L’angolo della Lettura – Wilkie Collins

Torno a scrivere di Wilkie Collins (1824-1889) in occasione della pubblicazione, finalmente anche in lingua italiana (nella bella traduzione di Alessandra Tubertini per Fazi), del suo capolavoro assoluto, Armadale.
Amico e “collega” di Charles Dickens sulle pagine della rivista «Household Words», Wilkie Collins è meritoriamente considerato il padre del genere poliziesco (tant’è che viene menzionato nei manuali di letteratura per aver scritto, nel 1868, il primo giallo, La pietra di luna); studiò legge e divenne avvocato, senza mai esercitare la professione ed avvalendosi della conoscenza criminale nei suoi numerosi scritti (venticinque romanzi, più di cinquanta racconti, numerose opere teatrali).
Armadale è un nome, ma il romanzo in oggetto non è la storia del personaggio che lo porta, bensì la storia di addirittura quattro Allan Armadale, due padri e i rispettivi figli. Nel momento in cui l’anziano Allan Armadale, in punto di morte, affida ad una lettera una terribile confessione, non immagina nemmeno lontanamente le tragiche e rocambolesche ripercussioni che ne sortiranno: il segreto rivelato coinvolge la misteriosa Lydia Gwilt, diabolica tentatrice dai capelli rosso fuoco, dipendente dal laudano e avvelenatrice di mariti. Questo dramma appassionante e avvincente ruota intorno ai maliziosi intrighi accuratamente ricamati e confezionati da Lydia con l’assistenza dell’avida Maria Oldershaw: identità confuse e sovrapposte, maledizioni ereditate, rivalità amorose, spionaggio, denaro… e assassinio. Il personaggio di Lyadia Gwilt orripilò i critici dell’epoca al punto che un recensore la descrisse come «una delle donne maligne più recidive di sempre, i cui espedienti e le cui brame hanno infangato la narrativa».
Con le parole di Alessandro Baricco, che confermo appieno «È impossibile smettere di leggere Wilkie Collins».

Laura De Bernardi

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