26 Marzo 2019

Guillermo del Toro & Chuck Hogan




Guillermo del Toro e Chuck Hogan non si sono limitati a scrivere, a quattro mani, una trilogia (composta da La progenie, La caduta e Notte eterna) che ha per protagonisti vampiri visti come mostri orribili e ripugnanti che non contemplano sentimentalismi né romanticismi, ma hanno anche collaborato alla sceneggiatura (e, nel caso di del Toro, talvolta anche alla regia) della serie The Strain (quattro stagioni per un totale di 46 episodi). È il 24 settembre 2010: un boeing proveniente da Berlino atterra senza problemi al JFK di New York e rimane immobile sulla pista a motori spenti, le tendine sono abbassate e non vi è alcuna riposta da parte del pilota. Solo quattro passeggeri sono ancora vivi: tutti gli altri non riportano traumi, né segni di panico o di agonia. Nel tentativo di capirci qualcosa, vengono convocati gli esperti in malattie infettive Ephraim Goodweather e Nora Martinez a cui poi si uniranno l’anziano Abraham Setrakian, sopravvissuto all’Olocausto, e il derattizzatore Vasiliy Fet. La situazione si complica ulteriormente quando i corpi cominciano a sparire dagli obitori e la città viene presa d’assalto da creature nottambule assetate di sangue resistenti all’aglio ed ai crocifissi, ma non alla luce ultravioletta e ad una decapitazione ben assestata. Nei libri di questi due scrittori visionari compaiono vampiri leggendari provenienti dal vecchio continente e paure dell’era moderna, post 11 settembre. I sentimenti fortemente pervasivi che emergono da queste pagine rimbalzano tra la rassegnazione e la fiducia, tra qualcosa, qualunque cosa, dia la forza di andare avanti e il desiderio di vendetta e di riscatto. Infatti… “Abraham aveva cominciato a correre e si era scoperto a piangere, perché in assenza di Dio aveva trovato l’Uomo. Uomo che uccide uomo, uomo che aiuta uomo, anonimi in entrambi i casi: il flagello e la benedizione.”

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