Red Asphalt – S/T

Artista: Red Asphalt

Album: S/T

Etichetta: Syntetic Shadows

Anno: 1980, 2014 ristampa

Voto: 9/10

Sono tempi di revisionismo a vanvera: non è che ogni ristampa riporti fra gli uomini il capolavoro dell’artista più sottovalutato di tutti i tempi. Da tempo si sta raschiando il fondo del barile con ritrovamenti che se da un lato ancora riescono a riservare qualche bella sorpresa dall’altro non colpiscono più di tanto. Dire che il disco del 1980 dei Red Asphalt fa sparire una percentuale prossima al 100% di quelli prodotti, siamo generosi, negli ultimi quattro anni vuol dire sminuirli e non è tanto una questione di esiti puramente artistici.

L’album è il prodotto del clima lassista ed eccessivamente permissivo della San Francisco fine anni settanta e anticipa tanta di quella roba con tanto di quel tempo da lasciare stupefatti.
La traccia che apre il disco è un postpunk isterico fra i Père Ubu e gli Screamers: commovente. Sempre ai migliori Ubu riporta anche “Goodbye Sunshine” con la sua strepitosa chitarra noise atonale. Virtuosismi ritmici nella concitata “Stab”, siparietto hardcore tipo Dead Kennedys.

“Jive Puppet” è una canzone elettronica da teatrino grand guignol coi nervi a fior di pelle. “Survival, Evasion, Escape” è degna dei Wall of Woodoo chiamati a sonorizzare un John Carpenter. “Peligro” è in tutto e per tutto una di quelle canzoni di elettronica arty molto destrutturate con una cantante della madonna. “Human Capital” è un capolavoro di minimalismo wave, “Nuclear Judas” è un vertiginoso collage di noise rock presago dei più rovinosi Butthole Surfers.
“Refugees” è una legnata synth punk da paura, “Factory Dead” ha l’andamento da androide dinoccolato della “Satisfaction” dei Devo mentre “Ghost Town” potrebbe benissimo essere dei Gang of Four. “White meat, Dark Meat” è una scheggia di prog-punk-core che vale mezzo catalogo della Skin Graft.

“Telephone call from God” è un’altra fucilata synth-punk-industrial e “Hurtling moon of Barsoom” è una ballata cosmica per synth desolati. “Gothic night summer dream” è un siparietto un po’ Siuxie che forse è l’unico episodio “un po’ tirato via” di un disco che non ha un riempitivo e ci costringerà a ridimensionare alcuni capolavori assodati della new wave d’ogni tempo.

Stefano ‘Monty’ Montesano

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