Klogr – L’intervista di VivaMag

VivaMag ha incontrato Gabriele “Rusty” Rustichelli, leader della band alternative metal italo-americana…

Sei la presenza costante della band, quella che negli anni ha tenuto alta la bandiera dei Klogr. Cosa si prova ad essere un po’ il simbolo di questa band?
Portare la bandiera della band non è sempre stata una scelta, ma spesso una necessità. Avrei preferito avere line-up stabili per questo viaggio, ma le circostanze della vita non lo hanno permesso. È vero che il propulsore del progetto sono sempre stato io, ma è altrettanto vero che la l’apporto degli altri musicisti è sempre stato essenziale. Non ho emozioni particolari ad essere il “simbolo” della band, come detto preferirei dividere e condividere il ruolo con altri. Io non mollo il progetto perché è profondamente parte della mia personalità. Non potrei farne a meno, comprendo però che per altri non sia stato così.

Maki, Logan Mader, Alteria e Ralph Salati: questi alcuni dei nomi annoverati nel vostro percorso artistico. Ci saranno altre novità, nel futuro dei Klogr?
Non ho mai posto limiti alle collaborazioni, anzi ne avrei fatte molte altre. Il problema è che in Italia siamo abbastanza individualisti e non è facile. C’è sempre il sospetto che si facciano collaborazioni per “ottenere visibilità”. Io ho sempre tentato di farle per amicizia, rispetto e voglia di condividere qualcosa. L’ultima esperienza ad esempio, è passata un po’ in sordina, eppure stiamo parlando di Art Cruz (Prong, Lamb of God, Winds of plague). La cosa è nata in modo spontaneo, solo per la voglia di fare qualcosa insieme e per l’amicizia che ci lega. Per ora non abbiamo altre collaborazioni in programma, ma non escludiamo nulla.

Oltre ad amare la musica sei impegnato nella missione Sea Shepherd. Di cosa si tratta nello specifico?
Tempo fa entrai in contatto con questa organizzazione dedita alla protezione della fauna marina. Ne avevo sentito parlare in altre occasioni, ma non ero mai entrato nello specifico. Da ex diver la cosa mi interessava molto. Una volta suonammo come ospiti a una loro serata: lì conobbi parte dello staff dei volontari. Da quella volta abbiamo sempre supportato la causa e diffuso il loro operato attraverso live, video e qualsiasi altro mezzo. Cercano di salvare e salvaguardare la fauna marina a rischio d’estinzione a causa di pesca eccessiva, bracconieri e gente spietata che stermina specie animali solo per uno schifoso guadagno. Sono in prima linea per far sì che questi episodi escano alla luce del sole e che l’opinione pubblica inizi ad indignarsi un po’ per come trattiamo il nostro pianeta. Supportare Sea Shepherd è una delle cose che mi spinge ad andare ancora in tour e fare concerti per pochi spiccioli. Almeno ho un motivo per sbattermi.

La scena musicale italiana resta sempre un punto interrogativo soprattutto per le band che scelgono di cantare in inglese. Credi che vi possa penalizzare aver optato per una lingua differente dalla nostra?
Credo che il nostro genere si possa fare quasi ed esclusivamente in Inglese. Nasce così, si sviluppa così, ed è difficile da snaturare. La lingua inglese è più ritmica; quella italiana finisce tutta per vocali, che la rendono melodica (o neomelodica). Non la trovo molto adatta, anche se stimo band che cantano in italiano. L’Italia ha “snobbato” fino a poco tempo fa i Lacuna Coil. Immagina se porta sul palmo noi! Non credo che si avranno molte soddisfazioni dal nostro paese, anche se quelle che arrivano sono sentite e sincere. Quindi a noi bastano.

Credi che sia possibile “svecchiare” i gusti musicali in Italia? Parlo di quella fetta di pubblico che predilige il pop leggero rispetto a generi come il vostro.
Non è praticamente possibile. Non lo abbiamo nel dna. Quando in giro per il mondo c’erano Beatles e Rolling Stones, o ancora prima il blues che apriva le porte al rock’n’roll noi avevamo il ballo del mattone, e tutta la musichetta da intrattenimento. Non abbiamo una cultura musicale che va oltre il pop e la classica e non valorizzeremo mai i talenti che abbiamo in casa, li lasceremo scappare come stiamo facendo scappare la nostra cultura, più apprezzata all’estero che in casa.

Ci sono band che apprezzi e che porteresti in tour?
Beh per quel che riguarda le band Italiane sono di parte e lo ammetto. Mi piacerebbe molto viaggiare con Kismet (band di Crivez attuale nostro chitarrista), Celeb Car Crash (band del nostro primo chitarrista), TimeCut (che per qualche anno sono stati la formazione dei Klogr). Sono amici e persone che stimo. Poi, il sogno nel cassetto è sicuramente un tour con i Lacuna Coil. Non per fare il ruffiano, ma li stimo moltissimo per la carriera che si sono costruiti e i risultati raggiunti (oltre ad avere un’attitudine particolare). Al di là che la musica non sia al 100% nei miei gusti, quando sei in tour è più importante stare bene con le persone che non condividere i gusti musicali.

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