18 Giugno 2019

"Le Mani in Tasca" - Scrittori di Provincia

Scrittori di Provincia è una rubrica a cura di Chiara Bellotti.

Qui potete trovare i racconti completi e le poesie degli scrittori/scrittrici della provincia!

Le Mani in Tasca – di Federica Marta Puglisi

La luce della sera inondava i tetti di un lieve giallo pastello. E lei era lì, sul gradino del suo balcone, con il volto rigato dalle ombre della ringhiera.
La via era gremita di rumori che rimbombavano aggressivi tra i muri spessi. L’odore del soffritto saliva dal pian terreno mescolandosi al profumo di bucato appena steso della casa di fronte. Lo sbattere di un tombino dissestato trovava agio comune nel tremante rumore della vecchia insegna del bar vicino l’incrocio.
Lei al centro della nostra scena con il volto fiero, lo smalto sgretolato e le calze a rete.
Era un posto dove non si poteva essere soli, neanche volutamente.

Li riconoscevo dal passo. Riconoscevo il loro andamento.
Le mani in tasca, la testa bassa, il corpo a ridosso del muro. Quella strada dissestata distruggeva ogni qualsivoglia gentiluomo. Il loro buon portamento insomma, andava letteralmente a farsi fottere. Ognuno di loro aveva un nome, taciuto e nascosto insieme alle loro mani; nelle tasche.
Le gesta sempre le stesse, come il mio sorriso uguale per tutti, nessuno escluso.

Purtroppo in quel luogo non esistevano stagioni. Il tempo era relativo, lo scorrere decisamente lento tra il totale controllo e l’assoluta incertezza. Ma avevo una buona resistenza anche quando non apparentemente mi allontanavo un istante. Un vivere meccanico si appropriava del mio essere in quel susseguirsi di epiloghi. Una professionista insomma.

Sì, eravamo figli di un dio minore.
Figli di un dio minore, ci chiamavano così.
Bene ma lo eravamo tutti, lo eravamo tutti.
Io, loro e quelli che ci guardavano.
Tutti seviziati da una società ingombrante si diceva; dove il povero resta povero e i sogni nel cassetto.

Bene, non avevo neanche il cassetto in cui riporli, in quell’arrendevole primo piano.

Ricordo..
Si entrava direttamente dal balcone, dopo aver percorso le scale in sasso che univano in una frazione di secondo, il mio letto alla mia strada… Avevo una tenda verde, di quelle pesanti, davanti alla porta d’ingresso, il cancello ormai arrugginito ed inutilizzabile.
Ah, quel cancello; sempre aperto. Alcuni non dovevo neanche aspettarli sulla strada.  Credo fosse un’autonoma ricerca dello smarrimento. Insomma conoscevano la strada. Perché non perdersi volontariamente?
Era un vortice d’amore e non amore, giustificato dalla rispettosa considerazione della mia professione.

Ma, a volte la mia professione faceva davvero schifo. Lo riconosco.
Come potrei raccontare loro mani sudate, e le loro bocche.

Dio, la loro bocca che non mi apparteneva. Quella bocca sconosciuta che si appoggiava in ogni dove, mentre arrendevolmente mi lasciavo accarezzare.

Avevo schifo di quelle bocche. Dalla negazione al peccato. Dalla privazione all’atto osceno.
Da quelle bocche passava tutto.

Ma lo facevo. E lo rifarei. Perché in quelle quattro mura il loro corpo provava piacere. Forse l’unico della giornata.
E se provare piacere in un’ardita concessione è scandaloso. Scandalizzatevi.

In virtù dei fatti, il nobile piacer, seppur peccaminoso, resta pur sempre un piacere. Sono nata qui, non posso pensare di essere diversa. Non posso credere di poter diventare qualcosa di molto lontano dal mio vero essere.

Non perché io non abbia ambizioni. La mia è solo una profonda riconoscenza di ciò che sono stata. Rispetto. Devozione. Contatto con la realtà.

Faccio parte di un’intera opera. Di una grande storia.
Come quel fiore che nasce dal letame; fuori dall’ipocrisia e dalle regole della buon costume.

Quando elevarsi non significa solo salire al primo piano.

 

Federica Marta Puglisi è nata a Milano il 17 gennaio 1984 e vive a Varese. E’ graphic designer per dovere e madre di due bambini di 6 e 9 anni per assoluto piacere.
Scrive da sempre e con grande costanza. È una necessità primaria che asseconda senza filtro.

Il racconto, del tutto inedito, è tratto dal manoscritto “Sala d’Attesa” di prossima pubblicazione.

Per partecipare alle selezioni per le prossime pubblicazioni basta inviare un testo (breve racconto o poesia), accompagnato da un commento e una breve biografia (nome, cognome, data di nascita sono sufficienti) all’indirizzo e-mail: vivamagraccontiepoesie@gmail.com

 

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