Maria Antonietta, l’intervista esclusiva per Vivamag


Siccome ti stai laureando in storia dell’arte, ci puoi raccontare un po’ gli artisti che più ti hanno colpita in questi ultimi mesi? Immagino t’interessi l’arte medioevale dato che spesso citi i santi nelle tue canzoni…

Maria Antonietta: La mia passione principale è l’arte bizantina medioevale però gli artisti che mi piacciono sono anonimi o abbastanza sconosciuti (ride).

Ma come mai proprio questo filone?

M: Mi piace moltissimo il fatto che in quel mondo colui che crea è al sevizio di quello che fa e non è un protagonista. Nel mondo medioevale l’artista era considerato un artigiano e non un’artista come lo si è inteso dal milletrecento in poi.  Prima si metteva l’accento solo su ciò che era davvero importante. Tu sei solo uno strumento e sei in qualche modo un paio di mani che dipingono o scrivono delle cose. Sei al servizio della bellezza. E’ un discorso meno egoistico.

E a Milano c’è qualche opera che consiglieresti di vedere?

M: Su Milano sono un po’ debole. Essendo di Urbino potrei consigliare di vedere un paio di posti lì… sicuramente Porto Nuovo, in provincia di Ancona, c’è una chiesa romanica molto bella, piccolissima.  Sta su di una baia vicino ad una spiaggia di sassi e rocce, con questo mare bellissimo!

Sei mai andata lì per raccoglierti e scrivere delle canzoni?

M: Tendenzialmente scrivo sempre a casa o nelle mie varie case quando mi trasferisco.  Fino ad oggi ho sempre sperimentato la scrittura casalinga.

Come mai hai diverse case? Ti sei trasferita parecchie volte per girare studi di registrazione o simili?

M: No beh, adesso sto a Sinigaglia, ma è una città molto turistica. Lì i contratti delle case durano solo dieci mesi, ogni volta  bisogna spostarsi e cambiare scenario.

Torniamo un attimo al tuo esordio… la Picicca Dischi (Etichetta discografica di Brunori Sas) come l’hai conosciuta?aaa

M: Sono venuta a contatto in primis con Matteo Zanovini che era il manager di Dario Brunori. Suonando in giro ci siamo incontrati. Lui mi aveva ascoltata in concerto. Gli erano piaciuti i brani e la mia attitudine. Mi disse di ricontattarlo nel momento in cui avessi scritto dei brani in Italiano.

Come mai sei passata dalla Picicca alla Tempesta?

M: penso che ogni etichetta abbia la sua direzione a livello di stile, suono e gusto. Per quello che faccio Tempesta è la più in linea… il fatto che sia un collettivo e non solo un’etichetta è un aspetto molto bello. C’è una libertà anarchica. Il disco l’ho registrato in totale autonomia, in tutti i suoi aspetti. Però è ovvio che è tutto un percorso. Nel disco precedente c’erano comunque delle persone che mi hanno aiutato a realizzarlo e che si sono occupate della produzione. All’epoca non ce l’avrei fatta da sola. E’ stata un’esperienza importante. Io voglio valorizzare le canzoni e questa era la strada più giusta.

Dario come l’ha presa?

M: Sicuramente gli è dispiaciuto com’è dispiaciuto anche a me. Mi ero trovata umanamente molto bene con lui e con gli altri ragazzi dell’etichetta. Ho cercato di spiegargli che era una scelta legata al bene dei brani e l’ha compreso.

In “Sassi” cosa volevi rappresentare?

 M: E’ un disco molto radicale perché è anche molto vuoto, scarno. Ci sono pochi arrangiamenti. Suona in maniera molto fresca e pura. Il fatto di averlo registrato e prodotto con due persone che mi conosco molto bene, l’ha reso un lavoro domestico: riesci a comunicare molto meglio raggiungendo gli obbiettivi in maniera mirata. E’ stato fatto un lavoro di sottrazione affinché risaltassero le parole.

A livello biografico c’è di più o di meno?

M: E’ autobiografico quanto il precedente. La mia modalità di scrittura è questa.

Coi fan invece come ti rapporti?

M: Ci sono tante persone che mi scrivono o con cui parlo e che si sentono toccate da quello che faccio perché si sentono vicine a me. Credo che in generale chiunque faccia delle cose poi troverà degli umani che si sentono vicine a lui se è sincero. Mi lusinga molto quando qualcuno mi scrive perché si rivede nelle cose che dico. Sono avvenimenti belli.ccc

Non ti senti una sorta di responsabilità?

M: Tutti gli umani che vivono hanno una grande responsabilità e c’è a prescindere che tu faccia delle cose in pubblico o no. Ogni cosa che dici e fai nella tua vita, se non è sincera, avrà comunque delle conseguenze su gli altri. Dovresti sempre sentirti responsabile. Questo l’ho vissuto sulla mia pelle. Sarebbe molto bello se ci sentissimo tutti un po’ più responsabili. Per quanto riguarda la musica mi sento molto tranquilla. Sono molto sincera, non ho colpe. Non puoi sentirti responsabile. In quel momento stai esplicitando te stesso. Se ti senti così non devi giustificarti. Il modo per sentirsi tranquilli con se stessi è rispettarsi in primis, rimanendo sinceri. E’ una cosa che impari poi nella vita in generale.

Cosa ne pensi del panorama cantautoriale attuale?

M: Non sono una grande ascoltatrice di questo mondo. Ci sono cose molto diverse tra loro anche molto belle. Dipende molto dalla tua attitudine, da quello che ti piace nella musica. A me interessa la crudezza e la sincerità portata all’estremo, anche in maniera violenta o diretta. La musica in cui c’è molta pancia, soprattutto fatta da donne. Questa è la cosa che m’interessa di più. I gruppi che più mi entusiasmano sono quelli femminili dei primi anni novanta, americani. Cose così in Italia al momento non ce ne sono secondo me. Però un gruppo che ti potrei dire sono i “Dadamatto”, eccezionali. Sono tutto ciò che non è maniera. Per il mio gusto, sanno essere spontanei, nei testi e negli arrangiamenti. Uscirà il disco a novembre e sarà un altro campionato. Sono insieme da più di dieci anni.

Invece, per quanto riguarda le tue canzoni, nei testi del primo album citi tantissime feste. Qual è quella che hai organizzato che ti è rimasta più in testa?

M: (ride) Non ho mai organizzato feste. In realtà ho sempre frequentato poche feste nella mia vita. Tutte le feste dei miei brani sono metaforiche, tutte dentro la mia testa.

Ma durante i tuoi ultimi tour ti è capitato qualche incontro importante?

M: Mi viene in Mente Bunna (leader degli Africa Unite). E’ un grande uomo e lo stimo molto. Ho avuto la fortuna di poterci scambiare delle chiacchere ed è stato molto bello. Mi sono molto emozionata. Da un paio di anni ho incominciato ad ascoltare molto reggae ed in realtà è l’unica musica che ascolto al momento. Ho scoperto un mondo che nella mia ignoranza non avevo mai calcolato. Mi sono ritrovata a Ravenna a suonare e lui metteva i dischi dopo.  Ci siamo trovati intorno ad un tavolo per cenare tutti assieme e alla fine della cena ci siamo messi a parlare e ci siamo confrontati. Poi gli ho detto “Senti, durante il concerto faccio un pezzo dei Bob Marley and The Wailers… mi vergogno un po’ a chiedertelo, ma visto che sei qua ti andrebbe di cantarlo insieme?”.  Lui si è prestato senza problemi, una cosa super improvvisata, così, anarchica e alla fine del concerto ha detto una frase molto bella. Durante lo show c’erano stati dei problemi tecnici… è stata una serata molto sofferta. Data l’occasione avrei voluto che anche il concerto nella sua integrità fosse bellissimo, all’altezza del momento che avevamo passato insieme. Quindi gli ho detto “Mi dispiace che il concerto sia stato un po’ zoppicante… purtroppo è successo un po’ di tutto” e lui mi ha risposto “Stai tranquilla perché tanto la musica la fanno le persone, non gli strumenti”. 

  eee


Intervista di Davide Felletti | foto di Giada Duino

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