L’Orto Sociale – l’intervista di VivaMag

Abbiamo avuto l’occasione di intervistare L’Orto Sociale, un gruppo caratterizzato da un suono euforico e “multicolor” che nasce nel 2008 come trio di accompagnamento musicale alle “Favole della Buonanotte” organizzate dal Comune di Venegono Inferiore (Va), per poi diventare una sorta di “collettivo allargato”.

Come vi siete incontrati?
Ci conosciamo da tanti anni e condividiamo una passione per la musica e in particolare per gli strumenti a fiato. Nicolò un giorno propose di trovarci e mettere su qualche brano: la cosa ci è piaciuta da subito e abbiamo pensato di chiamare altri amici musicisti a unirsi a noi. Le bande di paese, di cui facciamo parte, sono state un punto di partenza e una realtà che tutt’ora ci appartiene.

E’ stato un caso o avevate già intenzione di formare una band così numerosa?
Già da subito volevamo essere una “famiglia numerosa”. Infatti in una delle prima date (in piazza Duomo a Milano per Lifegate Radio) eravamo accompagnati dagli amici della Not Only Brass così da essere più di venti elementi! Ad oggi siamo undici effettivi. Oltre al gran numero, ci caratterizza la differenza di età tra di noi che abbiamo visto sempre come fonte di ricchezza.

L’allegria è la vostra parola d’ordine, cosa significa per voi?
Vorremmo che i nostri concerti fossero un momento di gioia, per noi che suoniamo e per il pubblico che ci ascolta. Questa allegria contagiosa cerchiamo di infonderla attraverso tanta energia e semplicità con un pizzico di gusto per le situazioni insolite.

Avete definito il vostro sound “multicolor”, da dove nasce questa definizione?
Nasciamo come gruppo che si ispira alla musica balcanica, stile Bregovic. Col tempo abbiamo fatto nostre influenze blues, swing, twist, etc. tanto da non riconoscerci in una definizione. Così l’abbiamo inventata noi. “Multicolor” perché la nostra musica è variopinta.

Il titolo del vostro nuovo album a chi o cosa è riferito?
All’eco-bio-sostenibilità, alla relatività del tempo, al minestrone come simbolo di unione, al pentolone totemico (rigorosamente di coccio), alla verdura come guida spirituale, all’euforia, il pleonasmo e la libertad!

Che cosa avete provato quando avete collaborato con artisti di fama nazionale? Volete raccontarcelo?
Sono state forti e belle emozioni. L’essere a contatto con artisti come Punkreas e Bennato ti fa capire quanta professionalità ci vuole per gestire delle performance. Prima di salire sul palco sono tranquilli, scherzano e un attimo dopo li vedi trasformati, nel pieno della loro arte.

Scrivete tutti insieme i vostri brani o c’è tra di voi un autore?
No, non scriviamo tutti insieme. La composizione dei brani è opera di Francesco, Igor o Rocco.

Dopo tanti anni che suonate insieme, ed essendo un gruppo numeroso, vi risulta difficile gestire l’organizzazione della vostra attività musicale?
Sì, purtroppo è molto difficile gestirci. Siamo in tanti, ognuno con i propri interessi e impegni: cerchiamo di ovviare con delle prove extra e per i concerti possiamo giocarci qualche assenza ma a malincuore perché essere tutti e undici è un’altra cosa.

Che prospettive e obiettivi avete per il futuro?
Venerdì 29 novembre presenteremo alle Cantine Coopuf di Varese il nostro disco “Il futuro è un passato di verdure”! Quindi il presente ci vede impegnati a lanciare l’album. Contemporaneamente stiamo già lavorando a nuovi brani con diverse sonorità per concimare il nostro terreno musicale. 

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