18 Giugno 2019

Phresoul - l'intervista di VivaMag




Chi sono i Phresoul? Presentatevi ai lettori di Viva Mag.

Il progetto nasce inizialmente da un trio di stampo più jazzistico (the Charlie Stacey trio), evolutosi poi in quel che è adesso, ovvero un gruppo con sonorità più moderne, elettroniche, che mantiene comunque la matrice improvvisata, fortemente legata al jazz. I componenti sono Charlie Stacey, David Paulis, Enrico Truzzi.

Quali sono le vostre influenze? A chi vi ispirate, non solo musicalmente, ma anche artisticamente, quando scrivete musica?

La premessa è che ci ha messo inizialmente in sintonia l’amore per il jazz. Successivamente abbiamo semplicemente cercato di mettere insieme quello che siamo ed i nostri ascolti con l’idea di ispirarci un po’ a tutti ed un po’ a nessuno. Volendo fare cernita sintetica degli artisti che ci hanno e, tutt’ora, ci ispirano, sicuramente citerei: Flying Lotus, Sun Ra, Miles Davis, Herbie Hancock, The Roots, Ornette Coleman… ce ne sarebbero centinaia ma diventerebbe complicato farli stare tutti in un paragrafo!

Ascoltando “The Word Was Made Phresh”, l’elemento che maggiormente colpisce è la presenza di generi e stili che fino a qualche anno fa erano considerati agli antipodi. Come vivete questa sperimentazione?

Allora, il gruppo prende ispirazione, come ho già un po’ anticipato, ad un area tematica comune che è quella del jazz. I nostri background personali però si avvalorano di esperienze in generi musicali fra i più disparati, quindi, in maniera molto sincera e naturale quando suoniamo brani, che siano premeditati o totalmente improvvisati, interagiamo a volte con elementi della stessa natura, altre volte con connubi improbabili.

Il vostro nuovo album “The Word Was Made Phresh” è il primo lavoro ad essere pubblicato sotto la nuova etichetta italiana Hyperjazz Records. Com’è avvenuto l’incontro con Raffaele Costantino aka Khalab?

Verso la fine del 2017, noi due italiani, collaborando con Panoram (artista e producer romano di musica elettronica attualmente nella band di Amen Dunes, cantante di spicco nella scena Indie Rock americana) siamo stati invitati a partecipare alla trasmissione Musical Box, in onda su radio 2. Raffaele dirigeva la trasmissione. Da qui potete immaginarvi come è andata.

Il The Guardian ha scritto un interessante articolo sulla British Jazz Explosion, cosa ne pensate di questa nuova scena così fiorente e attiva?

Si può solo dire che stia veramente spaccando ed è frutto di un sacco di elementi che interagiscono fra loro, in particolare a Londra che è una città totalmente cosmopolita. Qui avvengono collaborazioni fra persone provenienti da qualunque cultura ed ognuno desidera valorizzare le proprie tradizioni tramite composizioni dal carattere freschissimo. Come il pop inglese nel corso della storia si è avvalorato di un sound unico ed estremamente riconoscibile, la stessa cosa sta accadendo anche adesso in questo fiorente panorama di artisti che già con grande consapevolezza stanno scrivendo pagine nella storia della musica.

Oltre ai Phresoul, avete tutti dei progetti esterni. Ad esempio, Charlie com’è suonare con il leggendario Yussef Dayes? David e Enrico, parlateci del vostro lavoro con il producer Panoram.

Yussef è stato ed è tutt’ora un grande stimolo musicale. Suonare con un musicista di quel calibro mi consente di imparare qualcosa ogni volta che condivido il palco con lui. Successivamente, avendo viaggiato molto per via dei Tour, ho avuto la possibilità di vedere nuovi luoghi ed incontrare nuove persone facendomi così conoscere ad un pubblico più esteso. Con Panoram è stato amore a prima vista: a noi piace tantissimo quello che fa e la sua musica e lui, in noi, ha trovato l’entusiasmo di collaborare per portare fuori il progetto non più come singolo elemento ma come trio, ampliandone lo spettro sonoro con basso e batteria. Attualmente lui si trova negli USA, quindi pur rimanendo in stretto contatto stiamo tenendo la cosa sospesa, comunque nell’ottica di ricominciare appena si presenterà la possibilità.

Ultima domanda, o per meglio dire richiesta: consigliate cinque album usciti negli ultimi cinque anni ai lettori di Viva Mag.

Partendo dal presupposto che sono pochi, quelli che mi sentirei di consigliare, semplicemente perché alle orecchie mi han fatto dire, “hey, sta roba spacca!” sono: THE OOZ di King Krule, Malibu di Anderson. Paak, Locket di Crumb (breve ma intenso), What Now di Jon Bap ed ultimo, solo per ordine di apparizione, Process di Sampha.

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