Il Triangolo – L’intervista esclusiva per Vivamag


Hanno aperto per Lo Stato Sociale, Il Teatro degli Orrori, I Cani ed i Ministri e saranno di supporto ai Calibro 35 per la serata conclusiva del Black & Blue Festival. In attesa del concerto di questa domenica ai Giardini Estensi, Vivamag ha intervistato Marco e Mauro de Il Triangolo per fare il punto sul tour ed il nuovo dirompente album. 

 

Intervista di Davide Felletti 

 

Qual è stato il passaggio dal precedente disco a “Un’America”, lavoro che si avvicina ad un concept album cinematografico sul viaggio e l’immigrazione?

Marco: la parte cinematografica ha sempre fatto un po’ parte dei nostri lavori, anche in “Tutte le canzoni” era presente una componente musicale “morriconiana”. Poi in generale abbiamo sempre mantenuto nella copertine la particolarità dei credits sul front. Nel primo album rimandavamo di più ai vecchi canzonieri dove studiavi la musica. Ci piace il rimando al passato, sia cinematografico che musicale.

Il fatto dei viaggi è nato tutto da “Un’America” che è il primo singolo, quando l’abbiamo composta in saletta sapevamo che come canzone avrebbe segnato uno stacco dal primo disco. “Un’America” per noi significa un obbiettivo, un punto d’arrivo, una possibilità. Ed è quello che questo secondo album rappresenta per noi. Non siamo partiti però con l’idea di un concept sul viaggio. Anche se è un tema ripreso in diverse canzoni, è comunque arrivato dopo. Dopo aver composto “Icaro”, “Oradarada”, “Un’America” abbiamo capito che sarebbe stato quello il filo conduttore.

Quindi quale sarebbe il vostro obbiettivo?
M: Non aspiriamo a premi o riconoscimenti. C’interessa solo suonare molto di più di quanto abbiamo fatto con il tour precedente.  Vogliamo raggiungere più persone possibili. Per noi il momento importante non è suonare prima di una grande band. Se capitasse sarebbe una grandissima esperienza, ma non sarebbe un punto d’arrivo. Preferiamo suonare in cento posti piccoli assieme ad altre band simili  a noi.

Invece per la produzione artistica di “Un’America” vi siete affidati nuovamente a Sergio Maggioni!

M: L’abbiamo conosciuto tramite la Ghost Records (etichetta discografica de Il Triangolo ndr). Ai tempi di “tutte le canzoni” c’erano state un po’ di tensioni, per noi era la prima esperienza in studio e ci mettavamo un po’ a capire i suoi consigli. Poi abbiamo visto che lavorava molto bene, il primo disco ci è piaciuto molto per come è venuto e così, autonomamente, l’abbiamo richiamato per il secondo. Il suo apporto è stato fondamentale sia nel primo che nel secondo disco. Il lavoro di stesura inizia mesi prima di entrare in studio. Io sono andato spesso a casa di Sergio a provare i pezzi e farglieli sentire, anche per capire che direzione prendere. Arriviamo in studio con il sessanta per cento delle idee chiare. Noi siamo abituati così e ci piace lavorare così, con un esterno che c’indirizza.

La Ghost in  tutto questo che ruolo ha?

M: Alla Ghost abbiamo mandato tutto il materiale in fase embrionale, molte più canzoni di quelle che abbiamo inserito nel disco. Hanno visto che c’era il materiale per dare vita ad un nuovo cd e hanno dato l’ok. Di mese in mese gli mandavamo i progressi. Con loro poi si è costruito un rapporto professionale ma anche d’amicizia. C’è molto fiducia e credono in quello che vogliamo fare.

Invece in molto brani di “Un’America” avete inserito delle parti di elettronica. Nel tempo penserete di accentuare sempre più questo aspetto. Avete mai pensato a dei remix dei vostri pezzi?

Mauro: Sarebbe interessante magari un remix, soprattutto per quanto riguarda canzoni come “Con Lei”.

M: Nessuno però ce l’ha ancora proposto. Conosciamo persone che potrebbero farlo, come Simone Lanza di Waxlife, però non c’è stata ancora una richiesta. Le canzoni del primo album non si prestavano.

Mauro: Adesso invece ci sono dei pezzi che si presterebbero ad un lavoro del genere.

M: Noi comunque ascoltiamo anche elettronica.

Mauro: …Major Lazer!

M: … o Moderat! Non abbiamo confini.

Per quanto riguarda il live invece avete qualche punto di riferimento?

M: In genere ci piacciono le band che suonano bene dal vivo. Può sembrare la cosa più banale del mondo ma non lo è. Molte ormai non ne sono capaci. E per noi è importante cercare di suonare il meglio possibile con un approccio molto fisico e rock’n’roll.

Mauro: Non c’interessa una cosa studiata a tavolino. Preferiamo un chimica più spontanea rispetto anche a quello che sposta il pubblico.

Come lo gestite l’approccio con il pubblico? Riuscite facilmente a farvi capire?

M: Se ci conosce è tutto più facile e si crea un certo feeling. Se invece non ci conosce è più restio però…

Mauro:  …però qualcosa si accende.

M: Facciamo un genere dove molti all’inizio si chiedono “ma questi cosa stanno facendo?”. Spesso bisogna aspettare metà concerto prima che la situazione si scaldi.

Ma il pubblico ai concerti sente già la differenza tra il primo ed il secondo disco?

M: Non ancora, magari è un po’ presto. Fino ad ora sono pochi quelli che hanno assimilato le canzoni nuove.

Mauro: anche perché quello che magari piaceva tantissimo nel primo disco nel secondo non c’è quasi più.

M: Abbiamo avuto recensioni di persone che hanno apprezzato il primo disco e non il secondo e viceversa. Altri che hanno recensito positivamente entrambi i lavori. La differenza comunque si è sentita. Forse l’hanno sentita di più gli altri di quanto l’abbiamo sentita noi.

Ci sono invece delle band della nuova ondata a voi affini, con cui condividete anche solo l’attitudine?

M: I Selton sicuramente per attitudine! Suonano bene, fanno un bellissimo live e coinvolgono molto. Anche se fanno un genere di musica diversa dalla nostra, che magari non mi metto ad ascoltare a casa. Antonio Di Martino è un altro che ci piace.

Mauro: I Ministri!

M: Ecco per l’approccio sul palco i Ministri sono un nostro punto di riferimento. Suonano alla perfezione dal vivo.

A livello di festival, concerti e presenze come vi sembra la scena?

Mauro: Il pubblico del sud è molto più curioso, più aperto. Al nord le situazioni sono più settoriali.

M: Insieme alla nascita di molte band c’è stata la nascita di molti festival in tutta Italia, soprattutto al centro e al sud. Mi viene in mente l’esempio di Chianciano Terme, è un paesino dove vanno a rilassarsi gli anziani e ci fanno questo festival con un palco degno dell’Heineken, con band internazionali come headliner.

Mauro: …e ci sono anche tante realtà nate da un gruppo di ragazzi che pur non avendo molto denaro da investire riescono a creare delle situazioni molto fighe. Mi viene in mente Lu dove abbiamo suonato l’anno scorso…

M: …il festival si chiama “La Repubblica Indipendente di Lu”. E’ un paesino piccolissimo. Il festival dura un week-end e c’hanno fatto suonare band come gli M+A che sono stati chiamati anche a Glastonbury! Ed è tutto non a scopo di lucro. D’interessate c’è anche il Filagosto dove andremo ad aprire gli Zen Circus! Il bello è che chiamano anche headliner conosciuti affiancati da band locali. C’è anche un impegno nel voler far conoscere realtà nuove, valorizzando il territorio.

E tornando ai vostri concerti quanto si limona?

M: Gli altri un sacco (ride)!

Mentre la battutina su Renato Zero quanto volte ve l’hanno fatta?

M: Troppe! A volte mi pento di aver proposto questo nome con troppa leggerezza (ride)!

Invece com’è andata l’intervista su Playboy? Come ci siete finiti?

M: Thomas, il nostro bassista, lavorava ad American Apparel e aveva un po’ di contatti con degli stylist. Alcuni di loro sapevano che lui suonava in una band e c’hanno proposto di fare il servizio.

Mauro: in Playboy non ci sono solo donnine nude…

M: …ma anche uomini brutti (ride)!

Nei testi di “Un’America”, ci sono molti riferimenti reali o personali?

M: C’è sempre qualcosa. In particolare in Varsavia ho preso spunto da un episodio vero. La mia ragazza faceva la hostess di volo ed il suo pilota, durante il suo primo volo a Varsavia, accompagnò questa ragazza, passeggera dell’aereo, di cui si era innamorato. Le successive volte tornò a Varsavia, non come pilota ma da innamorato. Si parla di una storia d’amore a distanza, tra due persone che parlano lingue diverse e nonostante tutto riescono ad  amarsi.

La parola “Oradarada”, invece cosa significa? E’ il titolo di una vostra canzone, ma anche inserendola in google non esistono fonti o significati.

M: E’ come dire “trallallero”. Stavo girovagando su youtube in cerca di musica russa e sono finito sulle pagine con le descrizioni tutte in cirillico. Ho cliccato su un video a caso e mi sono ritrovato questo canto registrato con un microfono dell’ottocento. Un coro di uomini la cui melodia mi ha dato lo spunto per scrivere l’intera canzone.

Molto più dance rispetto alle altre… pensate di prendere questa direzione per il prossimo album?

Mauro: Saremo tre dj nel prossimo album (ride)! Però a pensarci molti lo fanno parallelamente. Anche Dente ha un suo djset. Persino al MIAMI, Vasco Brondi (ride) ha messo i dischi!


Si ringrazia Ghost Records

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