità di un rapporto che finisce. Di come spesso chi non vuole andare via, quindi in apparenza la persona più debole, finisce con l’essere la causa del proprio abbandono. E di come la persona che vuole andare via, avrebbe bisogno di così poco per restare. Il finale svela all’ascoltatore attento questa proposta: I will be a light forever, if you tell me now or never… ma lui/lei non risponde.
Dal mio punto di vista è chi se ne andrà quello/a coraggioso, perché non è facile per niente trovare la forza di cambiare e ricominciare, lasciando l’ipocrisia di un rapporto finito. E’ più facile restare nel tran-tran, nella comfort-zone, non mettersi più in gioco.
La coda l’abbiamo suonata lunga (41 misure) e ripetendo le stesse parole, perché volevo dare l’idea di una risposta che non arriva. E porre un focus negativo su chi resta. Magari è discutibile, ma è il mio punto di vista.

Tra questi dieci brani ce n’è uno al quale è legata particolarmente a livello emotivo?
La traccia due: A Mess of Goodbye. E’ la prima canzone che ho scritto nella mia vita. Quando l’ho finita ho capito che non avrei smesso di comporre canzoni, né ora né mai. Ho trovato un modo nuovo per esprimermi.

“Confused Songwriter” può essere classificato come “pop mischiato a classic rock”. Cosa pensa la possa distingue dagli altri?
Io vorrei essere distinta per le mie parole e vorrei che le persone si immedesimassero nelle mie storie e negli stati d’animo che cerco di dipingere con tanta passione. E poi la mia voce non è molto comune allo stile contemporaneo, questo è un altro tratto distintivo. Insomma, voglio dire che non ricerco mai il bel canto, voglio che la gente non perda la concentrazione dalle canzoni. Per me la canzone vince sulla voce, sempre (e qui ovviamente mi riferisco ai miei ascolti). Per me il vero cantante è chi riesce a rendere credibili le parole.

Quali sono state le difficoltà che ha incontrato nello scrivere questo album? E come mai la scelta della lingua inglese?
Le difficoltà sono state la generale lotta contro il tempo (trovare tempo per fare le cose) e mantenere il focus sul progetto, fino alla fine, senza mollare mai. Il desiderio era realizzare una produzione di altissimo livello, quindi c’è voluto un secolo! Ma eccomi qui.
Ho sempre scritto canzoni in inglese, fin dalla prima nota. E’ la mia seconda lingua, mi è venuto spontaneo, anche per le mie influenze musicali. Conosco bene la musica italiana, e l’apprezzo ma la musica americana, beh, quella la amo.

Nel disco è accompagnata da bravissimi musicisti. Com’è stato lavorare con artisti come Angelo Corvino o Gianfranco Calvi?
Lavorare con Angelo Corvino è un privilegio. Avevo già collaborato con lui come bassista in un importante progetto e devo dire che è un’esperienza edificante. E’ dotato di un raro talento e quindi ti spinge sempre più alto, basta volerlo seguire con umiltà. Gianfranco Calvi è invece una pianista dal gusto raffinato e un produttore geniale. E’ suo l’arrangiamento e la produzione dell’ultima traccia dal titolo Immortality. Ascoltatela e ditemi se non vi porta in un altro mondo!

Dopo l’uscita di un disco, solitamente, è il momento dei concerti. Ha in programma a breve qualche esibizione live?
Stiamo preparando il live proprio in queste settimane, quindi attendete con pazienza perché saremo presto su qualche palco della zona. E voi sarete i primi a conoscere la prima data!

Abbiamo visto che ha recentemente registrato il videoclip del brano “A Mess of Goodbye”. Sarà la protagonista o rimarrà dietro le quinte?
Abbiamo fatto le riprese del primo videoclip che desideravo realizzare, A Mess of Goodbye. La giovanissima regista Benedetta Calvi ha deciso di girare in pellicola, siamo in fase di montaggio… stiamo a vedere cosa farò io nel video… Tenete d’occhio il mio canale YouTube!

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