21 Agosto 2019

Il restauro della statua del “Milite” di Viggiù e il Museo Enrico Butti

Da qualche mese è in corso, presso il laboratorio allestito all’interno del Museo Enrico Butti, il restauro del modello in gesso della statua che compone il monumento ai caduti chiamato “Il Milite” di Viggiù.
Il ripristino dell’opera è a cura di Anastasia Avveduto, laureanda in Restauro dei materiali lapidei e derivati e delle superfici architettoniche decorate, presso l’Accademia Belle Arti Aldo Galli di Como.
Butti è ricordato per aver realizzato fra le più significative opere bronzee del territorio fra le quali ricordiamo la statua di Alberto da Giussano di Legnano, il monumento a Giuseppe Verdi di piazza Buonarroti a Milano e diverse statue collocate nel Cimitero Monumentale del capoluogo lombardo e presso l’Accademia di Belle Arti di Brera.
Il Museo Enrico Butti (Viggiù 1847-1932) nasce dalla decisione dell’artista di donare la propria gipsoteca al comune di Viggiù nel 1926. L’edificio che ospita il museo viene costruito successivamente al lascito e viene dapprima ampliato negli anni ’60 per poi subire una completa ristrutturazione negli anni ’70. Attualmente il curatore museale è Ignazio Campagna (docente del Liceo Artistico A. Frattini di Varese) al quale si aggiungono il Geom. Daniele Trentini (Responsabile dei servizi Culturali) e l’Architetto Francesco Rizzi (Bibliotecario).

La nostra redazione ha posto qualche domanda alla restauratrice dell’opera riguardo il suo lavoro allo spazio espositivo Viggiutese.

Vuole presentarsi ai lettori?
Mi chiamo Anastasia Avveduto e sono una laureanda dell’Accademia Aldo Galli di Como. Il mio corso di studi – restauro dei materiali lapidei e derivati e delle superfici architettoniche decorate – come tesi di laurea prevede un’attività di restauro su un’opera.
Ho scelto di restaurare un modello in gesso proprio perché ho una grande passione per la scultura e questo tipo di materiale.
Scoperta la gipsoteca di Viggiù io e la mia relatrice – Vanda Maria Franceschetti – ci siamo innamorate delle opere di Enrico Butti e abbiamo deciso di contattare i collaboratori del museo che, entusiasta, ci hanno chiesto di restaurare il “milite” che compone il monumento ai caduti di Viggiù.

A quando risale questa realizzazione in gesso?
E’ un’opera del 1919 che per più di cinquant’anni è rimasta all’interno del solaio di questo museo ricoperta da strati di polvere (pensate a cosa possono essere cinquant’anni di sporco!) e suddivisa in tre parti. Mi ha incuriosito particolarmente per questa sua divisione che è testimonianza di come avviene la lavorazione della fusione; da come il modello in gesso realizzato dall’artista diventa poi l’opera scultorea in bronzo che ci capita spesso di osservare nelle nostre piazze.

Come mai una divisione in tre pezzi?
Questa divisione netta è realizzata proprio per via delle esigenze di lavorazione perché per poter fondere il bronzo in maniera corretta non lo si può fare all’interno di un calco di grosse dimensioni (più di due metri in questo caso). Il rischio è che la fusione non avvenga in modo adeguato, in sostanza che non penetri in tutte le zone (spesso dalle forme molto tortuose e particolari) il materiale di fusione.
Aggiungo anche che ciò che mi ha incuriosito di questa suddivisione in tre parte è la possibilità di osservare tutta la struttura interna di quest’opera, quindi tutti i “ferri”, le carte di giornale, ecc…
In questo caso l’artista ha utilizzato anche una rete metallica ad esagoni, una rete strutturale, che gli ha permesso di dare solidità e volume all’opera per poi gettare il gesso senza troppi intoppi.

In cosa consiste il suo lavoro di restauro?
Attualmente il mio lavoro consiste nel pulire quest’opera dai sedimenti accumulati dagli anni di deposito nel solaio del museo.
Dopo una prima spolveratura si è riscontrato che lo sporco è purtroppo penetrato in profondità all’interno del gesso. Quindi sto eseguendo un’accurata pulizia con uno speciale gel di origine naturale (Agar-agar ottenuto da una specie di alga marina), che permette al gesso di non assorbire l’umidità e allo stesso tempo crea un film gelatinoso che “strappa” la sporcizia in superficie. Inoltre riesce ad assorbire buona parte dello sporco che è penetrato all’interno del materiale.
Con questa lavorazione stiamo ottenendo degli ottimi risultati anche in accordo con la Sopraintendenza.

E’ un lavoro semplice?
Nient’affatto! E’ vero che le nuove metodologie aiutano molto ma bisogna anche fare i conti con delle zone nelle quali bisogna essere più minuziosi, aiutarsi con utensili appositi ed essere dotati di una grandissima pazienza.

Cosa la appassiona del “Milite”?
E’ come se quest’opera volesse in qualche modo parlarci del suo creatore e della sua epoca. Man mano che proseguo nel restauro scopro che “Il Milite” ha da raccontarmi sempre qualcosa di nuovo. Guardandolo attentamente si nota come il Butti abbia realizzato alcuni particolari tipo le pieghe dei vestiti oppure i metodi di lavorazione dell’epoca: si osservano le tracce di lavorazione come ad esempio l’uso dei punti chiave, delle spatole, ecc… e tutto ciò lo trovo estremamente curioso.

Quali saranno le prossime fasi del restauro?
Una volta terminata questa pulizia si eseguiranno delle piccole stuccature per riparare delle fessurazioni dovute dal tempo. Si eseguiranno anche dei consolidamenti perché in alcune zone il materiale è un po’ poco coeso. In ultimo il calco verrà assemblato semplicemente avvicinando i tre pezzi in modo che durante l’esposizione si avrà una visione d’insieme dell’opera ma con la divisione in tre parti a testimonianza della lavorazione. Il tutto verrà inoltre raccontato in una scheda didattica sulla fusione e sull’importanza di quest’arte.

 


Museo Enrico Butti
viale Varese 4
21059 – Viggiù VA
0332 486510
info@museiciviciviggiutesi.com
facebook.com/museiviggiutesi

Orari: Dal martedì al sabato dalle 14 alle 18.30 – sabato dalle 10 alle 14 e dalle 14 alle 18.30.
In caso di mostre temporanee è aperto anche la domenica dalle 16 alle 19.

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