DIIV – Deceiver

Artista: DIIV
Titolo:
Deceiver
Etichetta:
Captured Tracks
Voto:
8.5/10

Gli addetti ai lavori, inutile negarlo, a volte dimostrano una malsana e morbosa smania voyeuristica nello scandagliare le derive morali, fisiche e mentali di un artista. Un’invasiva e cruda attenzione, travestita da diritto di cronaca, che non di rado ha accompagnato verso il fondo anime perse per sempre. Tuttavia, per quanto possano essere gustose le parabole discendenti, un maggior appeal e appetito, lo scatenano le storie di redenzione ben riuscite. Fama, dipendenze, amori corrotti e poi? Poi la caduta, una lenta risalita e un ritorno in gloria fra i vivi, con stretto fra le mani un elisir di infinita saggezza.
La storia recente di Zachary Cole Smith, si adatta perfettamente a questo canovaccio dello Showbiz a favore di camera. Il ragazzo prodigio dell’Indie americano, è infatti tornato alla testa dei suoi DIIV, dopo aver flirtato per lungo tempo con un fondo forse troppo seducente. “Deceiver”, atteso seguito di “Is The Is Are” del 2016, è la coerente sceneggiatura della fuga di Zachary  Cole da una dipendenza ingannatrice, verso un futuro quasi ottimistico da artista prossimo alla consacrazione. Al suo fianco, una band in parte rimaneggiata, questa volta elemento integrante di un processo creativo quanto mai inclusivo, che si muove liquidamente fra post-rock e shoegaze. Le reverberate stratificazioni distorte, rispetto al passato, sono addomesticate dalla produzione di Sonny Diperri (My Bloody Valentine), che esalta la vocalità di Smith e i fraseggi chitarristici di Bailey. Sebbene ad un primo ascolto sembri un disco con un mood decisamente positivo, “Deceiver” ha impresso sui suoi solchi i momenti più intensi dell’intera carriera dei DIIV. Brani come Horsehead, Like Before You Were born, Taker e Skin Game, infliggono all’ascoltatore la violenza emotiva di una rehab, mitigata da una pacifica redenzione. Una ritrovata ed insolita serenità, quella di Zachary Cole Smith, che finalmente consapevole dei propri errori e limiti, conduce la sua creatura con Blankenship e The Spark, verso un disco che sfiora la perfezione.

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