Chris Fuhrman – “Vite Pericolose di bravi ragazzi” – L’approfondimento di questo mese Vivamag libri

Secondo i recensori del «Washington Times», “Lo stile di Fuhrman è una fusione impressionista di Ernest Hemingway e Flannery O’Connor, una prosa ricca di momenti di scintillante bellezza”.

“In terza media, per noi Gesù Cristo era stato chiacchiere e farina di ossa per la maggior parte dei suoi 1974 anni. Ma eravamo soltanto tredicenni. Eravamo temerari, dei banditi. Io avevo un nome da femmina, Francis, e un’ernia.”: così comincia Vite pericolose di bravi ragazzi (ISBN, pag. 273, € 17,50), l’unica (peraltro meravigliosa ed emozionante) testimonianza lasciataci da un genio scomparso troppo presto.

Infatti, Chris Fuhrman, nato a Savannah, in Georgia, nel 1960, purtroppo è morto a soli trentuno anni, riuscendo a trasmettere a noi, in una sorta di eredità, solo questo romanzo, a cui ha lavorato fino agli ultimi giorni di vita (stroncata da un cancro); un romanzo che riesce a ritrarre con sensibilità e umorismo il momento in cui, ancora bambini, Francis, Wade, Rusty, Tim e Joey si trovano, loro malgrado, costretti ad abbandonare l’innocenza per scoprire la non troppo piacevole fragilità della vita adulta.

In questo libro non c’è solo l’amicizia tra cinque ragazzi che stanno crescendo, ma ci sono anche riti d’iniziazione, disagi di varia natura e colte citazioni letterarie; in questo libro ci sono passione, commozione, sentimenti; in questo libro ci sono traumi, paura e ansia: ma, proprio anche per ciò, questo è uno di quei libri per i quali si piange.

“Il pomeriggio trascorse lento e misterioso. A causa dell’erba la mia coscienza era un fascio di telescopi: avevo cominciato a vedere attraverso uno e dimenticato gli altri, poi mi erano tornati in mente e il pensiero si era spostato, scivolando in un altro tubo, e restando intrappolato lì per un po’, ingrandendo i dettagli sul fondo. A volte mi sentivo normale, e immediatamente dopo deformato.”

È veramente difficile non affezionarsi a questi ragazzini, al loro modo a volte impacciato di affrontare situazioni anche difficili, per loro troppo grandi e non semplici da fronteggiare in maniera adeguata, al loro modo tenero di approcciarsi all’amore e ai sentimenti, al loro modo ingenuo di cercare una via d’uscita senza capire che la tragedia è in agguato dietro l’angolo…

Da questo romanzo è stato tratto, nel 2002, il film The Dangerous Lives of Altar Boys (titolo del libro in lingua originale), con Jodie Foster ed Emile Hirsch (qui al suo esordio cinematografico).

Testo di Laura De Bernardi

Illustrazioni di Yuri Gamberoni

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