Ciulla – Canzoni dal quarto piano

Artista: Ciulla
Titolo: Canzoni dal quarto piano
Etichetta: Peermusic – Costello’s
Voto: 7/10

Nel calderone sempre più affollato del cantautorato presunto “Indie”, Antonio Ciulla è tra gli ultimi arrivati, con tutta la pressione del dover suscitare l’attenzione di un pubblico sempre più distratto, in un panorama musicale quantomai saturo di nuove proposte. Il musicista toscano, classe 1991, ci riesce benissimo e confeziona un lavoro che, a partire da un’esplicita citazione del “Libro dell’inquietudine” di Fernando Pessoa, trova una sua personale via per raccontare di una triplice rottura: quella con la sua ragazza, con la sua precedente band, i Violacida, e con la città di Bologna, abbandonata per tornare nella sua regione natale.

È il solito discorso del quotidiano che si fa universale, della dimensione intima dell’esistenza raccontata come se i problemi individuali, piccoli e grandi che siano, abbiano dentro il respiro dell’eterno. Eppure, nonostante ci sia ben poco di nuovo, funziona tutto benissimo. Penna ispirata, la sua, capace di confezionare canzoni che non si vergognano di mostrare i propri riferimenti (si sente molto la “scuola romana” di Sinigallia e Niccolò Fabi, l’eco dei Tiromancino in Temporali, così come molto della galassia It Pop, seppure declinato in chiave più “adulta”) ma che nel contempo brillano di luce propria e funzionano sia per la bellezza delle melodie che per il lavoro di perfetta cesellatura degli arrangiamenti. C’è dietro il solito binomio Fabio Grande/Piero Paroletti, ormai una garanzia per un certo tipo di produzioni, ma anche un batterista eccezionale come Francesco Aprili, che ha prestato la sua opera in Fanali.

Un lavoro dall’impronta coesa ma allo stesso tempo abbastanza variegato, nel suo optare ora per sonorità Synth Pop (Da quando hai perso la testa), ora acustiche (Fanali), o nel virare talvolta verso la formula della ballata pianistica (Io non ho paura). Malinconia e nostalgia insieme, per otto canzoni che fissano un momento di vita e raccontano il distacco con sorprendente delicatezza.

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