18 Giugno 2019

Better Oblivion Community Center




Artista: Better Oblivion Community Center
Titolo: Better Oblivion Community Center
Etichetta: Dead Oceans
Voto: 7

L’ultima incarnazione di Conor Oberst, Better Oblivion Community Center, si rivela a noi nella più totale sorpresa, pubblicando a fari spenti l’omonimo esordio, realizzato a quattro mani con Phoebe Bridgers. Il cantante di Omaha, in questo nuovo progetto, sembra non volersi distaccare troppo dai suoi soliti cliché, restando su di un terreno ben conosciuto e di sicura presa su di un fandom al limite del fanatico.
L’album, non propone nessuna particolare innovazione al genere, ricalcando le orme di uno stile, il folk-country, costellato da miriadi di duetti simili. Tuttavia, la delicata interprete di “Stranger in The Alps” e il fu Bright Eyes, si rivelano essere anime complementari più che speculari, mostrando lungo le dieci tracce dell’album, un’intensità che non sentivamo dai tempi di The Swell Season.
Da un lato, troviamo la fresca dolcezza della giovane californiana e dall’altro, il consumato ex bambino prodigio dell’alt-country, che si guidano a vicenda senza mai sgomitare.
Il noto talento poetico di entrambi, in questa versione, si arricchisce di un ben bilanciato dialogo a due voci, che predomina sul resto. Il limite di quest’opera, forse è da ricercarsi proprio nel porre l’intreccio vocale e l’urgenza poetica sopra ad ogni cosa, compreso un songwriting sì di ottimo livello, ma che non mette definitivamente al tappeto l’ascoltatore. Nonostante questo, l’album regala momenti notevoli come Chesapeake e l’opening Didn’t know how i was in for, fresche ed intense allo stesso tempo, mentre Dylan Thomas, si candida ad essere uno dei brani più ascoltati del 2019.
“Better Oblivion Community Center”, è un disco quasi del tutto riuscito, in cui l’urgenza letteraria, forse prevarica il puro songwriting, che mostra un timore inconsueto nel varcare quella linea che differenzia un piacevole sottofondo, da un vero capolavoro.

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