“(Quasi) tutte storie inventate” – L’Officina della Camomilla – Intervista esclusiva per VivaMag





Additati dalla critica come la band che manderà in rovina la musica italiana, L’Officina Della Camomilla ritorna, dopo un tour devastante di oltre settanta date, pubblicando il nuovo Ep Squatter. Tra una bottiglia di vodka e l’altra, hanno raccontato al nostro Davide Felletti come il loro disagio inebriante sia un elemento di cui tutti i fan, compresi Lo Stato Sociale, si sono innamorati.

Il nome da dove arriva?

Tutti: Eeeh!!!

No, un attimo, Ilaria mi ha detto che vi siete conosciuti dentro l’officina!

Ilaria: Ci siamo conosciuti perché abbiamo iniziato a suonare insieme.

Anna: Ilaria stai dicendo delle stronzate (ride).

Gaetano: E’ successo tutto a caso.

A: Allora le due domande che non si fanno mai, “come nasce il nome” e “nasce prima il testo o la canzone”.

G: …o anche “perché cantate in inglese”?

Ok, partiamo dalle canzoni. Parlano di queste ragazze pazzesche che fanno cose allucinanti e alcune di loro hanno lasciato il tipo, o si sono staccate dal tipo oppure il tipo c’è rimasto sotto. Ma sono storie naif inventate o è tutta vita vissuta?

Francesco: Sono tutte storie inventate. Tranne una! “Charlotte”. Esiste.

A: Anche “Cecilia” abbiamo scoperto!

F: No, no!

A: Eeeh! C’hanno detto che esiste…

F: “Charlotte” si chiama Carlotta Clivio. Era una che frequentavo e mi è venuto in mente di scrivere questa canzone per lei. Però ho fatto mille testi. La versione che avrai ascoltato è l’ultima delle ultime.

Ma per i testi arriva direttamente Francesco o…

A: Questa domanda è camuffata da “Nasce prima il testo o la canzone”.

No, no, è camuffata da “quanto ve ne frega del testo”: ci sono dentro le storie di ognuno di voi? 

G: No, no. E’ tutto lui, è tutto Francesco.

I: Lui arriva con la canzone in versione demo e poi la stravolgiamo.

G: Ci sono certe canzoni finite sull’album che sono per l’ottanta percento fatte da Francesco, registrate con garage band. Dagli in mano una cosa disagiata e ti tira fuori tutto questo.

Ma prima di “Raccolta di Demo” eravate già in cinque perché vi eravate incontrati all’officina oppure…

I: Partiamo da questo, non esiste nessuna officina come luogo materiale.

A: L’officina era Francesco che caricava i suoi pezzi su Youtube. Da un anno e mezzo siamo questa band di cinque persone che pestano tanto sul palco. Prima non esisteva la band. Esisteva solo il progetto. Ora esiste la band. Dal 2009.

Gaetano: …e adesso c’è anche l’erba!

Tutti: Eeeh!!!

E prima cosa c’era?

F: Eravamo un trio acustico. C’era il vuoto pneumatico, ed io con il buon Marco e Claudio, che non c’è più, abbiamo fatto un tour di un anno in giro.

A: …perdendo i caché sull’aereo (ride).

F: Ci sono state un sacco di formazioni. Avevamo anche una cantante, Beatrice, che adesso non c’è più. Perché… vabbeh.

Non le piacevano i testi?

Francesco: no, no, l’ho uccisa (ride).

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E Ilaria e Anna… come siete arrivate?

I: Francesco si è speso tantissimo per averci.

A: Si, perché gli altri componenti della band non volevano donne. Io sono arrivata da un mio progetto personale che era Intercity, però non c’erano delle buone vibrazioni all’interno della band. Era un periodo in cui tutto il mondo mi chiedeva di fare band e rispondevo sempre di no. Non m’interessavano. Poi ho suonato al Rocket, sbronzissima, ed è arrivato Francesco con il suo disagio, i capello davanti al viso e mi ha detto “Vuoi suonare nell’Officina?”. Non so per quel motivo ho risposto “Boh, parliamone” e con la sua lungimiranza, Francesco mi ha detto “Dobbiamo fare una data a Torino”. E quella data a Torino si è trasformata in settanta date.

I: la cosa bellissima è che quando è arrivata per la prima prova ci ha chiesto “Parlatemi del progetto” e noi “Eeeh! Boh, noi beviamo e suoniamo sul palco”. Eravamo nella vecchia saletta con i microfoni che pendevano, attaccati con lo scotch!

A: Ed il primo concerto è stato sette giorni dopo, con duemila persone in una location che ancora oggi ci sogniamo. A Torino. E’ stato gigantesco. Anche orrendo dal punto di vista tecnico. Non per colpa dei fonici ma per causa nostra. Eravamo al Museo di Scienze Naturali. E mi ricorderò sempre di Lodo (cantante de Lo Stato Sociale. Ndr) “Bella lì! Con te siamo a posto, con gli altri devo fare un grande discorso”.

E li è nata la collaborazione con la Garrincha Dischi (etichetta discografica)?

A: No, con la Garrincha eravamo già in contatto da tempo. Il discorso di Lodo è stato “Siete cinque persone senza un senso, troviamoglielo”.

G: Così stai descrivendo un progetto a tavolino. Siamo una Boyband insomma (ride)!

Quindi diventere “Francesco e l’Officina della Camomilla”?

A: ‘sto cazzo (ride)!

Ma adesso state cercando di vivere di questo o rimarrà un hobby fatto seriamente?

A: Siamo a metà! Siamo nella fase in cui non ci vivi ma è un impegno di tempo anche  verso chi viene a sentirti. Ce lo siamo detti più volte. Nel tour precedente c’erano date in cui eravamo devastati di alcol e non riuscivamo neanche a mettere insieme tre accordi.

G: Il giorno dopo non ci ricordavamo nemmeno che canzoni avevamo fatto.

A: Adesso non succederà mai più (Il resto della band ride di gusto). Sappiamo che ora c’è l’impegno anche da parte di gente che non è qua, persone che ci seguono, ovvero un fonico, un tour manager e non possiamo devastarci completamente prima del concerto (Il resto della band ride ancora di gusto). Vabbeh, dai! Sono successi episodi in cui Francesco è svenuto sul palco!

I: A Firenze! Era verde, l’abbiamo visto collassare sulla spia!

G: Diciamo che le nostre richieste per l’alcol sono molto più complesse di quelle tecniche per il palco (ride).

Guardate, tra me e me pensavo, non so, che Francesco facesse Lettere e Filosofia (tutta la band si mette a ridere), Anna fosse una barista e Marco facesse il bassista incazzato, quello serio.

I: Lui è la colla! Ci rimette in riga quando scleriamo tutti quanti.

Nel senso che è l’unico astemio?

F: nessuno è astemio (ride).

Ma il vostro fonico cosa pensa di voi?

Fonico: Io sono stato assunto per limitare i danni. La prima volta che volevo andare a vederli suonavano al Magnolia e la serata è stata annullata. Allora li ho chiamati per farli suonare nel mio bar (L’ ideal a Magenta), e alle quattro e mezza del pomeriggio c’era già l’evento su facebook. Poi dopo un po’ di mesi mi hanno chiamato: “Pronto, Federico? Il fonico dell’Ideal? Francesco dell’Officina della Camomilla ti vuole come fonico per il suo tour!” e da lì non sapevo cosa mi sarebbe successo (ride)!

I: Gli mancava un esame e non si è più laureato!

In lettere e filosofia?

I: Ingegneria aereospaziale!

Fonico: Aereonautica!

Marco: Si, infatti è lui che ripara il furgone (ride)!

Invece il manager cosa ci dice?

Tutti: Eeeeeh!!!

G: Prima eravamo i suoi pupilli, adesso non più. Ringraziamo molto il suo Crysler!

I: Giravamo con la sua macchina. Un Crysler che ci ha mollato a piedi a Fermo.

A: Siamo rimasti completamente a piedi. Macchina morta.

Fonico: Siamo arrivati con quattro ore e mezza di ritardo. Ma poteva andarci molto peggio!

M: In effetti per i nostri standard!

Ok, ma riprendendo il discorso iniziale, voi cosa fate nella vita?

F: Io un cazzo!

A: Io lavoro nella pubblicità, Gaetano nel mondo dell’advertising.

M: Io trasloco e studio.

I: Io studio Storia dell’arte.

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Invece con la Garrincha com’è iniziato tutto quanto?

I: La storia bella è che quando è iniziato tutto, la Garrincha aveva preso un altro gruppo di Milano.

L’Orso?

I: Esatto, Francesco, subito dopo L’Orso ha scritto una mail a Garrincha dicendo “Prendete anche noi!”. Su Youtube l’Officina funzionava abbastanza.

A: Però è Lodo che ci ha portati dentro.

I: Si, non so quanto la mail delirante di Francesco sia stata presa in considerazione.

F: …e mi hanno risposto anche!

Ok! Passando ad altro invece, quanto limonate ai concerti?

I: Diciamo che c’è un’accanita schiera di fan…

A: Diciamo che potremmo limonare un sacco.

Ma vi trattenete…

A: Beh, io sono fidanzata.

M: Devo dire che anch’io ho un discreto seguito maschile (ride)!

G: Scherzi a parte, ci sono tante scene d’isterie di massa che non ti spieghi.

Invece per quanto riguarda la svolta della vostra carriera?

A: Sicuramente Torino è stata importante. Ma di momenti così ce ne sono stati tanti. L’ultimo è il concerto di Prato. Senza menarcela, è stato sopra le aspettative. Tante piccole soddisfazioni ma mai da dire, “tiriamo una riga, da oggi l’Officina è ecc. ecc.”. In Italia una band non è mai arrivata. Forse adesso gli Afterhours possono dire che c’è una svolta. Loro riempiono l’Alcatraz due volte di fila. Noi abbiamo sempre avuto piccole cose che c’hanno fatto pensare “Ok, forse non siamo gli ultimi degli stronzi”. L’Hiroshima a Torino è stato importante. Anche a Prato è stato incredibile!

Cos’è successo?

G: C’era una marea di gente.

A: La Toscana ed il Veneto sono due terre in cui noi proprio non funzioniamo. Siamo arrivati a Prato un po’ tesi. E alla fine è arrivato Federico Rock dicendoci “Più di trecento paganti” che per noi sono tanti. Quello è stato una tacca su un calendario!

I: L’Hiroshima invece è stata la prima volta in cui ci siamo davvero trovati insieme.

E Il concerto che è stato ripreso nel video “Un Fiore Per Coltello”?

I: Era a Torino, però alla prima data in cui suonavamo insieme. C’era troppa gente e molti non sono potuti entrare. Allora, finito il concerto, ci siamo messi a fare un piccolo set acustico all’ingresso.

Ma la Garrincha cos’ha apprezzato di voi? Le vostre demo erano belle grezze…

A: Forse il disagio, dato che Garrincha vive sull’onda del disagio.

In che senso?

G: in questo momento in Italia c’è tanto disagio, e noi andiamo a beccare tutti (ride)!

I: Ma non è vero! Non puoi dire che la gente è disagiata se ci ascolta!

G: Ma è vero! Il nostro pubblico è gente disagiata che non sta bene. Non perché è matta, ma è in quella fase della propria vita in cui c’è l’introspezione e l’isolamento. La ricerca di qualcosa di più.

Ed il featuring con Lo Stato Sociale?

I: Lo Stato Sociale ha iniziato a suonare un nostro pezzo durante i concerti (conosciuta per il verso “…siamo pieni di droga…”).

M: Si, tra l’altro, a Roma, finita di suonare “La tua Ragazza non Ascolta i Beat Happening”, arriva un tizio e ci fa: ”Bravi, bravi. Ma la cover dello Stato Sociale ve la potevate risparmiare!”.

Che smacco!

I: Detto questo, per farci fare il video c’hanno messo in un locale di Bologna, vuoto, assieme allo Stato e c’hanno detto: “Interagite!”.

G: Che è quello che i registi dicono nei film porno prima d’iniziare le riprese (ride)!

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E il vostro rapporto con la droga? E’ una cosa che vi appartiene un po’ come il caffè dopo pranzo oppure è un modo per rappresentare l’euforia di certi sentimenti, come l’amore?

F: Questa canzone in particolare della droga… la droga non esiste, esiste la corsa, la parte centrale della canzone, che dice “Io corro con te, sbatto la testa sulla tua”. E’ correre, scappare insieme ad una persona per sempre. E’ l’adrenalina che dà quel momento, paragonabile all’assunzione di droga.

G: …e per questo facciamo un uso spropositato di droga (ride)!

I: Ecco, come rovinare tutto!

E cosa hanno pensato i vostri genitori dopo aver ascoltato questo pezzo?

I: Mia mamma è venuta in camera e mi fa “Ila, dobbiamo parlare. Ho ascoltato l’Officina, la canzone, i testi… non è che potreste cantare qualcosa di più allegro tipo… siamo pieni di gioia? Oppure pieni di vita?”.

F: Io una sera quando c’erano i genitori di Ila a sentirci o modificato il testo apposta per loro!

Ma i vostri fan che vi seguono ai concerti?

G: Si drogano!

I: No, dai. Sono la cosa più bella del mondo.

F: Sono tutti pazzi. Cantano, Urlano.

I: A me ha scritto uno che era in un periodo buio della sua vita dicendo che la musica dell’Officina l’aveva salvato! E’ una cosa pazzesca! La gente non rimane indifferente. L’officina di solito provoca o un odio intrinseco o un amore eterno.

F: Non c’è una via di mezzo.

E le critiche che vi hanno fatto?

I: Un sacco di gente l’anno scorso ha criticato, senza però parlare del disco. Dicevano che saremmo diventati il gruppo che avrebbe mandato in rovina la musica italiana. E noi che avevamo appena iniziato, ci dicevamo “Ma come?!? Perché Dobbiamo Addossarci questa responsabilità enorme?!?”. D’altronde tutte le critiche negative che abbiamo avuto dimostrano che qualcosa abbiamo smosso. Che stiamo facendo qualcosa d’incredibile per avere tutta quest’importanza.

A: Il Mucchio c’ha augurato quindici minuti di successo e poi di bruciare morti. Con schiaffi in faccia all’ennesimo MIAMI! Che poi il MIAMI non ci chiama nemmeno. Noi siamo la morte per Rockit.

I: Poi la cosa bella è che noi in questi mesi abbiamo avuto un sacco di casini con la comunicazione. C’hanno hackerato la pagina. Siamo dovuti ripartire da zero. Non eravamo abituati ad avere la pagina facebook. Abbiamo avuto diecimila fan spontanei!

G: …è bastato che io e Francesco andassimo in re-hab per due mesi che la gente è impazzita su facebook!

I: Sparire per due mesi al posto di danneggiarci ci ha rafforzato. Il pubblico è triplicato! Non è un’operazione di marketing. La gente arriva davvero. E’ quello che ci dà vigore!

Mentre il nuovo Ep “Squatter”? Perché ho ascoltato tutti le vostre raccolte, gli ep, il cd, mi sono fatto un po’ un’idea del vostro percorso… e in “Squatter” mi è sembrato che avete cercato di migliorare quello che avete fatto nel cd precedente.

A: Novanta minuti di applausi!!!

Tutti: Eeeh!!!

Bella! C’ho azzeccato?

A: Eh, si! Nell’ep suoniamo in cinque anziché uno. Nel primo disco nessuno di noi ha suonato. Il discorso era stato costruito intorno a Francesco.

In che senso non avete suonato in quel disco?

A: In “Senontipiacefalostesso Uno” l’architettura è Fra e Matteo Romagnoli, Garrincha Boss. In questo ep invece, per la prima volta, c’è una Band che ha delle idee, arriva in studio e registra. Lasciamo stare com’è stato registrato. Perché non è quello che volevamo a livello di suoni. Il messaggio che volevamo dare è “c’è un’altra cosa che si chiama sempre Officina della Camomilla che si è evoluta”. Il primo disco per enne motivi non è stato registrato da noi, nella stessa stanza, negli stessi giorni. E’ stato registrato da qualcuno di noi, ma da tanti di noi fuori da questo progetto. Invece l’ep l’abbiamo registrato lavorandoci, vivendo il momento e alla fine si è sentito tanto. L’officina oggi siamo noi cinque teste di cazzo che vanno in studio ed esce quella roba lì. C’è una band che sta ragionando su enne temi e ci fa piacere sentire che l’ep ha creato una sorta di scollamento da quello che c’era prima.

I: Mettiamola così. Se uno vuol vedere davvero come ci stiamo evolvendo la cosa non è sul disco ma nel concerto. Noi poi non ci prepariamo il live. Noi arriviamo e sfoghiamo nel live tutte le ansie e le robe che abbiamo in testa. Siamo molto veri. Viene fuori grezzo ma autentico. E ogni volta è diversa ed esce l’evoluzione. L’ep è una fotografia di tutto questo. L’ep siamo noi con una patina esterna. Nel live invece puoi renderti conto di qualsiasi cosa.

A: c’è ancora uno scollamento gigante tra quello che possiamo e vogliamo fare dal vivo e ciò che possiamo registrare.

E cosa l’ha creata questa distanza?

A: In realtà, solo la pigrizia nostra e il fatto che Matteo di Garrincha sia una persona totalmente impegnata e quando arriviamo noi in studio è molto aperto ma non riusciamo a trasmettergli quello che vogliamo fare. Nell’ep ci sono tante cose belle di quello che volevamo fotografare a gennaio, due mesi fa.

I: Noi quello che ci esce figo in un live poi non ce l’abbiamo realmente chiaro. E non riusciamo ad arrivare in sala di registrazione e dire “Vogliamo questa cosa qua!”.

A: Noi proviamo a registrare il novanta per cento dal vivo e poi registriamo. E’ una mossa azzardata, ma ci piace. Siamo fatti in questo modo. Ci divertiamo così.

Ma avete mai pensato “questa musica è troppo delirante, forse non ci credo nemmeno io in quello che sto suonando”?

Tutti: No, mai.

Cazzo, fedeli alla linea… per quanto riguarda i suoni alla Arctic Monkeys o The Strokes?  V’infastidisce l’idea di essere associati a loro?

F: In verità li avevo lasciati un po’ da parte. Sono stati Romagnoli e Lodo che hanno avuto l’idea di rispolverarli. Il rock’n roll, i Libertines. Cose  un po’ datate. Cioè, non puntiamo più a quello. E’ giovanile e modaiolo. Adesso è molto più psyco-noise.

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Vi siete ispirati a qualche concerto? Vorreste ricreare l’atmosfera generata da qualche artista in particolare?  

A: Anna Calvi. Io sono una chitarrista pura e quelle cose lì…

Marco: I Nine Inch Nails

I Nine Inch Nails?!?

M: Tre concerti mi hanno colpito profondamente, Duft Punk, Nine Inch Nails e Marcus Miller (Bassista, compositore e produttore discografico americano). Lui più di tutti, a prescindere dallo strumento. Anche se con i Nine Inch Nails mi stavo per mettere a piangere!

Uno pensa che l’officina fa quel genere lì e che automaticamente tutta la band ascolti artisti simili!

G: Noi comunque siamo supereroi che ogni week-end fanno le indie-stars!

Francesco, ma te vuoi vivere di questo?

F: Si.

A: sarebbe ora che ti ci metti (ride)!

I: La sua risposta serviva anche a noi!

Ma c’è un simbolo vostro ricorrente?

G: La figa!

Beh, oltre alla figa, che Ilaria e Anna sicuramente apprezzeranno!

M: Il compasso dei massoni!

Mi riferivo di più alla ragazza impiccata con il palloncino, quella sulle vostre magliette. Fa pensare che non siete l’allegria fatta a persona…

G: Però è figa quella roba lì (ride)!

I: E’ utopica perché non capisci subito cosa rappresenta. Ci vedi una cosa bella, una bimba con un mazzo di fiori, poi in realtà vedi che è impiccata…

A: Ma che cazzo sta dicendo Ilaria?

I: Si invece, c’è sempre la doppia faccia!

G: Almeno ha un significato, dai (ride)!

M: Ma che storie ti fai (ride)?

I: C’è un’immagine ma poi bisogna contare la percezione. Vedi una cosa bellissima che in realtà nasconde dei disagi interiori.

G: Beh abbiamo un fan club, e hanno fatto un video. Hanno mandato la loro interpretazione di “Un Fiore per Coltello” e se tu vedi gli abiti e le immagini che hanno scelto, è proprio l’immaginario dell’Officina. Vuoi capirlo? Guarda il video.

I: Guarda i fan!!!

Tutti: Eeeh!!!

Quindi chi è il vostro graphic designer?

I: Cristina Bregni, è una nostra amica. Ha fatto incontrare me e Francesco. La conosco dall’asilo. Ha fatto l’artistico, segue e ha seguito molto l’officina, fin dall’inizio, e riesce a tramutare quello che facciamo in disegni.

Ma fate anche voi ogni tanto come un certo gruppo, chiedendo ai fan un aiuto per le grafiche?

A: No.

I: No.

M: No.

F: No.

G: No, cosa facciamo, quale gruppo?

I: Il nostro immaginario è una cosa sottile. Noi non abbiamo una baracca che ci viene addosso dicendo “Questa è l’Officina”. Nemmeno noi abbiamo ben chiaro l’immaginario. Ci adattiamo e cerchiamo di capirlo di volta in volta. Però comunque passa, viene fuori. I disegni, la reazione dei fan. E questa cosa è confortante. La senti.

A: Un applauso a Ilaria!

I: Dai che palle che siete!

Quindi, come supportate i vostri fan?

I: Aiutandoli a fare le ricerche del liceo.

A: Esatto!

I: Ci sono fan che ci chiedono “domani ho il compito di arte, devo descrivere un brano che mi piace. Ho scelto una vostra canzone. Ma cosa posso scrivere?”.

A: Per una giornata intera ci ha chiesto cose su “Fiore per Coltello”. Abbiamo un ruolo sociale incredibile (ride)!

I: Possiamo calibrare quanto una ragazzina andrà bene nell’interrogazione (ride)!

A: Si, però, raga, da adesso fino al live basta alcol!

G: Anna, se vuoi smetto di respirare (ride)!

Detto fatto Gaetano cerca dell’acqua in mezzo alle bottiglie di birra e vodka ormai vuote, sparse sul tavolo. L’Officina si prepara e raggiunge il palco e quello che seguirà sarà un delirio di suoni, salti e urla. Con le ragazze che pogano e i maschi che cantano. Una situazione grezza ma autentica. Qualcosa più semplice da vivere che da descrivere.

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Intervista di Davide Felletti, foto di Giada Duino

 

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