C.A.O.S. Live from the wood – venerdì 22 gennaio 2016

“Cosa succede al di là del fiume?” Capita spesso che me lo chieda, specialmente quando penso al fermento culturale/musicale degli amici piemontesi, almeno quelli più vicini ai nostri confini provinciali.
Una sera di fine gennaio, complice l’invito di alcuni musicisti, scopro questa interessante serata in programma al circolo Wood.
Il Wood, che molti ricorderanno con il nome della sua incarnazione precedente ovvero “Meltin Pop”, si trova ad Arona (NO) in una zona abbastanza centrale della città.
L’ambiente è quello dei circoli “giovani”: arredamento minimale che ricorda il concetto di legno e boschi, con tavoloni e ceppi grezzi sparsi in giro per le due salette bar antistanti il salone concerti. Insomma, l’identità è marcata e il restyling è riuscito senza intaccare però l’ottima area live abbastanza capiente e ben suonante.
Il progetto C.A.O.S. la cui sigla significa COLLETTIVO ARTISTICO ORIZZONTALE SOLIDALE altro non è che un collettivo che mette insieme band, musicisti, performer, compositori, produttori, fonici, registi e videomaker che da anni lavorano instancabilmente per esistere come tali. E’ il risultato tangibile di un vero scambio artistico ed umano che coinvolge da qualche anno più di quaranta artisti dell’area del novarese e del V.C.O.
Questa sera sono di scena ben undici artisti sul palco del Wood (Azimut, Rumor, Looking for a drummer, SaraFou, La Romy, Why Desperados, Rego Silenta, The Primates, Serenase Suite Solaire e Groundfloor). L’intento? Portare un paio di brani originali a testa e poi essere registrati con l’obiettivo di realizzare l’album “Live from the Wood” da distribuire a tutti i presenti a produzione ultimata.
Arrivo al locale forse troppo presto, immaginando orari molto tirati per via del numero importante dei gruppi, invece trovo una tavolata immensa nell’area concerti con tutte le band e lo staff.
Trovo i miei amici musicisti, mi siedo con loro per fare due chiacchiere aspettando il caffè.
L’adrenalina nell’aria è palpabile, tutti sorridono, discutono, si scambiano gli ultimi dettagli sulla strumentazione da condividere. Ecco, proprio la condivisione è quello che mi stupisce positivamente: è come se tutti si sentissero parte della stessa grande band, dello stesso progetto, della stessa passione.
Il tempo di sbaraccare la sala dai tavoli apparecchiati che si spengono le luci e dal palco viene presentata la serata. Si parla di C.A.O.S., di chi animerà da qui a poco la serata e del progetto del disco.
Già dal primo gruppo si capisce che c’è di tutto in questa prima “istantanea” di C.A.O.S.: dal cantautorato indie, allo stoner rock passando per sonorità più pop, classic rock e indie folk.
La musica e i musicisti sul palco si alternano come in un flusso continuo e ininterrotto fino alla naturale chiusura della serata.
Al ritorno, guidando nella fredda notte su una autostrada praticamente deserta, penso che forse l’appiattimento culturale e il qualunquismo musicale nonostante il clima da medioevo nel quale viviamo non hanno ancora vinto.
Bravi ragazzi di C.A.O.S. e del Wood: siete l’esempio da seguire e questa sera siete stati la stella più luminosa del cielo.

Vincenzo Morreale

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