Fabio Cinti – Al Blu Mi Muovo

Artista: Fabio Cinti
Titolo: Al Blu Mi muovo
Etichetta: Private Stanze
Voto: 8,5/10

Siamo cambiati, inutile negarlo o far finta di nulla. Non illudiamoci, però, che il merito sia di questo episodio ai confini della realtà, che abbiamo vissuto con tanta ardente passione. Questo genere di cambiamento si è innescato troppo tempo fa e questi giorni di follia, non hanno fatto altro che sublimarne la sguaiata natura. La patologica allergia all’eleganza, è un’atavica questione tutta italiana, che questi tempi “illuminati” hanno accentuato come mai prima d’ora. Non sorprende, quindi, che Fabio Cinti e la sua immensa classe, fatichino a trovare lo spazio che meritano, in un panorama affamato di piazzate e biscotti inzuppati nel latte.

Il talento discreto del cantautore laziale, colora, infatti, le otto tracce di “Al Blu mi Muovo”, con una poetica cerebrale, che non sembra mostrare timore nel raccontare quella malinconia, da cui la musica contemporanea rifugge. Al contrario, Cinti, si siede a raccontare con pacatezza l’incanto dell’invecchiare e di come la frenetica gioventù, possa impedire di (ri)scoprire le meraviglie nascoste nella consuetudine. Atteggiamento rivoluzionario, se pensiamo a quanto le nostre vite siano lanciate a 100 post orari.

Sotto l’apparente vena pop, con “Al Blu Mi Muovo”, Cinti esplora nuove forme di complessità compositiva, tradendo un mai nascosto legame con il maestro Battiato. Una complessità che passa attraverso una cura al limite del maniacale di ogni elemento scritto, arrangiato e prodotto dallo stesso autore.

Sebbene “Al Blu Mi Muovo” sia il miglior album italiano di questo indecifrabile 2020, parlare di un vero e proprio apogeo artistico risulta ingeneroso e forse irrealistico. La perfezione stilistica, di brani come Da Lontano, Tra gli Alberi mi muovo e Amore occasionale, infatti, non è un semplice punto di arrivo, ma una tappa imprescindibile di una mappa concettuale dai toni siderali. Cinti, nel corso della sua carriera, ha sempre dipinto visioni ben più mature e oltre quei cliché di genere, che alcuni suoi contemporanei (e maestri), hanno replicato fino ad esaurimento vergogna. Una dominante volgarità artistica, che rende questo “Al Blu Mi Muovo”, un vero guilty pleasure per chi vuol concedersi una pausa dal cantautorato alla vaccinara di questi tragici anni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.