26 Marzo 2019

Benvenuto, 2019!

Poesie dedicate al primo gennaio: Eugenio Montale e Pablo Neruda

LE KHARJAS – Paolo Azzone

ITALIC, 130 pagine, 16 Euro

Le kharja mozarabiche non possono lasciarci indifferenti. Riemerse dall’oblio dopo quasi un millennio aprono nel nostro cuore moderno una ferita che non è facile sanare. La loro semplicità, la loro struggente bellezza ci impongono di affrontare domande sulla coppia e sull’amore di una sempre più evidente attualità. Nel nostro paese una traduzione integrale era ancora assente. Questi brevi frammenti romanzi racchiudono una prospettiva sull’amore, sulla relazione tra i sessi, assolutamente unica. Ed in grado di illuminare la nostra concettualizzazione di una dimensione dell’umano che sta attraversando nella società contemporanea una crisi senza precedenti. Un breve saggio introduttivo presenta dunque al lettore la specificità dell’erotismo iberico, per come emerge dalle kharja: ruoli sessuali, liturgie di seduzione, ideali di virilità e femminilità. Un mondo così lontano dall’immaginario che condividiamo quotidianamente, un mondo che ci permette di avvicinare la crisi contemporanea della coppia in una prospettiva psicoanalitica del tutto nuova. Ma il punto di vista dell’autore è pur sempre parziale, riflette una visione inevitabilmente maschile, e infatti Giovanna Gigli chiude il testo con uno scritto complementare in cui il lettore troverà un necessario punto di vista femminile.

AMOROSA SEMPRE. POESIE (1980-2018) – Roberto Carifi

La nave di Teseo, 357 pagine, 18 Euro

“Roberto Carifi è forse il poeta più potente del tempo appena trascorso, capace di stringere tutto il dolore umano, storico e metafisico, nel pugno di un bambino. Disordinato ed eccentrico, nel suo curriculum trovano posto una tesi su Rousseau, la fondazione di vari gruppi rock (i Diplomati e gli Ham and Figs), e vari viaggi a Parigi per seguire all’École Freudienne le lezioni di Jacques Lacan. La sua vitalità poetica è segnata da tre avvenimenti: l’abbandono del padre, la morte della madre, il sopravvenire di un ictus. Il tema dell’assenza, dell’infanzia ferita, del dialogo amoroso con la madre, e infine dell’accettazione del dolore, costituiscono un unicum nel panorama della poesia italiana. Una poesia essenzialmente struggente, con affondi di puro romanticismo. La pubblicazione di Amorosa sempre, che raccoglie la maggior parte delle poesie edite e di buona parte delle inedite, costituisce un atto riparativo – nel senso di cui parla Seamus Heaney, di “riparazione” della poesia – dando conto di un lavoro poetico di grande coerenza, finalmente proposto nella sua interezza ai lettori.” (Alba Donati)

 

Benvenuto, 2019!

E come inaugurarlo se non con due poesie dedicate proprio al primo giorno dell’anno?

Il primo gennaio, Eugenio Montale

So che si può vivere / non esistendo, / emersi da una quinta, da un fondale, / da un fuori che non c’è se mai nessuno / l’ha veduto. / So che si può esistere / non vivendo, / con radici strappate da ogni vento / se anche non muove foglia e non un soffio increspa / l’acqua su cui s’affaccia il tuo salone. / So che non c’è magia / di filtro o d’infusione / che possano spiegare come di te s’azzuffino / dita e capelli, come il tuo riso esploda / nel suo ringraziamento / al minuscolo dio a cui ti affidi, / d’ora in ora diverso, e ne diffidi. / So che mai ti sei posta / il come – il dove – il perché, / pigramente rassegnata al non importa, / al non so quando o quanto, assorta in un oscuro / germinale di larve e arborescenze. / So che quello che afferri, / oggetto o mano, penna o portacenere,/ brucia e non se n’accorge, / né te n’avvedi tu animale innocente / inconsapevole / di essere un perno e uno sfacelo, un’ombra / e una sostanza, un raggio che si oscura. / So che si può vivere / nel fuochetto di paglia dell’emulazione / senza che dalla tua fronte dispaia il segno timbrato / da Chi volle tu fossi…e se ne pentì. / Ora, / uscita sul terrazzo, annaffi i fiori, scuoti / lo scheletro dell’albero di Natale, / ti accompagna in sordina il mangianastri, / torni indietro, allo specchio ti dispiaci, / ti getti a terra, con lo straccio scrosti / dal pavimento le orme degli intrusi. / Erano tanti e il più impresentabile / di tutti perché gli altri almeno parlano, / io, a bocca chiusa.

 

Ode al primo giorno dell’anno, Pablo Neruda

Lo distinguiamo dagli altri / come se fosse un cavallino / diverso da tutti i cavalli. / Gli adorniamo la fronte  / con un nastro, / gli posiamo sul collo sonagli colorati, / e a mezzanotte / lo andiamo a ricevere / come se fosse / un esploratore che scende da una stella. / Come il pane assomiglia / al pane di ieri, / come un anello a tutti gli anelli: i giorni / sbattono le palpebre / chiari, tintinnanti, fuggiaschi, / e si appoggiano nella notte oscura. / Vedo l’ultimo / giorno / di questo / anno / in una ferrovia, verso le piogge / del distante arcipelago violetto, / e l’uomo / della macchina, / complicata come un orologio del cielo, / che china gli occhi / all’infinito / modello delle rotaie, / alle brillanti manovelle, / ai veloci vincoli del fuoco. / Oh conduttore di treni / sboccati / verso stazioni / nere della notte. / Questa fine dell’anno / senza donna e senza figli, / non è uguale a quello di ieri, a quello di domani? / Dalle vie / e dai sentieri / il primo giorno, la prima aurora / di un anno che comincia, / ha lo stesso ossidato / colore di treno di ferro: / e salutano gli esseri della strada, / le vacche, i villaggi, / nel vapore dell’alba, / senza sapere che si tratta / della porta dell’anno, / di un giorno scosso da campane, / fiorito con piume e garofani. / La terra non lo sa: accoglierà questo giorno / dorato, grigio, celeste, / lo dispiegherà in colline / lo bagnerà con frecce / di trasparente pioggia / e poi lo avvolgerà / nell’ombra. / Eppure / piccola porta della speranza, / nuovo giorno dell’anno, / sebbene tu sia uguale agli altri / come i pani / a ogni altro pane, /ci prepariamo a viverti in altro modo, / ci prepariamo a mangiare, a fiorire, / a sperare. / Ti metteremo / come una torta / nella nostra vita, / ti infiammeremo / come un candelabro, / ti berremo / come un liquido topazio. / Giorno dell’anno nuovo, /giorno elettrico, fresco, / tutte le foglie escono verdi /dal tronco del tuo tempo./ Incoronaci / con acqua, / con gelsomini aperti, / con tutti gli aromi spiegati, / sì, / benché tu sia solo un giorno, / un povero giorno umano, / la tua aureola palpita / su tanti cuori stanchi / e sei, / oh giorno nuovo, / oh nuvola da venire, / pane mai visto,/ torre permanente!

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