Gianni Rodari: poesie per un mondo migliore

Eccole qua

le armi che piacciono a me:

la pistola che fa solo “pum”

(o “bang”, se ha letto qualche fumetto)

ma buchi non ne fa…

Il cannoncino che spara

senza fare tremare

nemmeno il tavolino…

il fuciletto ad aria

che talvolta per sbaglio

colpisce il bersaglio

ma non farebbe male

né a una mosca né a un caporale…

Armi dell’allegria!

Le altre, per piacere,

ma buttatele tutte via!

Chi di noi non ha mai letto una filastrocca di Gianni Rodari (1920-1980)? Seppur dedicate a un pubblico giovane, le sue favole e poesie continuano a conquistare anche i più grandi. Spesso, infatti, ci lasciamo travolgere dalla quotidianità, dai problemi e dalle vicissitudini della vita, dimenticando che, ogni tanto, è bello fermarsi a sorridere e a godersi le piccole cose. Tornare bambini, ma con la consapevolezza acquisita con l’età e l’esperienza.  Quelle di Gianni Rodari sono parole semplici e delicate, necessarie per contrastare la “pesantezza” del mondo di oggi, ma sono anche parole piene di significato, ricche della speranza che il mondo possa cambiare. E chi può cambiarlo se non gli adulti di domani?

Appeso a una parete / ho visto il tuo disegnino: / su un foglio grande grande / c’era un uomo in un angolino. / Un uomo piccolo, piccolo, / forse anche / un po’ spaventato / da quel deserto bianco / in cui era capitato, / e se ne stava in disparte / non osando farsi avanti / come un povero nano / nel paese dei giganti. / Tu l’avevi colorato / con vera passione: / ricordo il suo magnifico / cappello arancione. / Ma la prossima volta, / ti prego di cuore, / disegna un uomo più grande, / amico pittore. / Perché quell’uomo sei tu, / tu in persona, ed io voglio / che tu conquisti il mondo: / prendi, intanto / tutto il foglio! / Disegna figure / grandi grandi, / forti, senza paura, / sempre pronte a partire / per una bella avventura.

C’era una volta un uomo che andava per terra e per mare / in cerca del Paese Senza Errori. / Cammina e cammina, non faceva che camminare, / paesi ne vedeva di tutti i colori, / di lunghi, di larghi, di freddi, di caldi, / di così così: / e se trovava un errore là, ne trovava due qui. / Scoperto l’errore, ripigliava il fagotto / e ripartiva in quattro e quattr’otto. / C’erano paesi senza acqua, / paesi senza vino, / paesi senza paesi, perfino, / ma il Paese Senza Errori dove stava, dove stava? / Voi direte: Era un brav’uomo. Uno che cercava / una bella cosa. Scusate, però, / non era meglio se si fermava / in un posto qualunque, / e di tutti quegli errori / ne correggeva un po’?

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