Downlouders & The Unsense live 25 feb 16 @ Arlecchino Show Bar

Non capitano troppo spesso appuntamenti del genere, almeno qui a Varese e provincia. La serata di venerdì 26 febbraio è una di queste: sul palco dell’Arlecchino Show Bar di Vedano Olona due band, due stili differenti ma un solo modo di vedere e vivere la musica ovvero ricercando, sperimentando e reinterpretando suoni vecchi e nuovi a proprio gusto con composizioni originali frutto di un lavoro pregresso o dell’improvvisazione del momento.
I primi di scena sono i Downlouders, un collettivo musicale attivo già dal 2008 che raccoglie musicisti, ma innanzitutto amici, che gravitano attorno a quella bella realtà che è La Sauna Recording Studio di Varano Borghi. Questa sera dietro le pelli il titolare Andrea Cajelli, già batterista degli Encode, al basso Andrea Manenti (che in tanti si ricorderanno principalmente per l’avventura Plastik e Nostos), Marco Sessa alle tastiere e synth (Encode) e alla chitarra Enrico Mangione (più facilmente conosciuto con il nome di Mr. Henry) attivissimo personaggio della scena noise-impro con diversi progetti (Niton, El Toxique, ecc…). In veste di “noise man” addetto a vari aggeggi digitali/analogici anche Yed Giordano Viganò (bassista dei ≈ Belize ≈).
Il concerto è un puro concentrato di sperimentazione psichedelica che ci porta fra space rock, kraut-rock e post-rock. Onda sonora praticamente continua dalla prima all’ultima nota, viene scandita in maniera molto efficace da una batteria precisa, quasi figlia del jazz, mentre basso e chitarra vagheggiano dialogando l’uno con l’altro su un tappeto rumoristico (e rumoroso) generato da noise machine e microfono.
L’improvvisazione dal vivo è uno dei pilastri fondanti del “manifesto Downlouders” ma io trovo davvero un peccato non aver potuto ascoltare le nove tracce del bellissimo cd ufficiale della band “Arca” da poco licenziato per Lizard Records.
Cambio di palco, cambio di atmosfere. Luci soffuse, sembra di stare in un ambiente piccolo e raccolto. Invece c’è tanta gente sotto al palco e il locale è pieno tanto da far fatica a raggiungere il bancone per una birra.
Poco per volta compaiono sotto i riflettori i membri che compongono il progetto The Unsense; un gruppo che fa degli opposti i suoi punti di forza. Che mischia tutto e tutto il suo contrario giocando fino alla follia fra senso e ciò che senso non lo ha.
La voce di Samuele Zarantonello colpisce per il suo modo di interpretare liriche in italiano che il più delle volte sembrano incomprensibili finché il connubio musica/voce non ci restituisce quella suggestione. Quella chiave di lettura che ti fa sobbalzare nel profondo facendoti immedesimare nell’oceano di contraddizioni, bugie e dolorose verità che sono i sentimenti umani.
La scaletta pesca del recente album “Betelgeuse” (novembre 2015) fino al primo album della band “Il Pifferaio di Pandora” targato 2010.
Le coordinate musicali dietro le quali si muovono Davide Bressan Basso (effetti), Alan Stanzione (chitarra, tastiera), Paolo Pusterla (chitarra, sintetizzatore), Manuel Cazzola (chitarra) e Andrea De Taddeo (batteria) pescano dalla new wave, dal rock di stampo italico anni’80 e qualcosa dall’immaginario psichedelico pur non identificandosi precisamente in nessun filone di esso.
Tutto suona rasente la perfezione coinvolgendo i già citati numerosi presenti in sala. Quello che invece trovo meritevole di miglioramento è il lavoro della band sul palco: attualmente forse troppo fossilizzata e nascosta dalle movenze e le interpretazioni di Samuele il cui “personaggio” monopolizza letteralmente la scena.
E così, dopo due concerti meravigliosi giusto il tempo di scambiare quattro chiacchiere con band e amici e torno verso casa. Pieno di bei ricordi e di una musica che mi ha scaldato il cuore nonostante gli ultimi freddi di quell’inverno che pensavo non finisse mai.

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