Continual Drift – L’intervista di VivaMag

Fra le band del cast del nostro primo VivaMag Day sicuramente un posto speciale lo occupano i Continual Drift, da non molto tornati a calcare i palchi con il loro nuovo lavoro Down To The Wire. Abbiamo incontrato Michele Ponti, chitarra e voce, per farci raccontare chi sono oggi i Continual Drift, quali sono i progetti in cantiere e qualche curiosità sulla realizzazione dell’album.

Ciao Michele, era da molto che eravate assenti dalle scene…

Ciao! Dopo tre anni abbondanti di pausa dagli ultimi veri concerti in elettrico, era davvero arrivato il momento di tornare ad imbracciare le chitarre ed alzare il volume degli amplificatori… ne sentivamo veramente la necessità. Il nuovo album Down To The Wire segna con forza il nostro ritorno! C’è da dire che individualmente abbiamo sempre suonato in questi anni, chi più chi meno… io con il mio progettino Bridge, il buon Fra “Cappuccino” Gazzi come batterista nell’ultimo tour dei The Fire e di recente con i !Kung San… il nostro Manuel Bazzoni come bassista con varie formazioni tra cui cito gli amici Antilogy. In realtà, come Continual Drift abbiamo comunque fatto qualche concerto in giro, ma le occasioni per esibirci live sono state poche. Abbiamo avuto bisogno di tanto, ma tanto tempo per ritrovare un sano equilibrio all’interno della band, visto che c’è stato un cambio di line up importante: è entrato Nicola Pastori come nuovo chitarrista al posto di Edo (che con me ha fondato la band quando eravamo ragazzini) e anche per questo motivo abbiamo dovuto ripensare al nostro progetto ripartendo praticamente da zero.

Come è nato questo secondo disco?

Abbiamo iniziato a scrivere i primi pezzi di questo nuovo disco anni fa, quando ancora portavamo in giro Reality, il nostro primo album. Poi dopo un fortunato tour nel nord-est Europa che nel 2013 ci ha portato a suonare fino in Finlandia, al posto di cavalcare l’onda e cercare di spingere il più possibile sull’acceleratore sono iniziati a insorgere tanti problemi interni alla band. Ci siamo ritrovati con poche idee e soprattutto a dover stravolgere completamente la modalità di lavoro sui brani: la line up della band stava iniziando a cambiar forma già in quel periodo e noi ne abbiamo sicuramente subito le conseguenze, in primis dal punto di vista delle motivazioni personali. Alla fine abbiamo deciso di non mollare il colpo e dopo un periodo di assestamento in cui io e Fra ci siamo chiusi in saletta a comporre, scomporre, provare e riprovare, sono uscite le prime preproduzioni che abbiamo condiviso con gli altri… Down To The Wire iniziava a prendere forma…

Rispetto al vostro esordio cosa è cambiato nelle sonorità?

Per quel che mi riguarda è cambiata tantissimo la cura per i dettagli, in particolare per quanto riguarda la registrazione e la produzione delle voci. Ci sono tantissimi cori che danno continuamente colori diversi alle canzoni. A differenza dei primi lavori, abbiamo deciso di inserire dell’elettronica sia dal punto di vista ritmico che musicale, per questo in alcune canzoni ci sono strumenti e suoni che mai in passato avevamo utilizzato. Nel disco ci sono un paio di collaborazioni interessanti, la prima con Olly Riva che ha prestato la sua voce nel brano 1955, la seconda con Lauren-Joy Manus, bravissima cantante Sud Africana con la quale ho avuto modo di collaborare in passato e che in questo caso ha duettato con me nella “ballad” del disco Believe. Per il resto, nonostante negli anni siano cambiati gli ascolti e le influenze, rimane sempre un disco di una band che fa rock che ha influenze che spaziano dal pop al post grunge e che vuole avere un sound il più possibile internazionale e di largo respiro.

Chi ha composto i pezzi? È stato un lavoro corale o ad opera di uno di voi?

Il primo embrione di quasi tutti i brani è arrivato da Francesco Gazzi (il nostro batterista) e/o da me. Come dicevo ci siamo chiusi in saletta come reazione spontanea ad una crisi interna al gruppo. Spesso partivamo con un giro di accordi che mi proponeva al pianoforte ed io cercavo di scomporlo e ricomporlo sotto forma di canzone rock suonata alla chitarra elettrica. Da bravo batterista ha sempre dato importanza agli stacchi, alle pause ed in generale alla sezione ritmica di cui ha curato l’arrangiamento insieme a Manuel, per il resto io mi sono quasi sempre occupato delle melodie e dei testi.

C’è un qualche filo conduttore sulle tematiche che affronta l’album?

Sì, mi sono reso conto dopo aver terminato di registrare i brani, che tutti i testi delle canzoni erano in qualche modo legati inconsciamente al concetto di “cambiamento”. Parliamo di cambiamento sotto vari punti di vista, esplorandolo di canzone in canzone attraverso sfumature che possono essere anche molto diverse… Ad esempio nei nostri testi si parla di amicizia, di amore, di cercare un futuro diverso in una terra lontana, di tradimento, di ribellione, di evasione, di sesso ed in generale del tempo che passa e che ci cambia, volenti o nolenti. In effetti l’album è arrivato in un momento di profondo cambiamento per ciascuno di noi: sono cambiati gli obiettivi personali e professionali, è cambiata la line up della band, sono cambiate le motivazioni, le amicizie… anche la musica sta cambiando molto, penso sia stato quasi fisiologico.

Da chi è prodotto l’album?

Per dare vita alle nostre idee abbiamo avuto l’appoggio ed il prezioso aiuto di Tancredi Barbuscia, che dal 2008 presso il suo Greenriver Studio ha sempre registrato i nostri dischi e che da quasi un decennio segue la band in modo costante, spesso anche dal vivo. In questo caso ho avuto anche l’onore e la possibilità di lavorare con uno dei miei artisti e cantanti italiani preferiti in assoluto, ovvero Max Zanotti (Deasonika, Casablanca, Rezophonic) che ha registrato e curato con me tutta la produzione delle voci.

Avete in programma di suonare molto dal vivo?

Ce lo auguriamo! Abbiamo festeggiato l’uscita del disco il 13 maggio con un Release Party nel locale in cui anni fa abbiamo iniziato a fare i primi concerti da ragazzini, ovvero il Dea Beach di Sesto Calende. Un “ritorno alle origini” voluto e cercato, in un momento speciale per noi, volevamo giocarcela in casa! Comunque, oltre al nostro show in programma per il VivaMag Day, abbiamo qualche data già fissata per l’estivo, ma il grosso arriverà con l’autunno.

Progetti per il futuro?

Sicuramente l’obiettivo è quello di far girare le canzoni di Down To The Wire il più possibile. Mi piacerebbe avere la possibilità di suonare di nuovo all’estero come è successo in diverse occasioni in passato. Inoltre devo ammettere che in questi anni di stand by, abbiamo scoperto una vena acustica che ci intriga parecchio. Non è da escludere qualche “sbandata” in quella direzione… vedremo!

 

Vincenzo Morreale

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