I Botanici – l’intervista di VivaMag

Abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con i Botanici: freschi di un bellissimo album e con un tour che toccherà anche la città di Varese sabato 23 novembre alle Cantine Coopuf.

Ciao ragazzi, come e quando ha preso vita il vostro progetto?
Ciao amici di VivaMag! Il progetto de “i Botanici” nasce a Benevento nel Gennaio del 2015. Nessuno di noi suonava da un po’, tra una chiacchiera e l’altra ci venne in mente di farci una suonata, a tempo perso, senza nessun progetto. Dopo quella sera decidemmo di rivederci in sala un’altra volta, poi ancora un’altra, un’altra ancora e così via…

Quanto è cambiato il vostro modo di suonare (e di scrivere) rispetto agli esordi?
E’ cambiato molto, abbiamo preso più consapevolezza di ciò che vogliamo fare e anzi, per essere più precisi, del modo in cui vogliamo fare le cose. Dal punto di vista narrativo invece è cambiato tutto in quanto, dopo il cambio di formazione del dopo “Solstizio”, è cambiato il narratore. Adesso a scrivere siamo tutti noi.

Mattone, Nottata e Camomilla sono i singoli che hanno anticipato il vostro ultimo disco “Origami”. Quanto conta secondo voi “saper azzeccare” una canzone? Pensate che oggi lavorare alla totalità degli aspetti di un album abbia meno importanza?
I singoli sono stati accolti super positivamente! Non ci è dato sapere però se avessimo scelto altri pezzi come sarebbe andata! Questo per dire che non siamo del social media strategist, semplicemente sentivamo che Mattone poteva descrivere bene la transizione tra “Solstizio” e “Origami”. Crediamo che i dischi vadano sempre curati nella loro totalità, i singoli “volano”, i dischi restano. In questo periodo storico c’è pochissima attenzione verso gli album e tanti sono tentati di curare solo i brani che diventeranno singoli. Un po’ dipende dal genere e un po’ dalla tendenza del momento, dalla velocità di fruizione di un contenuto. Noi crediamo che il mondo abbia bisogno di dischi coraggiosi più che di singoli creati per andare in tendenza sulla base degli algoritmi di Spotify.

Quali sono secondo voi i punti di forza di “Origami”?
Uno dei punti di forza di “Origami” è (scusate la presunzione) l’originalità. È un disco con mille influenze al suo interno che però riescono a prendere una forma ben definita, anche se indefinibile. Molti ci vedono gli anni ’90, altri giurerebbero di vederci i ’00, altri ci hanno detto che è un disco pionieristico…

Quanto conta per voi la dimensione live?
Ci rendiamo conto che oggi l’utenza musicale non è orientata ad ascoltare un disco rock, nonostante la possibilità di farlo comodamente da casa. Per questo l’esperienza live per noi è quasi tutto. Bisogna coinvolgere il proprio pubblico al punto da lasciare in loro delle sensazioni positive, che possono poi ritrovare nel disco.

E quella in studio?
Il lavoro in studio rappresenta la base, le fondamenta, di tutto quello che si va a costruire su di esso. Conta molto, ma come detto sopra, preferiamo esprimerci dal vivo

C’è un luogo particolare dove avete suonato che vi sta a cuore?
Ogni data e ogni posto in cui abbiamo suonato ha una storia a sé. Anche se siamo saliti già spesso su palchi di spessore nazionale (Carroponte, Estragon, Alcatraz, per citarne alcuni) ci sentiamo di scegliere il Covo Club, dove è iniziato questo nuovo tour, e il Morgana Music Club di Benevento che è il palco della nostra città.

Cosa ne pensate della scena indie?
Pensiamo che quella che viene intesa oggi come scena indie non abbia più nulla di una “scena” e non abbia più nulla di “indie”. Fino a qualche anno fa, prima dell’esplosione mediatica e radiofonica “dell’indie” esisteva un legame tra cantautori e band rock che riusciva a far condividere intenzioni, serate ed addirittura lo stesso pubblico a due mondi apparentemente lontani.

Quali progetti avete in cantiere per il 2020?
Sicuramente di suonare tantissimo, portare Origami in tutta la penisola.

La cosa più divertente che vi è successa in tour?
L’ultima è stata sicuramente vedere il nostro fonico, in un momento di euforia, rompere lo scatolone di plastica con dischi e magliette!

Vincenzo Morreale

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