Campos – 12 gennaio 2019 Ohibò





Stavo ancora sorseggiando una birra al bancone del bar quando improvvisamente hanno cominciato a vibrare le prime note di una chitarra acustica…
Così, senza tanti preamboli, iniziava il live dei Campos al circolo Ohibò di Milano. Immediatamente la sala concerti si riempiva a dismisura ed io, con il resto del pubblico, mi ritrovavo immerso nelle magiche atmosfere electro-folk del trio toscano/berlinese.
L’aria coinvolgente della capitale tedesca si respirava a pieni polmoni grazie e soprattutto al ritmo delle drum machine serrate tipiche della techno e ai suoni dilatati dei sintetizzatori dall’impronta new wave. I giri di basso, minimali ma raffinati, sostenevano a dovere il rapporto in apparente contrasto tra i tappeti elettronici e la chitarra acustica (talvolta fin troppo cruda secondo me).
La scaletta si dimostrava un vero e proprio equilibrio fra l’alternarsi di brani in italiano (tratti dall’ultimo album “Umani, vento e piante”) e la loro prima fatica discografica “Viva”.
Tra le due produzioni si notava distintamente la differenza identitaria tra l’approccio anglosassone e italiano. Difatti, i brani in inglese manifestavano un’identità più marcata che si differenziava da qualsiasi altro artista della scena alternativa (a mio avviso, senza proporre momenti coinvolgenti per il pubblico). Di altro impatto invece i pezzi scritti nella nostra lingua madre: ricordavano molto l’approccio degli ultimi Verdena (nello split album con IOSONOUNCANE) ma d’altra parte riuscivano a coinvolgere maggiormente gli spettatori che si lascivano andare in danze divertite.
I Campos, senza dubbio, dimostravano di aver fatto proprio il mestiere di stare sul palco, agganciando gli ascoltatori senza perdersi troppo in chiacchiere e proponendo la propria musica con umiltà e originalità.
Una band consapevole che ogni secondo passato sul palco sia un privilegio, rispettando questa opportunità come ogni artista dovrebbe fare.

Testo di Jacopo di Pierro
Foto di Chiara Incecchi

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