Qualcosa che non ho fatto mi sta seguendo – Barzin Hossein-Rad

Barzin Hossein-Rad (classe 1975, musicalmente conosciuto “solo” come Barzin) ha dato alle stampe una piccola (trattasi di 57 pagine) raccolta di poesie dal titolo Qualcosa che non ho fatto mi sta seguendo pubblicata per cura della varesina Ghost Records in tiratura limitata di sole 200 copie, quasi fosse una preziosa strenna destinata a pochi estimatori eletti.

Leggere queste composizioni poetiche (mirabilmente tradotte in lingua italiana da Fabrizio Coppola) del songwriter Barzin, nato in Canada ma di origini iraniane, è stato, per me, come contemplare assorta un dipinto floreale di Georgia O’Keeffee e sentirne finanche il profumo pervadere l’aria; è stato come salire su un autobus Greyhound diretto nel New Jersey in compagnia di Damien Jurado in una notte piovosa e umida; è stato come alloggiare al Chelsea Hotel e incontrare sulle scale o fuori dalla porta di una stanza Patti Smith, Robert Mapplethorpe, Bob Dylan, Andy Warhol; è stato come percorrere un pezzo della strada della mia vita procedendo al fianco di Bertha Thompson o di Breece D’J Pancake (andate a leggere, se già non lo avete fatto, Boxcar Bertha, Giunti, 1986 e Trilobiti, Isbn, 2005); è stato un susseguirsi di emozioni profonde e intense, per lo più in limine a specchi opachi che “non riconoscono il mio riflesso”, porte di mondi di là da venire, dove “La notte sta gocciolando come un corvo bagnato”, o dove “penso troppo alla solitudine” di cui le mie tasche sono piene, pensando che “Stanotte, vorrei perdermi nell’orario delle cose terrene” perché “Voglio un giorno che non sia stanco. Voglio rimanere fedele alle mie illusioni”. Così Barzin, portando nel terzo millennio la poesia di un cuore che non si accontenta mai, ci offre composizioni letterarie che trasudano innamoramenti, silenzi, ricerche interiori, abbandoni, confessioni, nostalgie e pentimenti; la sua penna non gratta il foglio, vi scivola sopra in maniera talmente delicata che l’inchiostro di cui le sue pagine sono intrise penetra quasi magicamente nell’animo di chi, leggendo, è in grado di comprendere intimamente questo cantante schivo, quieto e minimalista nell’esibizione dei suoni come nell’esposizione delle parole, arrivando finanche a immedesimarsi nelle situazioni vissute o sognate che egli descrive.

Per una conoscenza complessiva dell’artista Barzin, curate di acquisire anche i suoi album, Barzin (Monotreme Records, 2003), My Life in Rooms (Where are My Records, 2006), Notes to an Absent Lover (Monotreme Records, 2009), To Live Alone in That Long Summer (Monotreme Records-Ghost Records, 2014).

Laura De Bernardi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.