Good Charlotte – Alcatraz 3 febbraio 2019 – Live report




Il carrozzone variegato dei Good Charlotte si concede un’unica fermata: l’Alcatraz di Milano. 3 febbraio, domenica sera. Ripescando le band dei primi 2000, credo siano rimaste poche quelle capaci di ottenere un seguito così intenso, nonostante la discontinuità discografica e le mode divenute oltremodo fastidiose. Eppure, l’album Generation RX, attira una folla che, personalmente, non mi aspettavo fosse presente e così partecipe. L’età media durante i live è divenuta irrilevante, rispetto agli anni precedenti; il pubblico è disomogeneo, ci sono generazioni totalmente opposte e outfit disorientanti. Questa discrepanza stilistica non ha impedito ai gemelli Madden di regalare uno show impeccabile, soprattutto per una band (da molti definita la “brutta copia dei Greenday”) che non detiene particolari meriti tecnici né innovativi. Ma ciò che, a parer di molti, risulterebbe penalizzante, a mio avviso trasporta i Good Charlotte verso la maturità tanto ambita, con fatica e attraverso la costruzione di brani non ostentatamente orientati verso il “surf rock”. La partenza è promettenete con il brano d’apertura Generation RX, omonimo del nuovo disco, per proseguire con una carrellata di classici, che il pubblico canta a memoria, senza dimenticarne una parola. Mi guardo intorno e, con assoluta meraviglia, realizzo quanto gli attuali teenager siano in simbiosi, in totale armonia, con canzoni scritte presumibilmente più di 20 anni fa, quando nella maggior parte dei casi, avrebbero avuto pochi mesi di vita. L’interazione con la folla ha sancito l’empatia iniziale, annullando quell’inutile distanza, che separa il più delle volte il palco dalle transenne. La scaletta prosegue per la durata di un’ora e mezza, senza sosta, portando alla luce hit storiche, come I just wanna live, Predictable per concludersi con Lifestyles of the Rich & Famous. Certo, tirando le somme, restano una band “sopravvissuta” agli anni d’oro del punk-pop, degli smalti neri sulle unghie e l’eyeliner emo style. Probabilmente mi chiedo: la dignità di alcuni gruppi non risiede proprio nel coraggio di andare avanti, controcorrente, nonostante la consapevolezza di esser diventati troppo grandi per giocare a fare le rockstar? Personalmente vedo un miglioramento, forse lieve, impercettibile, ma c’è ed è quello che stasera mi porterò a casa.

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