21 Agosto 2019

Fast Animals and Slow Kids - Woodoo Fest 21 luglio 2019




L’attesa è tanta, e siamo qui, tra la folla dei curiosi, dei fan dell’ultima ora e quelli storici, datati. Il pubblico freme, aspetta, incita, ma resta comunque composto e compatto. I volti pacifici, sorridenti. I Fast Animals and Slow Kids vengono da Perugia, e ci tengono a sottolinearlo, sempre, quasi come se questa identicity ne rimarcasse i contorni brumosi e ne delineasse i profili frastagliati. Si parte con il piede giusto, mettendo in mostra l’ultima prova compositiva; come se l’orgoglio per il proprio lavoro fosse una giusta ricompensa professionale, artistica da evidenziare. Radio funge da incipit, e scalda gli animi di una folla esaltata, coesa per questo ritorno tanto atteso, che non delude affatto le aspettative anche quando propone un repertorio differente. Differente da “cosa”? Probabilmente la pigrizia dell’abitudine, dell’ascolto distratto, scontato e sempre uguale fa spesso storcere il naso. Ma per quanto possano aver deviato leggermente il tiro (e lo hanno fatto), non smette di bruciare in loro la fiamma della grinta. Aimone Romizi non trova pace sul palco, non resta fermo nello stesso punto, mai, nemmeno quando imbraccia la sua chitarra. L’energia che sprigiona durante questa magica serata al Woodoo Fest travolge chiunque; come l’onda umana che, incitata dallo stesso leader, lo trasporta verso il bar per un drink. Un animale da palco. Punto. I pezzi nuovi si incastrano perfettamente con la vecchia guardia, in un mosaico di alternanze cadenzate da ritimiche coerenti, ma più mature, decisamente ammorbidite, senza perderne valore né umiltà. Calci in faccia, Coperta, Forse non è la felicità scolpite nella roccia e nella memoria di chi ascolta con il cuore, ma salta con piedi e gambe; senza sentire stanchezza né caldo. L’atmosfera si carica di elettricità, coinvolgendo le emozioni, le sensazioni di una band che promette sempre l’amore per il proprio pubblico e ne mantiene la parola data. La sincerità di questi ragazzi è vera, onesta, spontanea, esattamente come quello che molti “big”, invece, perdono per strada. Come se fosse penalizzante amarci, come se fosse un “di più” quel passo che avvicina due mondi diversi, ma affini. Stasera abbiamo apprezzato anche questo gesto semplice, oltre alla pura essenza di un rock che non vuole morire, che vuole ricordarci a cosa ci serve la musica.

(Si ringraziano Cesare di Astarte Agency, Noemi Bolis e Federica Frigerio per lo scatto fotografico.)

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