20 Aprile 2019

David Almond, La canzone di Orfeo





Ho già scritto di David Almond nel 2010 e nel frattempo, oltre ad essere usciti alcuni suoi nuovi libri (La storia di Mina, 2011; Il bambino che si arrampicò fino alla luna, 2012; Mio papà sa volare, 2017; La canzone di Orfeo, 2018), questo autore che io adoro, nel 2010, si è meritoriamente “portato a casa” il Premio Hans Cristian Andersen (il premio Nobel della letteratura per ragazzi). Tant’è che una testata autorevole come «The Times» ha decretato che “Non c’è davvero nessun altro come Almond tra gli scrittori contemporanei, per adulti o per ragazzi che siano” e io non posso che condividere pienamente questa affermazione. Vi invito a leggere Almond senza il pregiudizio di essere alle prese con della banale “letteratura per ragazzi” perché David Almond è molto di più di uno scrittore per ragazzi: la sua è una scrittura che “penetra nel sangue come un filtro magico”, che ci trascina in un abisso dove si susseguono instancabilmente vortici di passioni e di emozioni intense, passando attraverso l’amicizia e l’amore, la vita e la morte, il buio e la luce, la speranza e la disperazione, la fiducia e la delusione. Leggere David Almond è un’esperienza commovente, intima e profonda, perché tutti siamo stati bambini, prima, e ragazzi, poi, e tutti abbiamo vissuto (anche se forse lo abbiamo dimenticato) i normali e quotidiani turbamenti legati alla crescita e a quell’inevitabile cambiamento che ci ha poi portati a diventare gli uomini e le donne che siamo oggi. La canzone di Orfeo (edito da Salani) riprende in chiave moderna il mito di Orfeo ed Euridice (Orpheus ed Ella Grey, nel romanzo) e lo fa in una maniera così tanto coinvolgente che ci si sente come incantati e rapiti, quasi posseduti, dalla musica che Orpheus regala al mondo… “Come se venisse dai sogni, dalle profondità dell’anima, da un luogo in cui nessuno di noi credeva, in cui nessuno di noi era mai stato”.

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