21 Febbraio 2019

Ficstrip - L'intervista di VivaMag




Venerdì 8 Febbraio i Ficstrip saliranno sul palco delle Cantine Coopuf di Varese per l’ormai celebre “Supersonic Night”: la serata tributo agli Oasis. In attesa di vederli all’opera li abbiamo raggiunti per farci raccontare il loro “way of life”, fatto di imprevedibilità, viaggi e riconcilianti bottiglie di vino…

Il cambiamento, sin dalle prime serate nei locali di Valencia, è stato alla base del progetto Ficstrip. Personalmente più che una band in senso stretto mi piace considerarvi un collettivo in continua evoluzione. In che modo questa forma “liquida” ha influenzato la vostra musica? Ha aiutato il progetto a mantenersi longevo e fresco?

Giuliano: Inizialmente i cambi forzati di line up sono stati problematici, ma come si dice, abbiamo fatto di necessità virtù e quindi col tempo ci siamo riadattati al nuovo “format”. Abbiamo creato un nuovo sound e partendo dall’abbandono del nostro storico frontman, cerchiamo di non dare per scontato nessuno nel nostro gruppo. Questo tacito spirito di elasticità, alla fine ci permette una grande libertà di movimento sia stilistico che sonoro.

Mattia: Per migliorare è necessaria una costante evoluzione e fortunatamente, i cambiamenti (volontari e non), ci hanno sempre accompagnati. I vari avvicendamenti, sono stati più portatori di nuovi stimoli ed idee, che di negatività.

La scaletta dei vostri live è molto eterogenea ma mantiene sempre un’identità ben definita. E’ come assistere all’ideale viaggio delle vostre esperienze musicali: si va dal pop inglese al country passando dal funk. Le vostre esperienze di vita, invece, vi hanno portato per lunghi periodi a vivere all’estero e viaggiare molto. Le due cose possono definirsi inconsciamente legate?

Giuliano: Non ho mai pensato al legame tra queste due cose, ma molto probabilmente è così. La musica è la compagna di ogni viaggio e di ogni esperienza, tutte le canzoni che suoniamo sono importanti per qualcuno di noi, sono ricordi di momenti più o meno lontani. I viaggi sono sempre esperienze tra le più forti, dunque le canzoni legate a quei periodi sono cariche di echi di certi momenti intensi

Silvia: Ogni elemento, porta con sé una sua storia personale, un tassello in più che va a fondersi con il resto del gruppo e contribuisce a trasformarlo in qualcosa di unico e completo. Questo sicuramente aiuta anche i membri più “anziani” a mettersi in discussione, stimolando la ricerca e non dare per scontate cose, che sembravano assodate.

Mattia: Penso sia più pura e semplice schizofrenia, con anche un po’ di psichedelia. A pensarci bene, anche la storia dei viaggi non è male.

Da qualche mese a questa parte, siete una delle presenze fisse della “Supersonic Night”, serata tributo agli Oasis. Qual è il peso specifico della “band mancuniana” nel vostro percorso musicale?

Giuliano: personalmente, grazie a mio fratello maggiore, gli Oasis sono stati la musica della mia infanzia. Le loro canzoni mi accompagnano da sempre, sono come certi libri, li leggi da piccolo e hanno un senso, poi li rileggi anni dopo e acquistano nuove sfaccettature, oltre che collegarli a tanti bei ricordi. E poi se non fosse stato per loro, e soprattutto per Noel Gallagher, non mi sarei mai avvicinato alla musica facendomi regalare la mia prima chitarra da bambino.

Davide: ho seguito gli Oasis ai tempi del loro esordio, per poi perderli di vista lungo la strada. Grazie all’esperienza con i Ficstrip, ho avuto modo di riscoprirli e soprattutto suonarli, cosa che con i miei progetti precedenti non è stata possibile

Elisa: Sono nel gruppo da poco, ma ho da subito percepito gli Oasis come una precisa scelta stilistica. Vivere l’esperienza delle “Supersonic Nights”, è veramente emozionante e farlo davanti al pubblico di “casa”, lo sarà ancora di più.

Dite la verità, sperate anche voi in una reunion, vero?

Oriana: Dovresti chiederlo ai ragazzi, loro sono i veri fan (N.d.r. Ride)

Davide: Devo proprio rispondere? Assolutamente sì, ma visto il loro carattere, ritengo la reunion abbastanza improbabile

Mattia: Non gli conviene, mi devono ancora i soldi dell’ultimo concerto annullato a Milano (N.d.r. Ride)

Giuliano: Sarò in prima file a cantare a squarciagola

I nuovi innesti, quanta stabilità hanno dato al progetto e che peculiarità sonore hanno portato in dote?

Giuliano: Finalmente Abbiamo trovato un equilibrio, ognuno lavora per la squadra e non ci sono primedonne. Con Silvia (voce femminile e cori) abbiamo aggiunto una voce strepitosa, ci ha donato una grinta in più che mancava, e potendo giocare sulla vocalità maschile e su quella femminile le possibilità di spaziare tra generi e sonorità differenti si è allargata a dismisura.

Elisa: Sono l’ultima arrivata e ho una gran voglia di crescere. Avere la possibilità di attingere dalla loro esperienza, è molto stimolante. Da loro, dalla precisa identità stilistica, ho solo da impare

Oriana: Stiamo lavorando molto bene insieme e gli ultimi innesti si sono integrati perfettamente nell’economia della band, portando freschezza e molte novità.

Si dice spesso che le band non sono destinate a durare più tanto e che la “democrazia” per far funzionare un gruppo debba essere ogni tanto sospesa. Quando mi trovo davanti a band numerose come la vostra mi viene in mente una scena di un vecchio film. In “The Commitments” i componenti di una numerosa big band soul dublinese scatenano una tremenda rissa collettiva nei camerini nata da un semplice diverbio fra due membri del gruppo. L’effetto domino è sempre dietro l’angolo, come riuscite a mantenere l’ordine all’interno dei Ficstrip e a far quadrare le situazioni?

Silvia: Ricordo benissimo quel film, ce l’ho ancora in VHS. Non è mai facile mettere d’accordo tutti e per far funzionare una band c’è bisogno di molta umiltà e dialogo. Con questa ricetta spesso si riesce a non scannarsi. Spesso però, non sempre (N.d.r. Ride)

Oriana: Essere in tanti vuol dire avere tante idee da mettere d’accordo. Non è semplice e a volte è necessario fare un passo indietro (o di lato) per ristabilire l’armonia. Comunque, alla quarta bottiglia di vino, torniamo ad essere tutti amici (N.d.r. Ride)

Giuliano: Ci sono stati momenti burrascosi per il gruppo, momenti in cui il pensiero di mandare al diavolo tutto e chiudere l’esperienza definitivamente è passato per la mente. Liti furibonde, arrivare quasi alle mani… è successo come in tutte le band (credo). A volte si deve solo avere pazienza, altre volte l’unica soluzione è estromettere gli elementi negativi. Col tempo e con l’esperienza impari a comportarti nelle varie situazioni.

Rispetto ad altre band, siete molto più attivi live che su disco. Una controtendenza che vi fa apparire come un gruppo d’altri tempi, più attento alla dimensione concerto. Come spesso capita ultimamente, avete mai pensato di condensare su nastro una delle vostre performance live? C’è una precisa scelta stilistica nel voler restare prettamente una “Band Live”?

Mattia: Abbiamo sempre preferito immergerci nella dimensione live, divertendoci e facendo divertire chi viene alle nostre serate. Forse questo approccio e i cambi di formazione non ci ha permesso di concentrarci su altri aspetti come avremmo dovuto. Abbiamo del buon materiale e speriamo di costruire qualcosa di più completo, magari un “Live Album”, perché no?

Giuliano: Non è proprio una scelta stilistica quella di restare una “band live” come dici tu, semplicemente mi domando per quale motivo dovrei rinunciare a divertirmi a suonare davanti ad un pubblico per chiudermi in uno stanzino e incidere un un disco che probabilmente non arriverà allo stesso numero di persone che raggiungiamo suonando nei locali. Non che suoniamo chissà quale genere astratto, ma ci piace questa libertà. Poi se capiterà che qualcuno ci dia la possibilità di incidere un disco e diffonderlo ben venga, siamo aperti ad ogni possibilità.

Elisa: L’impatto con il pubblico, è un’esperienza decisamente più empatica, credo sia fondamentale oggi creare uno show live valido, ormai su disco si tende a digitalizzare e rendere tutto troppo perfetto.

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