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“And they must go home, go home!”.

Fu quando scandì per la seconda volta quella parola – il volto era vermiglio, le arterie e i muscoli del collo gonfi – che Bradley Stone, leader dei conservatori, vide tutto nero, diventò pallido come un cuscino senza federa e perse conoscenza.

Il corpo era riverso su un lato, in maniera goffa, era andato giù piano, quasi sgonfiandosi.

Il comizio si stava svolgendo davanti al Centro di accoglienza dei ragazzi africani: avendo visto un gran numero di persone accalcate, si erano affacciati ai balconi e alle finestre.

La maggior parte dei giovani lo sapeva, tanti si rivolgevano a lui in caso di malessere; si voltarono tutti di scatto verso Raymond Obafemi Luku.

Raymond non ci pensò molto, era pur sempre laureato in medicina, anche in questo paese nuovo che aveva raggiunto per scappare dalla guerra civile.

Corse giù in ciabatte, aprì rapido il cancelletto. La folla si scansò in automatico.

“Via, via, I’m a doctor” disse gesticolando, mentre avanzava.

Slacciò la camicia a Bradley dopo averlo voltato e iniziò a salvarlo praticandogli il massaggio cardiaco.

“Uno, due, aria, aria, aria” ripeteva mentalmente.

“One, two, air”.

Le guardie del corpo che stavano per intervenire furono bloccate dal Sottosegretario: “Lasciatelo fare, lasciatelo lavorare”.

La gigantografia di Stone che sovrastava il palco venne piegata, in quell’istante, da un soffio di vento caldo e inaspettato.

 

Fabio Castano vive a Gallarate. A marzo 2018 ha pubblicato la sua seconda raccolta di racconti dal titolo “C’è un elefante verde in salotto”, Europa Edizioni. Ha vinto diversi premi dedicati alla narrazione breve, tra cui Premio Speciale della giuria al Bukowski di Viareggio 2017 e Segnalazione al Premio Saturnio Moncalieri 2017.

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