Brian Selznick, La stanza delle meraviglie

Ho già dedicato una mia segnalazione allo scrittore e illustratore Brian Selznick (New Jersey, 1966) raccomandando la lettura del suo La straordinaria invenzione di Hugo Cabret, nonché la visione del bel film che Martin Scorsese ne ha tratto. Nei giorni scorsi è uscita presso le nostre sale la “riduzione” cinematografica che Todd Haynes (regista di Velvet Goldmine), avvalendosi della collaborazione di Selznick per la sceneggiatura, ha fatto di un altro suo mirabile libro, La stanza delle meraviglie. Il libro, ovviamente, ve lo raccomando (se possibile, prima di recarvi al cinema perché altrimenti temo che la prima ora di proiezione possa risultarvi di difficile comprensione): non vi sottrarrà molto tempo, ma vi farà sognare catapultandovi tra il Minnesota degli anni ’70 e la New York degli anni ’30 (strepitose, nel film, le ricostruzioni della città). Le pagine scritte, alternate alle pregevoli illustrazioni di Selznick, non sono molte, così come non sono molte, nel film, i dialoghi, anche perché Rose e Ben, i protagonisti principali, sono non-udenti. La musica copre quasi sempre (per oltre metà pellicola) i silenzi dei personaggi, indotti dal loro reale mutismo, e lo fa egregiamente: non ritengo appropriato parlare di “mancanza” di parole: in questo caso per me è un valore aggiunto (e a proposito di libri “senza parole”, vi consiglio The Snowman, di Raymond Briggs, tutt’altro che un semplice libriccino per bambini).

Brian Selznick non scrive e non disegna pensando a chi saranno i suoi lettori, se in prevalenza bambini o adulti, scrive e disegna per sé stesso, per poi sottoporre il proprio lavoro al giudizio impietoso dei bambini che si avvicineranno alle sue creazioni.

Come in Hugo Cabret, anche ne La stanza delle meraviglie c’è il “cinema dentro il cinema”, e poi ancora ci siamo noi, spettatori in un cinema, magari all’aperto, data la stagione…

Laura De Bernardi

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