Dente – Favole per bambini molto stanchi

Rivoluzione industriale

C’era un bel cielo azzurro e un’aria pulita
Prima
Fine.

Lo stile di Dente (Giuseppe Peveri, nato a Fidenza nel 1976) appare inconfondibile anche nel suo recente esordio letterario “Favole per bambini molto stanchi”, arricchito dalle illustrazioni di Franco Matticchio, edito da Bompiani e presente sugli scaffali dal 4 Giugno 2015.
Per Dente non si tratta in realtà di una primissima comparsa in libreria: un suo racconto è infatti contenuto nell’antologia “Cosa volete sentire – Compilation di racconti di cantautori italiani”, pubblicata da Minimum Fax nel 2011, dove tredici cantautori della scena indipendente italiana si cimentarono con la scrittura narrativa per raccontare il loro rapporto con la musica e il mestiere di scrivere e suonare canzoni.

Dente, ormai noto cantautore italiano, dapprima chitarrista, decide nel 2006 di intraprendere una carriera da solista, esordendo con il disco Anice in bocca. La sua vena creativa si traduce successivamente negli album Non c’è due senza te (2007), L’amore non è bello (2009), vincitore del Premio Italiano della Musica Indipendente per il miglior album, Io tra di noi (2011) e Almanacco del giorno prima (2014).

“Favole per bambini molto stanchi” esprime l’anima a volte ironica, a volte velata di tristezza del cantautore e la sua tipica abilità di giocare con le parole e di costruire, grazie ad esse, diversi livelli di lettura.
La raccolta è suddivisa in svariate sezioni – probabilmente un omaggio a Calvino – tra cui troviamo ad esempio Favole con finale a sorpresa, Favole con dentro le parole, Quattro favole per due stagioni, in ognuna di esse si trovano brevi racconti o sfuggevoli freddure, dalle più criptiche a quelle più dense che sembrano nascondere un messaggio da decifrare – i più fantasiosi scoveranno addirittura un dilettevole enigma da risolvere – in un linguaggio che si posizione naturalmente tra prosa e poesia .
Le favole in pillole si possono leggere tutte d’un fiato, senza pensarci affatto, o assaporando ogni parola, limata ed accuratamente selezionata, facendola diventare uno spunto per ragionare su vicende che toccano da vicino. Le poesie di Dente fanno emergere spunti di una quotidianità fatta di persone che parlano e camminano e si incontrano e soffrono e ridono.
Così l’ordinario di ogni adulto viene travestito con un linguaggio ingenuo e fanciullesco ed un’ironia (quasi cinismo) semplice e pulita, che rende tutto elementare, e capace di risvegliare il bambino stanco rannicchiato in ognuno di noi.

Verena Vaglio

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