Le confessioni di Anne Sexton

Le pareti della grotta

erano di tutte le sfumature del blu e

tu dicesti,”Guarda! Hai gli occhi

color del mare .Guarda! Hai gli occhi                                                            

color del cielo”. E i miei occhi

si chiusero come se fossero

d’improvviso imbarazzati.

Dissacrante, ironica, sprezzante: sono questi i primi aggettivi che vengono in mente quando si sente il nome di Anne Sexton (1928-1974). La sua non è una vita facile: il rapporto tormentato con la madre e con l’essere madre, una ricerca d’amore disperata, le paure e i sensi di colpa, una società maschilista opprimente, i continui attacchi di panico e i tentativi di suicidio. La poesia diventa per la Sexton una terapia, un modo per esprimere il macigno che la schiaccia da dentro. E il risultato non è per nulla una poesia angosciosa, anzi. L’ironia e il cinismo con cui scrive rendono i versi quasi divertenti, sicuramente accattivanti. Le parole diventano aghi con cui pungere, coltelli capaci di squarciare la facciata di una realtà, quella borghese, in cui le donne si rinnegano e si nascondono dietro ideali e stereotipi che sono stati loro affibbiati. E se la sua è una confessione vera e propria, allora temi come mestruazione, sesso, adulterio, frustrazione, aborto e masturbazione non sono più dei tabù. Purtroppo la Sexton non è riuscita a scacciare quegli “angeli malvagi” che abitavano la sua testa, ma la sua poesia può essere un faro per chi, come lei, sente che la propria voce rimane ingiustamente inascoltata.

Certe donne sposano case. / É un altro tipo di pelle; ha un cuore, / una bocca, un fegato e movimenti intestinali. / Le pareti sono stabili e rosa / Guarda come sta in ginocchio tutto il giorno, / a lavarsi fedelmente. / Gli uomini entrano con la forza, risucchiati come Giona/ Nelle loro madri carnose. / La donna è madre di se stessa. /  É questo che conta.

Poi a letto penso a te, / la tua lingua metà oceano, metà cioccolata, / alle case dove entri con disinvoltura, / ai tuoi capelli di lana d’acciaio, / alle tue mani ostinate / e come rosicchiamo la barriera / perché siamo due. / Come vieni e afferri la coppa di sangue,/ mi ricompatti e bevi la mia acqua salata. / Siamo nudi. / Ci siamo denudati fino all’osso / e insieme nuotando risaliamo il fiume, / l’identico fiume chiamato Possesso / e vi sprofondiamo insieme. Nessuno è solo.

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