NWR Fest reportage e intervista ai Campos




L’estate si sa, è la stagione delle feste di paese, di birrette, di incontri casuali sotto tendoni e palchi più o meno grandi. Di feste ce ne sono tantissime, da quelle per le famiglie, per intenderci, dove in coda per il fritto misto ci sono più passeggini che altro, e ai tavoli gruppi di signore spettegolano ascoltando l’orchestra che suona il liscio… a quelle feste che nominerei “un po’ più moderne” che negli ultimi anni sono sbocciate come fiorellini anche nella nostra provincia. Queste feste partono spesso da semplici organizzazioni di paese ma di rifanno poi il trucco, rivestendosi con le tinte e con i toni dell’epoca in cui viviamo, e iniziano, a mio parere, a somigliare alle loro cugine milanesi, e a tutti i piccoli festival che si rispettino.
Dietro a questo cambiamento sapete cosa c’è? Ci sono i numerosissimi e fortissimi giovani che organizzano, che danno anima e corpo per quasi un anno intero tra programmazione teorica prima e sbattimenti pratici poi, col desiderio di proporre delle serate non solo di svago e di incontro, ma anche di contenuti musicali e culturali di qualità.
Certo che non è facile destreggiarsi tra burocrazia, permessi, contatti di gruppi ed ospiti, divisione dei compiti e delle responsabilità, realizzazione pratica poi sotto data… Figuratevi se poi alla base non c’è nulla, ma bisogna inventarsi tutto da zero! Questo è quello che è successo a Corgeno, in una location magica, alla prima edizione del Never Was Radio Fest, il 16-17-18 giugno. Io ci sono andata una sera, non dico per caso, ma quasi. Forse è meglio dire che ci sono stata per piacere e non per fare questo articolo. L’idea dell’articolo è nata dopo, perché ho sentito il bisogno di raccontare. E allora vi racconto.
Immaginatevi una serata calda ma ventosa, quasi da mare. Il mare a Corgeno non c’è, ma c’è uno specchio d’acqua graziosissimo, il lago di Comabbio, uno dei meravigliosi laghi del Varesotto che riflettono la natura rigogliosa delle nostre colline e montagne, e tutti i paesini che vi si affacciano. Immaginate un cielo infuocato, le nuvole tirate dal vento, tra il viola e il rosso. Già arrivando in macchina vi potete rilassare. Parcheggiate, ed entrate a piedi in questo parco, piccino, molto curato, con una soffice erbetta su cui vi vien voglia solo di camminare scalzi. L’area del festival è stata attrezzata davvero nei dettagli: il palco principale fa sì che artisti e pubblico possano ammirare il lago durante i concerti. Il Magda Stage, in riva al lago, realizzato usando un T3 volkswagen pieno di lucine, è protagonista indiscusso di moltissime foto.
Cuscini e bancali sono stati posizionati qua e là per il prato, e gruppi di ragazzi e ragazze di tutte le età sono accoccolati dappertutto: si godono la musica, il tramonto, una birra e le chiacchiere. Tra uno stand e l’altro sbircio curiosa libri e oggettistica varia, ma poi mi dirigo dai ragazzi della radio per salutarli, ed Elisa mi racconta un po’ quanto sono contenti per il loro festival:
“Per noi organizzatori (e spero moltissimo anche per chi è presente) la sensazione in questi giorni è quella di essere circondati da bellezza. Penso alle persone a proprio agio, che si prendono la libertà di ascoltare i concerti nel modo e nella posizione che ritengono più adatta. Penso alle chiacchierate con i piedi a mollo sul pontile, ai bambini che ballano. All’attenzione con cui il pubblico ascolta e osserva gli artisti sul palco, alle luci riflesse sull’acqua di notte, al vento e al sole. Oltre alla musica, in cartellone ci sono anche tante attività collaterali come lo spettacolo di bolle di sapone giganti, l’Instameet organizzato in collaborazione con le ragazze di Instagramers Varese e lo Swap Party. Gli amici di SUB STRATO, insieme ai bambini del CAG di Corgeno, hanno invece realizzato un’installazione con bottiglie di plastica usate, ispirata a Geeno, il mostro di Corgeno. Abbiamo il piacere di presentare “Il Modigliani perduto” romanzo noir scritto dal varesino Sergio Cova. Per i più attivi è anche possibile prendere delle cartine con i sentieri più belli del lago e fare delle passeggiate.”
Insomma hanno pensato proprio a tutti! Ovviamente mi è venuta sete, e dunque vado a prendermi una birra. Con immenso piacere scopro che lo stand gastronomico è gestito dagli amici dell’Associazione Mollalosso, che per tutti e tre i giorni animano le cucine del festival: una parte del ricavato verrà devoluto proprio alla loro associazione, che raccoglie fondi per la ricerca contro il tumore osseo.
Ora però sento dei suoni provenire dal palco. Il tramonto ha ceduto il posto alle stelle notturne, e notturne sono le melodie che mi attirano. Mi avvicino e guardo cosa sta succedendo. Tanti, come me, si sono sentiti attratti magneticamente dai tre esseri che stanno suonando, ed è una sensazione davvero forte, quasi di ipnosi, piacevole ipnosi, che si sta diffondendo per tutto il prato. Sono arrivati i Campos.
Se già l’atmosfera era rilassante di per sé, ora questo gruppo nato un po’ a Pisa e un po’ a Berlino sta davvero completando l’opera con tinte oniriche. Tutti sono seduti sull’erba, tanti hanno gli occhi chiusi, e Davide, Simone e Tommaso ci stanno incantando con i loro arpeggi di chitarra dolci e malinconici, alternati e mescolati magistralmente con ritmi e suoni di un’elettronica leggera ma ben definita e limpida. A coinvolgere il pubblico è certamente la sequenza di ritmiche che cambiano, a volte repentinamente, ma sempre intrecciandosi tra loro, prendendoci e lasciandoci come se fossero onde. La sensazione è proprio quella di essere trasportati nei mondi immaginati dai Campos, mondi fatti di riflessioni umane, di interiorità: dal profondo infatti arriva la voce di Simone, teatrale e sognante, voce che è prima di tutto suono, assieme a chitarra, basso e percussioni elettroniche. Il risultato finale della performance è incredibile. Un bel viaggio, suggestivo e totalmente coinvolgente. Vado subito a comprare l’album e già che ci sono faccio due chiacchiere anche con loro.

campos

Ci avete regalato un concerto magico, siete stati incredibili. Quali erano le sensazioni dal palco?
Partendo dal fatto che la nostra musica non nasce per far ballare la gente fisicamente, ma più che altro per farle vivere sensazioni ed emozioni, dobbiamo dire che il live di stasera, complice l’atmosfera già presente al festival, è stato fantastico. Crediamo che vedere un pubblico che si fa trasportare dalle tue melodie e dalle tue ritmiche, con gli occhi chiusi e i capelli al vento, sia come avere la gente che balla scatenata sotto al palco. Abbiamo sentito l’energia e l’empatia che si è creata tra noi e le persone che ci ascoltavano davvero con attenzione. Erano tutti immersi nella nostra musica, e questo è stupendo.

Quali sono le atmosfere che volete trasmettere con le vostre musiche? L’intenzione iniziale, qual è?
Sicuramente il tono è malinconico, con qualche punta di angoscia, ma crediamo che in quasi tutti i pezzi sia presente un’apertura, un sollevarsi del clima, che permette di rilassarsi e di lasciare in bocca un sapore tutto sommato dolce. Se dovessimo descrivere meteorologicamente le nostre atmosfere, diremmo che la giornata non è un granché, ma in fondo si vede un’occhiata di sole.

Da Berlino, dove il progetto ha preso forma con la bassista Dhari (sostituita per motivi logistici in alcuni concerti da Tommaso Tanzini) avete preso la rincorsa, e ora dopo il MIAMI e le aperture dei concerti di Motta sarete in tour per tutta l’estate e vedrete tante organizzazioni diverse. Come vi è parso questo piccolo festival alla sua prima edizione?
Quello che ci ha colpito di questo festival è l’energia, la passione fortissima che si sente proprio. È bello e dà speranza, insomma, fa piacere vedere che ci sono persone che per il desiderio di creare un evento, creare cultura e musica di un certo tipo, spendono energie e tempo, e si dedicano a questa creatura che è il festival ora, la radio per tutto l’anno, con un risultato davvero di qualità. Abbiamo percepito l’entusiasmo di questi ragazzi. Un esempio? Nicolò dormiva nell’area del Festival per tenere sotto controllo tutto anche di notte!

E non posso che confermare le impressioni dei Campos, facendo i complimenti ai ragazzi di Never Was Radio (i complimenti ai Campos li ho già fatti personalmente e con grande insistenza), al loro entusiasmo e alla loro competenza, grazie ai quali hanno lanciato con successo un nuovo appuntamento nell’estate varesina, portando ancora più su il livello, e regalando serate magiche. All’anno prossimo!

Sofia Parisi

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