Elizabeth Hartley Winthrop – L’ultima notte di Willie Jones

Ogni tanto, purtroppo, si sente ancora parlare di esecuzioni capitali in quella parte di mondo che si definisce civile e civilizzata. È di pochi giorni fa la notizia che la Corte Suprema degli Stati Uniti dovrà stabilire se Vernon Madison, da 33 anni nel braccio della morte in un carcere dell’Alabama, possa essere messo a morte anche se affetto da demenza vascolare e degrado cognitivo. E di recente pubblicazione è anche il magistrale romanzo di Elizabeth Hartley Winthrop (New York, 1979) L’ultima notte di Willie Jones, edito da Solferino (peccato per la traduzione del titolo, che in lingua originale “suona” The Mercy Seat, quel “trono della misericordia” cantato da Nick Cave nel suo album “Tender Prey”). È un giorno non meglio precisato del mese di ottobre del 1943, a St. Martinville, Louisiana: il sole sta tramontando e tra poche ore Willie Jones verrà giustiziato. Ma non è solo Willie Jones a parlare dalle pagine di questo libro: infatti lo accompagnano, lo assistono e lo prendono anche per mano… Lane, il detenuto addetto al trasporto della “Feroce Gertie”, controllato dal capitano Seward; il meccanico Dale e la moglie Ora, che attendono il ritorno del figlio dalla guerra; Frank ed Elma, i genitori di Willie; Padre Hannigan; il giovane Gabe, la madre Nell e il padre Polly, il procuratore distrettuale che ha emanato la condanna nei confronti di Willie (accusato di aver violentato una ragazza bianca). Tra queste pagine (inevitabile è il confronto con Il buio oltre la siepe) si possono cogliere rabbia e pregiudizi, incertezze e dolori, incapacità sia di assolversi, sia di opporsi a una realtà non gradita, tant’è che padre Hannigan “quando chiude gli occhi per parlare con Dio si rende conto che non ha niente da dire”. È un libro profondo e commovente che può essere letto anche dai giovanissimi e che dovrebbe farci molto riflettere, considerando che dal 1943 (anno dei fatti narrati) ad oggi sono trascorsi appena settantacinque anni.

L.D.B.

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