L’angolo della lettura – Sorj Chalandon

“Non fidatevi dei miei nemici, e ancor meno dei miei amici. Fuggite quelli che sosterranno di avermi conosciuto. Nessuno è stato dentro la mia testa, nessuno. Se oggi parlo, è perché sono l’unico a poter dire la verità. Perché dopo di me, spero nel silenzio”.

Uno dei più bei romanzi sulla storia del conflitto nordirlandese, ripercorso fin dai primordi attraverso la biografia del protagonista Tyrone Meehan, lo ha scritto il francese (nato a Tunisi nel 1952) Sorj Chalandon, giornalista per «Libération» (di cui è stato a lungo inviato in Irlanda del Nord, a partire dal 1977). Nel corso dei suoi lunghi soggiorni a Belfast per espletare la propria attività lavorativa, Chalandon conobbe personalmente Denis Donaldson, eroe dei ragazzini dei ghetti cattolici di Belfast e dell’intera Irlanda del Nord, alta personalità dell’Ira e dello Sinn Féin, che nel 2005 dichiarò pubblicamente di aver passato informazioni agli inglesi per vent’anni: al seguito di queste rivelazioni, Chalandon, che nel frattempo si era affezionato non solo personalmente a Donaldson (al punto di essere legato a lui da un’amicizia profonda e fraterna), ma anche alla causa repubblicana, si sentì tradito in prima persona e di qui è sortita la necessità urgente di raccontare la storia di questo tradimento. E lo ha fatto con Chiederò perdono ai sogni (Keller, 2014, vincitore del “Grand Prix du roman de l’Académie française nel 2011), che riprende il discorso già avviato con Il mio traditore (Mondadori, 2009).

Chiederò perdono ai sogni comincia con l’ormai anziano Tyrone Meehan, veterano della causa repubblicana, che si appresta a scrivere un diario procedendo su due binari paralleli, raccontando in presa diretta i giorni che lo separano dalla morte e quelli in cui richiama gli eventi della propria esistenza (passando dalla guerriglia di strada alle brigate dell’Ira, fino a giungere a Long Kesh nei mesi in cui vi si trovava detenuto anche Bobby Sands) e la storia di un intero popolo in lotta.

Per l’«Irish Times» solo uno “straniero” (anche se Chalandon si definisce irlandese d’adozione) avrebbe potuto affrontare senza condizionamenti un tema così delicato come quello del tradimento. Proprio stando in prima linea e avendo così la possibilità di raccontare senza alcun filtro gli avvenimenti che hanno caratterizzato questa tragedia politico-militare, lo stesso Chalandon si è conquistato una certa credibilità a Belfast: al punto che, proprio dalle colonne di «Liberation» l’Ira ha annunciato nel 1994 per la prima volta che deponeva le armi, dando avvio al processo di pace che è ancora in corso.

Denis Donaldson è stato ucciso il 4 aprile del 2006.

Laura De Bernardi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.