Sequoia





Artista: Sequoia
Album: S/T
Etichetta: Autoproduzione
Voto: 9/10

C’erano una volta gli Encode e prima di loro altri progetti ancora. C’erano ragazzi e ragazze appassionati di musica come forma d’arte, che non si spaventavano davanti la sperimentazione, non volevano indossare etichette e volevano continuare a sognare…
C’erano appunto i sogni: quelli grandi e importanti dei ventenni, fatti di miti e di eroi d’oltreoceano dalle vite fantastiche, raccontate dalle fanzine, dai video su VHS registrati a tarda notte e dai dischi rari e preziosi come un tesoro che arrivavano con il passaparola. Qualcuno era riuscito a fare della passione per la musica la propria professione, altri invece l’avevano coltivata in parallelo agli altri loro progetti di vita per circa altri vent’anni.
“Sequoia” chiude un percorso idealmente iniziato nel 2001 con il proprio disco d’esordio che è anche dichiaratamente l’unico e ultimo capitolo della band.
Parlare di post-rock sarebbe riduttivo perché nelle sette tracce dell’album troviamo una complessità compositiva che spazia dalla psichedelia al rock dal sapore retrò, dallo shoegaze al noise, dal krautrock alla new wave.
La voce di Max Martinenghi, che in più di un episodio ricorda James Dean Bradfield, veste con precisione e incisività le trame sonore dal groove imprevedibile e impeccabile.
E anche nei momenti più delicati, come nella terza traccia Felix, la band tiene sempre alto il livello d’ascolto con una coesione spettacolare per quasi sei minuti.
Un disco consigliatissimo che, inevitabilmente, mi ha commosso in più di un’occasione.

Vincenzo Morreale

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