Il cinema anni Novanta – I titoli da riscorpire

Continua il nostro viaggio attraverso i migliori film del cinema contemporaneo, decennio per decennio. Gli anni novanta segnano un distacco con le filmografie dei decenni precedenti e accompagnano lo spettatore verso le meraviglie visive del Nuovo Millennio. Gli anni che vanno dal ’90 al ’99 sono ricchi di film cult, blockbuster e non mancano alcune pellicole d’autore: riscopriamoli insieme!

Il decennio si apre con la cosiddetta “Disney’s Renaissance”, il Rinascimento stilistico della major di Burbank. Nel 1989 “La sirenetta” di Ron Clemens e John Musketer inaugura questo prolifico contesto storico. Dagli anni novanta la Walt Disney Animation Studios punta tutto su numeri musicali d’effetto, su ambientazioni nuove e sulla psicologia dei personaggi. “La bella e la bestia” (1991) riscrive la storia dell’animazione, venendo candidato ai Premi Oscar nella categoria di miglior film. Inoltre, compositori del calibro di Alan Menken e Hans Zimmer, rendono la colonna sonora parte fondamentale del racconto.

La Disney raggiunge l’apice del successo con i film “Aladdin” (1992) e “Il re leone” (1994), che raccolgono enorme consenso tra pubblico e critica. “Pocahontas” (1995) e “Mulan” (1998) presentano al pubblico due principesse anticonvenzionali ma non riescono ad eguagliare i successi precedenti. “Il gobbo di Notre Dame” (1996) ed “Hercules” (1997) sono posti agli antipodi: drammatico adattamento musical del romanzo di Victor Hugo il primo, interpretazione comica del mito greco il secondo. Chiude questo decennio di Rinascimento “Tarzan” (1999): in questo film, la Disney esplora una nuova tecnologia digitale chiamata deep canvas, impiegata per rendere tridimensionali gli sfondi dipinti a mano.

Alcune pellicole di genere storico e Western degli anni Novanta sono diventati dei cult, proponendo anche il punto di vista di minoranze etniche. È il caso de “L’ultimo dei Mohicani” di Michael Mann (1992) con protagonista Daniel Day Lewis. Il film, tratto dall’omonimo romanzo di James Fenimore Cooper, si basa anche sulle altre due pellicole omonime del 1920 e del 1936. Nel 1992 Clint Eastwood dirige ed interpreta “Gli spietati”, terzo Western della storia ad aver vinto l’Oscar come miglior film dopo “I pionieri del West” (1931) e “Balla coi lupi” (1990). Di e con Mel Gibson, “Braveheart” narra le vicende di William Wallace, patriota scozzese che guidò il popolo contro il re inglese Edoardo I Plantageneto. In tutt’altra epoca, precisamente nel 1942, è ambientato “La sottile linea rossa” di Terrence Malick (1998). Il titolo si riferisce ad un verso scritto da Rudyard Kipling, il quale descrive i protagonisti come “una sottile linea rossa di eroi”.

Considerato l’autore postmodernista per eccellenza, Quentin Tarantino gioca con il cinema mescolandone gli elementi. Oltre che dell’uso smoderato della violenza, Tarantino è amante delle canzoni già incise e non scritte appositamente per i suoi film. “Stuck in the middle with you” degli Stealers Wheel accompagna un momento cruciale de “Le iene” (1992), il suo lungometraggio d’esordio. Due anni dopo, “Pulp Fiction” si aggiudica la Palma d’Oro a Cannes e il Premio Oscar per la migliore sceneggiatura originale. Il terzo progetto del regista, “Jakie Brown” (1997), è considerato molto distante dai primi due, specialmente perché si basa sulla trama non originale tratta dal romanzo “Punch al rum” di Elmore Leonard.

Martin Scorsese apre il decennio con “Quei bravi ragazzi” (1990), considerato uno tra i migliori film del regista italo-americano. Parlando di “Goodfellas”, è d’obbligo citare il piano sequenza (un’unica ripresa senza stacchi di montaggio) che segue Henry e Karen all’interno del Copacabana. La pellicola si aggiudica un solo Oscar su sei candidature per il miglior attore non protagonista a Joe Pesci: l’attore è Tommy De Vito, complice di Liotta e De Niro e autore della celebre battuta “Do you think I’m funny?”. Tre anni dopo, Steven Spielberg tiene gli spettatori incollati allo schermo con “Jurassic Park”, basato sull’omonimo romanzo di Michael Crichton. Il film è uno tra i primi a fare uso intensivo della CGI (computer generated imagery).

Sul finire del decennio, i fratelli Coen scrivono la sceneggiatura di due film cardine della loro filmografia, “Fargo” (1996) e “Il grande Lebowski” (1998). In entrambi i casi, la regia è affidata unicamente a Joel Coen. Nel 1999 Paul Thomas Anderson dirige il suo terzo lungometraggio, “Magnolia”, con protagonisti, tra gli altri, Tom Cruise e Julianne Moore. Il film, Orso d’oro al Festival di Berlino, presenta diverse storie tutte connesse tra loro. Nello stesso anno, i fratelli Wachoski dirigono il primo capitolo della serie fantascientifica “Matrix”. Il titolo, che deriva dall’omonimo vocabolo latino, fa riferimento al cyberspazio, una realtà virtuale creata dalle macchine.

Gli anni novanta sono ricchi di film che hanno trionfato alla notte degli Oscar con un numero consistente di premi. “Titanic” (1997) di James Cameron stabilisce il record di vittorie: su quattordici candidature, la pellicola se ne aggiudica undici, eguagliando “Ben Hur” di William Wyler (1959). “Balla coi lupi” (1990) di Kevin Costner e “Schindler’s List” (1993) di Steven Spielberg vincono sette statuette ciascuno: per quest’ultima pellicola, il compositore John Williams si aggiudica il suo quinto Premio Oscar dopo “Il violinista sul tetto”, “Lo squalo”, “Guerre Stellari” e “E.T.”.

“Forrest Gump” (1994) di Robert Zemeckis porta a casa sei Premi Oscar, tra cui quello per il miglior attore protagonista a Tom Hanks: l’attore aveva vinto lo stesso premio solo l’anno precedente per “Philadelphia” di Jonathan Demme. Quest’ultimo dirige nel 1991 “Il silenzio degli innocenti”, thriller che si aggiudica cinque Oscar. Lo stesso numero di premi va a “Salvate il soldato Ryan” di Steven Spielberg (1998): il cineasta si aggiudica l’Oscar per la miglior regia, complici forse quei meravigliosi 24 minuti iniziali dello sbarco ad Omaha Beach.

Infine, il panorama cinematografico europeo regala in questo decennio importanti pellicole. Per quanto riguarda il nostro Paese, Gabriele Salvatores dirige nel 1991 “Mediterraneo”. Il film con protagonisti Diego Abatantuono e Claudio Bigagli vince l’Oscar come miglior film straniero. Nel 1998 esce nelle sale il danese “Festen – Festa di famiglia”. La pellicola, che si aggiudica il Premio della Giuria a Cannes, è un dramma familiare in cui risentimento e vendetta ne fanno da padrone. Il regista spagnolo Pedro Almodòvar dirige nel 1999 “Tutto su mia madre”, film che sfrutta tutti gli espedienti del melodramma. La pellicola vincerà l’anno seguente l’Oscar come miglior film straniero.

Un pensiero riguardo “Il cinema anni Novanta – I titoli da riscorpire

  • 3 Giugno 2020 in 08:28
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    Grazie! Questo articolo, scritto con scorrevolezza, mi ha fatto tornare alla memoria tanti bellissimi film!

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